
di STELLA IARIA
La Sala Conferenze del Dipartimento PAU della Facoltà di Architettura ha ospitato la presentazione del libro “L’invenzione della marina. Il processo di urbanizzazione a valle di Bova (1742-1908)” di Giuseppe Caridi. Si è parlato dell’indagine sulle complesse interazioni che hanno inciso nel processo di formazione dell’insediamento della marina di Bova, con particolare attenzione alla storia urbana. Ha introdotto Simonetta Valtieri, direttore del Dipartimento PAU; relatori: Luigi Lombardi Satriani, antropologo e politico italiano, già Senatore della Repubblica Italiana, Enrico Costa, professore ordinario di Urbanistica presso il Dipartimento Patrimonio Architettura Urbanistica dell’Università Mediterranea, Enzo Bentivoglio, professore ordinario di Storia dell’architettura presso il Dipartimento Patrimonio Architettura Urbanistica dell’Università Mediterranea, nonché autore della prefazione al volume oggetto della presentazione, e Giuseppe Caridi, autore del libro. Simonetta Valtieri ha spiegato come Caridi descriva la dinamica di Bova marina nel Settecento e nell’Ottocento attraverso fattori politici, economici, culturali e sociali che hanno inciso nel processo di formazione del nuovo insediamento utilizzando il metodo della ricerca archivistica; ha inoltro posto l’accento su come nel libro emerga la civitas sull’urbs con una prevalenza della società e della realtà sulla pianificazione.
Il professor Luigi Lombardi Satriani ha dipinto un quadro teorico-critico del libro, le cui fonti del passato sono sapere critico e non attardamento della realtà e che è impreziosito da due scritti: la presentazione di Enrico Costa e la prefazione di Enzo Bentivoglio. L’antropologo ha spiegato come Costa sottolinei che l’architettura non possa prescindere dalla storia. Una storia che è locale ma non è localistica: Caridi ha valorizzato Bova senza metterla al centro dell’universo. Riguardo alla prefazione di Enzo Bentivoglio, Lombardi Satriani ha sottolineato come non si limiti a una compiacenza del giovane autore, ma individui l’importanza del progetto del 1847 di Carmine Tommasini per la “novella Bova”, della cui realizzazione fu promotore il vescovo Rozzolino e che costituisce, nell’inquadramento storico condotto da Caridi, al di là dell’analisi in termini di pensiero urbanistico, l’antefatto di quanto i Regi Decreti del 1861, 1862, 1866 e 1867 sancirono. E se da una parte ciò, come ha richiamato l’autore, è servito ad attenuare il dominio incontrastato della élite fondiaria napoletana su buona parte delle regioni meridionali, dall’altra ha consolidato ed esteso le proprietà di categorie sociali direttamente interessate alla gestione della terra e di una piccola e media borghesia cresciuta nei capoluoghi di provincia e nei tanti centri rurali.
Lombardi Satriani ha anche affermato la validità delle fonti letterarie: Bentivoglio ha evocato, infatti, Il gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ha richiamato Corrado Alvaro e i suoi riferimenti alla vita in Aspromonte, La Cava, Seminara e tanti altri scrittori della Calabria reggina fino a Repaci. E’ emersa anche la figura dei picàri che hanno santificato con la loro ultra millenaria presenza “luoghi di impenetrabili boscaglie e di perigliose marine”: Leo il “santo”, come tanti picàri, scendeva alle marine a portare boli di pece che le ansiose imbarcazioni attendevano per trasportarle in quel gran porto di Messina e da lì in tutti i porti del Mediterraneo cristiano.
L’antropologo ha continuato parlando sia dell’iconografia urbana che del catasto onciario e ha concluso ricordando Umberto Zanotti Bianco, meridionalista, dietro il cui esempio si formò una schiera di sostenitori locali, e Tiberio Evoli che fondò l’ospedale di Melito Porto Salvo. Nella lettura dell’opera di Caridi, Lombardi Satriani ha ricordato anche l’impegno di Edoardo Mollica sul piano didattico e scientifico: Mollica riteneva indispensabile bandire il vittimismo e calarsi nelle potenzialità economiche, culturali e turistiche del territorio. Enzo Bentivoglio ha preso la parola continuando il ricordo di Edoardo Mollica, una quercia che si occupava di area grecanica. Ha ripreso il discorso sul progetto di Tommasini, voluto dal vescovo, che metteva quindi al centro la cattedrale, e poi, dopo l’unità d’Italia, il suo spostamento sulla strada provinciale. Il professore ha elogiato il coraggio del giovane autore e la sua teoria che tende a portare la conoscenza dei luoghi in primo piano. Enrico Costa si è invece soffermato sul concetto di pregiudizio localistico, ritenendo la storia locale opportuna e d’interesse scientifico e nazionale e che un urbanista come Caridi bene ha fatto ad operare con metodo storico. Giuseppe Caridi ha sostenuto che l’invenzione della marina di Bova sia applicabile ad altri siti con la stessa metodologia. Ha inoltre affermato come la microstoria attiri il turista, ma crei anche un senso di luogo attraverso le tradizioni.
La presentazione del libro è stata anche l’occasione per un dibattito su come i giovani in questa terra di crisi possano legarsi a un discorso di crescita e Lombardi Satriani ha esposto la sua idea dicendo che Reggio è una realtà provinciale e l’unico modo per risultare provinciali è fingere di non esserlo: bisogna guardare all’architettura mondiale ed europea per recuperare una spinta innovativa e non operarne una traduzione meccanica. E’ necessario ascoltare e interrogare il territorio per dare soluzioni personali e complementari, essendo fedeli a se stessi ma camaleontici, con un occhio al territorio e un orecchio a se stessi e agli altri. L’editore Franco Arcidiaco, ampiamente citato dai relatori per il suo contributo alla conoscenza e alla cultura del territorio, ha espresso il suo compiacimento per la collaborazione con l’Università. In conclusione, una nota poetica regalataci dalla poetessa Natina Pizzi: splendidi versi sulla necessità di imparare ad amare la città.