IL Dibattito/3: La lettura, per promuoverla, bisognerebbe proibirla

IL Dibattito/3: La lettura, per promuoverla, bisognerebbe proibirla

ragazzachelegge

di ANTONIO CALABRO' -

La lettura non conviene. È tossica. Controproducente. Un veleno ad effetto lento. Stricnina della conformità e delle regole sociali. La lettura dovrebbe essere limitata alle indicazioni stradali e alle ricette gastronomiche. Il resto bandito dalla società civile. La lettura significa inseguire i sogni stralunati di altri uomini dotati di grande carisma ed enorme faccia di bronzo . Fanno bene i ragazzi a diffidarne. Mettiti dietro ad un libro qualsiasi, e ti ritrovi trent’anni dopo dalla parte opposta della tua meta iniziale a vivere una vita che non è tua. Distratto dalle bislaccherie di quell’autore, che avevi preso per cose vere.

La lettura dovrebbe servire, sostengono i pastori di popoli. Ha una sua utilità. È garanzia di futuro. Per questi motivi è diventata tossica. Per questo volerla strutturare come funzionale ad una idea di uomo e di società. Per questo abbinarla alla civiltà e al progresso. Per questo spacciarla come valore positivo assoluto da interiorizzare, comprendere e capire. La letteratura rende migliori. Addirittura sublimi idioti hanno sostenuto l’effetto salvifico dei libri. Una terra promessa e il paradiso. Comprendere l’infinito attraverso il linguaggio delle zampette di gallina impresso sulle pagine. Si capisce che con le speculazioni culturali si può costruire un mondo, qualsiasi mondo. Tranne quello vero.

Si possono leggere tutti i libri possibili e mantenere serenamente la propria indole assassina. Come i gerarchi dei campi di sterminio, raffinatamente stragisti. Si può conoscere a memoria l’opera somma di Garcia Lorca e trafficare nel commercio di rifiuti radioattivi. Citare come un conoscente Dante ed essere un vile pedofilo da ricovero. Un noto boss sorpreso nel rifugio aveva sul comodino “Cent’anni di Solitudine”. Non è la lettura che rende bravi gli uomini. Non ha questo compito. Non ha alcun compito. La lettura è una solitudine elevata all’ennesima potenza. Dialogante con milioni di mondi e miliardi di esseri umani.

E questa solitudine dialogante, identica nel gesto in ciascuno di noi, assume singolarmente aspetti e concretizza effetti unici: non si può collettivizzare il risultato, inquadrarlo in un’ottica generale , renderlo merce statistica per sociologi e politologi. Chi comanda conosce l’effetto superficiale della cultura, ed infatti spesso viene contrabbandata dal potere l’idea di lettura come progresso. Libro e moschetto, è ancora motto utilizzabile. Magari libro e televisione, più attuale. Nulla di più effimero.

La lettura è portatrice di bacilli. Infesta la serenità di pomeriggi canonici con pensieri incendiari. Modifica equilibri consolidati tra singoli uomini. Non produce effetti collettivi, inutile insistere: il suo esito è individuale, riferito al singolo. Che a sua volta, naturalmente, lo riversa sulla comunità. E questo non è un bene, per i padroni del vapore.

Bastano cento libri per modificare un essere umano. Una bazzecola, in confronto a quanti ne esistono. Già dopo cento libri si perde interesse per il lavoro, per gli aspetti economici, per l’apparenza borghese, per molti dei miti fondanti . Dopo duecento la realtà è modificata completamente. Dopo mille libri letti i fatti importanti del mondo sono quelli che si svolgono dentro le pagine che divori, ed il resto è un simulacro. Si perde contatto e non si accetta più nulla come vero e definitivo. Saltano i collegamenti con la finzione. Si continua a recitare, ma sapendolo. Si resta sospesi in un limbo, sulla nuvoletta del dubbio perenne, a cercare risposte e smontarle per farsi nuove domande.

Controproducente. Totalmente in opposizione alle regole del vivere civile. La letteratura leva le regole, abbatte il pudore, elimina le barriere, pure quelle poste a nostra protezione. Ci denuda, sotto un sole cocente, elimina compromessi così difficilmente raggiunti, spietatamente ci mostra come siamo e come molto della nostra vita sia imposto dagli altri. Dai più forti. In più, infonde coraggio, rende lucidamente fieri della propria inevitabile sconfitta, con quella follia illuminata dello sciamano. La lettura, quella fatta col cuore messo a nudo e con i ponti levatoi aperti, è il gesto più rivoluzionario che l’uomo può compiere.

Lo sanno bene, in alto. Per questo la banalizzano. La obbligano a scuola in modo orrendo e senza senso. Per farla odiare. È il loro peggior nemico. Chi legge avvelena anche te. Digli di smettere.

P.S. L’unico modo per far amare una cosa è proibirla. Sarebbe un bene se leggere diventasse reato, di questi tempi. Forse scoppierebbe una moda. Come con le pasticche e l’hashish. Leggersi un libro farebbe tendenza. Scambi illeciti di Stendhal e Melville nei bassifondi di Trastevere. Banda di Nigeriani spacciava Promessi Sposi e Miserabili sulla tangenziale. Sorpreso all’aeroporto con una valigia carica di Marquez. Dalla Sicilia carichi di Pirandello partono per il mondo. Con l’efficienza della mafie il traffico clandestino di libri diventerebbe un affare per tutti. Ma, dopo un po’, chissà cosa accadrebbe.