
di FEDERICA LEGATO -
La vita, quella vera, raccontata da un palcoscenico con leggerezza, con ironia, con uno sguardo schietto, autentico sulla dinamica umana.
“Memento ma non mento. Performance azzardata di teatranti audaci” questo il titolo dello spettacolo, per la regia ed elaborazione drammaturgica di Andrea Naso, andato in scena, con grande successo, all’Auditorium comunale di Polistena.
La rappresentazione teatrale, che ha trascinato ed entusiasmato il numeroso pubblico presente, è giunta a conclusione del laboratorio di teatro di narrazione tenuto dallo stesso regista e attore teatrale ai volontari Auser del circolo di Taurianova, nel corso dell’anno sociale 2013-2014.
Due storie di vita, scritte e interpretate da Gabriella Bruni e Graziella Marino e portate in scena, in un susseguirsi di momenti esilaranti e commoventi, insieme ai colleghi volontari Fabio Alessi, Francesca Alessi, Giovanna Curatola, Rina Latella, Attilio Orefice, Liliana Pezzano, Maria Rosa Romeo e Assunta Spirlì.
Un progetto nato dalla collaborazione tra la Compagnia Dracma – Residenza etica teatrale della Piana e l’Associazione di Volontariato Auser del Comprensorio pianigiano, coordinata dalla presidente Mimma Sprizzi. Un’esperienza unica, che ha coinvolto persone di età compresa tra i 30 e 70 anni, volontari impegnati quotidianamente nel campo della solidarietà sociale, che hanno sperimentato, attraverso la condivisione dei propri vissuti, un nuovo modo di socializzazione e di condivisione di una memoria collettiva e intergenerazionale.
Il filo conduttore, e scopo principale, del laboratorio è stato la “cura del sé”, ovvero il prendersi cura dei propri cambiamenti, nella piena accettazione d’un presente strettamente connesso ad un passato e in un clima di gruppo che ha favorito l’incontro e il rapporto tra la rappresentazione artistica e la realtà sociale.
Così i volontari-attori, guidati da Andrea Naso, hanno intrapreso un percorso di rielaborazione e di recupero della propria identità emotiva, si sono messi in gioco, guardati allo specchio, trovandosi, riscoprendosi sul volto dell’altro, a contatto con la propria ‘umanità’, ironizzando sui propri limiti. Con una forza espressiva disarmante sono riusciti a raccontare, a raccontarsi da un palcoscenico… e sotto le luci della ribalta, per chi li ha guardati dal buio della sala, sono stati, ancora una volta, una mano tesa.