CALABRIA e REGGIO. Come affondare una regione uccidendo una sua città

CALABRIA e REGGIO. Come affondare una regione uccidendo una sua città

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Difficile sfuggire alla sensazione che vi sia una grave e diffusa sottovalutazione di quanto sta avvenendo a Reggio e nella sua provincia, che è parte decisiva e strategica delle potenzialità di sviluppo economico della Calabria. Le dichiarazioni del sindaco Falcomatà, in realtà un drammatico appello al governo perché modifichi decisioni gravissime e inaccettabili; i continui richiami dei sindacati, in particolare della Filt Cgil di Nino Costantino; le ripetute dichiarazioni del senatore Siclari di Fi (non a caso cittadino di Villa San Giovanni) non hanno finora modificato di una virgola le cose. Tutto continua a venire ammucchiato, da parte del ceto politico calabrese, come si trattasse del vecchio tran-tran dello scontro tra interessi di carriera e di potere che gli ronzano intorno.

Per chi non lo avesse capito, con due sole mosse (che si tengono l’una con l’altra) si stanno affossando: a) le possibilità di un salto storico dello sviluppo dell’intera Calabria attraverso la portualità e b) il diritto alla mobilità verso e da una delle più addensate aree della Calabria col resto dell’Italia. Una regione che, a voler essere oggettivi e senza forzature, avrebbe diritto, come un’isola qual è, al riconoscimento delle sue criticità rispetto alla continuità territoriale; tanto gravi e antiche sono le inadempienze accumulate dai governi.

Le due mosse tra loro intrecciate (è già stato osservato) sono: 1) la rottura del sistema portuale calabrese e 2) la decisione di isolare fisicamente la città di Reggio rendendola irraggiungibile attraverso la striminzita autostrada (uno dei pochissimi tratti perfino privo non dico di terza corsia ma addirittura di quella d’emergenza). L’intreccio evidente delle due mazzate contro la città di Reggio e la Calabria è fin dall’origine disvelato dall'unica potente forza che spinge per raggiungere i due obiettivi: i Signori del Trasporto sullo Stretto (StS) che consente e garantisce, ai gruppi economici che lo gestiscono, entrate da centinaia di milioni l’anno: tutto danaro cash – unico caso in Italia - garantito, al di là di qualsiasi crisi e/o difficoltà dalla normalità con cui uomini, imprese, gruppi, operatori sono costretti a muoversi.

Il fatto che il ministro dei trasporti Toninelli (M5*) abbia spaccato l’autorità portuale calabrese, strappando dalla Calabria un pezzo di Calabria per salvare la faccia nella confezione di un’autorità portuale dello Stretto su misura dei Signori del Trasporto, è di gravità inaudita. E la rottura dell’autorità portuale calabrese indebolisce drasticamente la risorsa Gioia Tauro, figlia del caso, ma prima e fondamentale carta “caduta” tra le mani della Calabria e tale da poter modificare la storia della regione e di questo pezzo di Mezzogiorno. I territori di Villa e di Reggio, coi porti annessi, hanno già protestato per questa scelta che ruba obiettivi e futuro. Di più: la paralisi imposta da mesi con la mancata nomina del responsabile dell’autorità portuale, ha già provocato danni economici importanti alla Calabria e ai porti calabresi, alimentando incertezze sul futuro del porto di Gioia Tauro.

La reazione della Calabria è ancora troppo debole per far recedere Toninelli e le forze che gli hanno suggerito, e praticamente imposto, di uccidere uno dei più grandi e moderni porti del Mediterraneo.

A rendere più acute e dolorose le scelte sciagurate di Toninelli c’ha pensato il ministro all’ambiente (anche lui M5*) che ha autorizzato lo spostamento del trasporto dei Tir da Villa San Giovanni al porto di Reggio ignorando la proposta di Villa e Reggio che chiedono da anni (per eliminare inquinamento e degrado ambientale di Villa), di spostare l’imbarco per Messina a Sud di Villa.

Sul punto serve chiarezza. La città di Messina, ed ha ragioni da vendere, non vuole che i Tir piombino nel centro della città e ne attraversino ampie parti per poi prendere le opposte direzioni di Palermo o Catania-Siracusa. Al di là degli incidenti mortali che questo traffico ha già provocato a Messina e continuerebbe a provocare o le criticità che scarica sul traffico messinese, c’è un problema di salvaguardia ambientale e di salute dei cittadini che non può essere ignorato, né giustificato con fiume di danaro che da quel traffico arriva. Per questo Messina ha spostato l’arrivo dei Tir fuori città in direzione di Catania, a Tremestieri. Ma per i Signori del Trasporto non va bene perché (al di là del problema reale e urgente di liberare Villa dall'inquinamento) il vecchio tragitto Villa-Messina e viceversa s’è raddoppiato o quasi diventando Villa-Tremestieri. Il calcolo è elementare: se i Signori del Trasporto devono portare i Tir non da Villa a Tremestieri ma da Reggio città a Tremestieri (che sono praticamente di fronte) risparmiano spese, tempo, lavoro e investimenti facendo crescere i profitti di un bel po’. Desiderio legittimo, quello dei padroni del trasporto, ma che ha il torto di spostare (anziché eliminare) le inaccettabili difficoltà di Messina su Reggio: cioè da una comunità a un’altra. Anzi, è anche peggio. Il pezzo della cd autostrada da Villa a Reggio è in realtà l’unica arteria d’accesso alla città per i reggini che abitano tra Gallico, Catona e frazioni limitrofe. In alcuni periodi dell’anno e in alcuni momenti della giornata la cd autostrada, solcata dai Tir diventerebbe impraticabile e i reggini sarebbero costretti a utilizzare la vecchia statale che, costruita tantissimi decenni fa serve, rispetto al moderno traffico, molto meno di una mulattiera. Gli incidenti, anche mortali dovuti al traffico, conosciuti da Messina si moltiplicherebbero spostandosi in Calabria. Per decine e decine di migliaia di persone la vita diventerebbe un inferno molto più drammatico di quello che hanno dovuto sopportare per anni i messinesi. Perfino l’ospedale di Reggio diventerebbe materialmente irraggiungibile per parte degli abitanti della città metropolitana reggina.

E’ accettabile chiudere una città per interessi privati? Di particolarmente odioso è che esistono alternative alla necessità di tutelare i cittadini e contemporaneamente risolvere in modo radicale sia i problemi di salute degli abitanti di Villa San Giovanni cancellando l’incubo dei Tir. Basterebbe spostarne l'imbarco in un luogo da anni individuato al confine tra i comuni di Reggio e Villa, località Bolano. Si risolverebbero tutti i problemi di traffico e inquinamento per Reggio e Villa (attestati ufficialmente su questa proposta), aprirebbe anche un’occasione alla nautica di diporto per un tratto di mare e costa che rischiano il degrado. Unico inconveniente non consentirebbe una drastica riduzione del tragitto in mare dei Tir che i Signori del Trasposto sullo Stretto inseguono e pretendono diventi prioritario rispetto ai diritti di persone e territori.

Evitiamo le furbizie. E’ di queste ore la notizia di un investimento di 25 mln deciso dal Parlamento che ha approvato l'emendamento di un parlamentare di Fi col voto favorevole del Governo e degli altri partiti. Quasi un atto dovuto nel tentativo di sanare ferite antiche. Questo può far passare in second’ordine il combinato disposto delle scelte di due ministri, entrambi del M5s, che massacrerebbero Reggio e la Calabria? Leggo che i parlamentari calabresi dei 5* si sono affrettati a valorizzare i 25 mln dell’aeroporto ma si sono interamente dimenticati di opporsi alla rottura dell’autorità portuale calabrese (sponsorizzata da chi?) e allo spostamento dei Tir da Villa a Reggio Centro (chiesto da chi?). Ovviamente, fanno sempre in tempo ad accorgersene e intervenire. Plauso infine merita la on. Matilde Siracusano (Fi) eletta a Messina che ha applaudito ai 25 mln per l’aeroporto di Reggio, ed ha spiegato (rivelando senza volere quel chepensano giustamente tutti i parlamentari di tutti i partiti di Messina), che quei soldi valgono anche per Messina ma solo e soltanto in attesa che quella città abbia “finalmente un aeroporto tutto suo", con buona pace dell’aeroporto curiosamente detto dello Stretto. Lo dico senza ironia perché la vicenda dello Stretto, in passato coltivata dai reggini per avere qualche misero vantaggio, si sta rivelando un gravoso e insopportabile boomerang.  

P.S. Non spetta ai giornali fare proposte alla politica che deve prenderle dai cittadini. Ma forse non sarebbe male se si riunissero nello stesso giorno il Consiglio regionale, quelli di Reggio, Villa e Gioia, i sindacati e le forze sociali e imprenditoriali della Calabria (e chi altro vorrà) per far capire al Governo come stanno le cose e perché nessuno pensi che chissenefrega dei porti di Gioia Villa e Reggio, dei Tir, della paralisi e dei cittadini che non possono raggiungere l'ospedale e di tutto il resto e che, quindi, tanto vale accontentare i Signori dello Stretto.