
di JOSEPHINE CONDEMI-
“Se tu hai una mela e io ho una mela e ce le scambiamo, tu e io avremo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ce le scambiamo, allora avremo entrambi due idee” diceva George Bernard Shaw. Forse il problema, in questa Reggio (in questa Calabria, in questa Italia) che non legge o legge poco, è tutto qui: leggere è sempre, in qualche modo, condividere. Sempre, in qualche modo, cambiare, imparare ad accettare l’ambiguità e mettersi in discussione, per somiglianza o differenza. Confrontarsi fa paura, a quanto pare, cinquant’anni fa (bellissimo il ricordo di Mimmo Gangemi) come oggi. Perché già (ri)conoscersi è difficile, figuriamoci esporsi in uno spazio pubblico, con conseguente giudizio. Ho ventiquattro anni, di cui quasi tre quarti passati a leggere. Scontrandomi, come nota giustamente Maria Franco, con la mistica della lettura. Continuando a pensare che invece leggere sia una pratica. E che, come tutte le pratiche, presupponga tempo, energia, motivazione. Devi pensare che ne valga la pena. Una motivazione che perlopiù, dalle nostre parti, è intrinseca. Se leggi, ti guardano: se va bene, stupiti (o, peggio, ammirati); se va male, perplessi. Gli psicologi comportamentisti direbbero che manca il “rinforzo” ambientale ad una determinata pratica che, a poco a poco, se incoraggiata, diventa “normale”. Il comportamentismo è come le classifiche: non racchiude la totalità dei casi, ma individua una tendenza. E in contesti come i nostri, sempre oscillanti tra controllo/individuazione dell’anomalia (vera o presunta) e disinteresse parossistico (insomma, tra “occhio della gente” e “fatti i fatti tuoi”) può essere utile a fare il punto. Come ha sottolineato Gilberto Floriani, innovazione e conoscenza sono i nuovi driver dell’economia globale, ma mancando in Calabria una visione d’insieme, che è contemporaneamente programma e strategia, sembra che niente si muova. Danilo Taino su “La Lettura” qualche mese fa riprendeva la distinzione, di matrice anglosassone, tra “politics” e “policies”, ovvero tra la politica intesa prevalentemente come lotta per il Potere (dominio) e le azioni di lungo periodo (e quasi di amministrazione) finalizzate al benessere dei cittadini. “Policies” che sono avviate, talvolta, dai cittadini stessi e dalle associazioni in modo informale. Raccogliere i segnali deboli, tra online e offline (un risveglio letterario calabrese che è reale, una crescente voglia di partecipazione favorita dai social network), non è impossibile. In Sardegna, con la rete Lìberos (www.liberos.it ) ci stanno riuscendo. E se proprio non riusciamo a fidarci gli uni degli altri, proviamo a darci una possibilità. Altrimenti, continueremo a farci del male. Raccogliere, in latino antico si diceva lego… insomma, non è che leggere basti. Ma, a volte, basta leggere.