
di MARIA FRANCO
L'immagine pubblicitaria del David armato offende e viola la legge. Agiremo contro l'azienda americana che deve ritirare subito la campagna.
Così ha twittato ieri, poco prima del malore che l’ha portato in ospedale (auguri vivissimi di pronta guarigione), il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini.
Possono essere usate le opere d’arte nella pubblicità?
Ho visto, sul web, dopo la presa di posizione del ministro, risposte differenti, sintetizzabili così: 1) Sì, perché l’arte è patrimonio di tutti. 2) No, perché non si possono mescolare rose e patate. 3) Sì e no, ovvero valutando caso per caso. 4) Sì, ma facendosele (la città e/o il museo di riferimento) pagare adeguatamente.
Certo, sarebbe meglio trovare una linea, magari flessibile, ma chiara e unitaria.
Se il Davide armato di mitra può fare un brutto effetto, a quanti sembra bello quello del Bronzo benzinaio?
Eppure quell’immagine continua ad accompagnare il concorso promosso da Fondazione Caffeina cultura onlus, già pubblicizzato da Massimo Gramellini e i cui termini sono stati prorogati al 31 marzo.
Quanto ai Bronzi, intanto – come abbiamo letto con stupito orrore, dopo che il loro ritorno al Museo ci aveva dato una boccata d’ossigeno – c’è un problema drammatico.
Rischiano di restare soli, a palazzo Piacentini – per un tempo indefinibile.
Cosa inaccettabile in un Paese che sapesse rendersi degno della grande bellezza che i secoli gli hanno lasciato.