Direttore: Aldo Varano    

L'INTERVENTO. Minori di mafia e diritto di replica

L'INTERVENTO. Minori di mafia e diritto di replica
minori La giornata dedicata alla memoria di Peppino Impastato ha imposto nei giorni scorsi una riflessione sul modello familiare mafioso oggetto da tempo di attenzione da parte di psicologi, giuristi, magistrati e fatto proprio, nel senso della consacrazione di quello che è un autentico “disvalore sociale” dal Consiglio Regionale della Calabria nella Legge del 17 aprile 2018 contenenteInterventi Regionali per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno della ‘ndrangheta e per la promozione della legalità, dell’economia responsabile e della trasparenza

L’impianto normativoche adotta già nella terminologiaun’espressione che per molti versi costituisce un’etichettatura della cattiva cultura calabrese, manifesta una particolare attenzione,  riassunta in un intero articolo, all'esperimento intrapreso da tempo dal Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, ripreso sia nell’accordo firmato proprio in città nel luglio 2017 nell’ambito del progetto “Liberi di scegliere” tra Ministero della Giustizia e Tribunali per i Minorenni regionali ed  esteso dal Consiglio Superiore della Magistraturain un’apposita risoluzione del 31.10.2017 all’intero territorio italiano. 

Riassumendo: è come dire che la prassi virtuosa, pionieristica, intrapresa in un piccolo avanposto di provincia, malmesso riguardo alle cancellerie ed alle fotocopiatrici, ha trovato una dimensione istituzionale al fine del superamento di modelli criminali violenti e pervasivi dell’intera nazione. 

Il punto di partenza dell’intervento, del quale vanno smentite categoricamente finalità intrusive e “totalitarie” in quanto gli strumenti sono tutti racchiusi nell’ambito di un procedimento giudiziario di stampo civilistico estremamente garantista, non sovrappone ai modelli “nostrani”, un diverso modello statale di “famiglia, non genera conflitti di carattere sociologico  né sacrifica il diritto del minore alla crescita affettiva nel nucleo di origine,  a vantaggio della lotta al crimine organizzato.

Il percorso è ben diverso, e va inteso partendo da una considerazione essenziale che riguarda non certo la criticità al modello familiare meridionale improntato genericamente al familismo, quanto piuttosto ad un disegno di famiglia “disturbante” alterato nelle proprie connotazioni, che è quello della famiglia mafiosa.

E’ innegabile, nei fattiche le chiusure di tante “appartenenze” e l’impermeabilità rispetto all’etica sociale condivisa, siano frutto di concezioni deviate, antistoriche da punto di vista antropologico, chese assorbite nell’humus familiare sin dall’infanzia, determinano, nell’età adultail ripetersi dlogiche mortifere di sopraffazione e di dominio.

Tuttavia, affermare che la famiglia mafiosa sia in tanti casi “patologica”e “aliena” non comporta immediatamente la  “sottrazione” del minore ai genitori, non prevede un intervento statale pervasivo e punitivo; è chiaro che il tribunale dovrà giudicare caso per caso, procedendo ad indagini psicologiche e valutando accuratamente ogni singola situazione, soprattutto “ascoltando” anche l’altra “campana”, cioè genitori e parenti che, proprio perché il procedimento è quello civile, avranno anche loro un “diritto di replica”. Le norme non prevedono l’assenza e la totale negazione del diritto dei genitori a manifestare i propri intendimenti. 

Ogni Tribunale per i Minorenni si “cala” nei panni del minore, lo scruta, ne intravede le debolezze e di punti di forza, il giudizio finale, seppur proveniente da un organostatale, è finalizzato alla cura ed alla crescita dell’essere umano, non alla brutale punizione per colpe che sono degli adulti. 

Solo intendendo, con mente scevra da pregiudizi, l’intervento giudiziario in favore dei “minori di mafia” e il prezioso apporto che proprio un Tribunale di frontiera ha dato all’indagine si potranno eliminare i pesanti stereotipi che pesano sull’intero meridione e che il Consiglio Regionale, fuori da ogni retorica, proprio con l’uso del termine, ‘ndrangheta, in un testo di legge destinato al futuro, ha inteso icasticamente manifestare.