La spia di Reggio. Santo Barillà nel grande gioco delle ombre

La spia di Reggio. Santo Barillà nel grande gioco delle ombre

Santo BarillàDI TONINO NOCERA* - Durante la Seconda Guerra Mondiale (come in tutte le guerre) l’intelligence svolse un ruolo fondamentale. Il gioco delle ombre: dove ciò che appare non è quel che sembra. Mentre ciò che è (il reale) non appare. Agenti doppi per i quali vale la vecchia massima di Graham Greene: “Degli agenti doppi non si sa mai se si prende la parte grassa o la parte magra”. Uomini che si muovono sul filo del rasoio tra due mondi: sperando di riuscire a sopravvivere. Giocano a cavallo come a baccarat. Ma lo spionaggio non è un tavolo verde dove in caso di sconfitta perdi la puntata. La posta in gioco è la vita: come accadde a Santo Barillà.

La nostra storia comincia a San Roberto, un comune collinare posto pochi chilometri a nord di Reggio Calabria, dove il 26 settembre 1887 nacque Santo Barillà. Come tanti della sua generazione, per sfuggire a una vita grama, nel 1904 tenta la fortuna in America; la Goldene Medina come la chiamavano gli ebrei dell’Est. Oltreoceano lavora con il fratello per circa vent’anni. Poi, nel 1925, ritorna in Calabria. Investe il denaro di tanti anni di duro lavoro in un negozio a Reggio Calabria; ma gli affari vanno male ed è costretto a chiudere.

Comincia a vivere d’espedienti e i rapporti dei Reali Carabinieri sul suo conto sono impietosi. Lo ritengono capace di tutto; un millantatore che si accompagna a donne malfamate. Non sapremo mai se questo suo comportamento fu la causa della chiusura dell’attività o se fu il fallimento del negozio, e quindi della speranza di una vita migliore, a spingerlo verso uno stile di vita che, per usare un termine ottocentesco, potremmo definire dissoluto. Decide di ritentare fortuna all’estero. Questa volta sceglie la Francia ed espatria clandestinamente a Marsiglia. Arrestato, perché privo di permesso di soggiorno, sceglie di collaborare con i servizi segreti francesi.

Da quel momento la sua vicenda personale entra nel grande gioco delle ombre. Dopo un’iniziale attività di spionaggio nell’ambito portuale (controlla e sorveglia i marinai italiani) si presenta alla delegazione di armistizio di Marsiglia. Dichiara di chiamarsi Antonio Nunnari, nato a RC il 20 settembre 1891 e residente a Torino in Via della Rocca, 15 (1). Si dice disponibile a collaborare con i servizi di controspionaggio. La sua offerta è accettata: gli consigliano di rimpatriare e prendere contatto con la polizia. Nunnari acconsente; ma il SIM (Servizio Informazioni Militare) conosce il suo ruolo di agente doppio. Dopo un periodo di attenta sorveglianza è arrestato. Due sue lettere spedite in Francia sono intercettate, contengono informazioni riservate di carattere militare. Messo alle strette rivela il suo vero nome: Santo Barillà. Dichiara di aver operato nell’interesse dell’Italia, fornendo alla Francia notizie di fantasia. Racconta la sua triste storia di emigrante; la miseria, le difficoltà.

Il 20 agosto 1942 il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato (2) presieduto da Gaetano Le Metre, Luogotenente Generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, si riunisce per giudicare il commerciante calabrese. Numerosi i capi d’imputazione: si va dall’essere espatriato in Francia senza passaporto (art. 158 T.U. leggi di P.S. 18.6.1931 n. 733) all’aver fatto uso di carta d’identità e altri documenti falsi (art. 158 T.U. leggi di P.S. 18.6.1931 n. 733). Ma le accuse più gravi sono quelle previste dagli artt. 257 (spionaggio politico o militare) e 258 (spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione) del Codice Penale. L’udienza è breve e la sentenza è emessa lo stesso giorno: condanna a morte mediante fucilazione. Non c’è appello perché la sentenza passa in giudicato all’atto stesso della sua pronuncia (art. pen. Cpv. Legge 25.11.1926 n.2008). All’alba del giorno seguente Santo Barillà è fucilato a Forte Bravetta (3).

Si congeda dalla vita con una toccante lettera alla sorella. E’ opportuno ricordare che l’articolo 16 del Trattato di Pace del 1947 depenalizza i reati di spionaggio commessi dopo l’entrata in guerra dell’Italia a favore degli alleati. Ma le sentenze di cessata esecuzione sono state poche e tardive. Questo è accaduto a Vincenzo Primerano di S.Onofrio e Vincenzo Di Stefano di Reggio Calabria. Il 20 luglio del 1942 il Tribunale Speciale (sempre presieduto dal Luogotenente Generale della Milizia Volontaria della Sicurezza Nazionale Gaetano La Metre) aveva condannato Di Stefano a 15 anni e Primerano a 30 per un tentativo di spionaggio. L’8 maggio 1952 la Corte di Appello di Genova dichiarava estinti i loro reati per amnistia. Troppo tardi per i due che risultavano dispersi il 17 settembre 1944 durante il bombardamento che distrusse il carcere di Castelfranco Emilia dove erano rinchiusi.

NOTE
1) Via della Rocca è una centralissima ed elegante via di Torino che da Corso Vittorio Emanuele conduce a Piazza Vittorio Veneto. Oggi ospita l’unica sede italiana del Platinum Ring, un esclusivo club. Tra la documentazione trovata in possesso di Santo Barillà anche un biglietto con un altro indirizzo di Torino, Via San Donato. N. d. A.
2) Istituito con legge n. 2008 del 24 novembre 2006, i suoi componenti erano ufficiali della M.V.S.N. Obiettivo principale era la repressione dell’antifascismo, ma era anche competente per i reati di spionaggio. Le sue sentenze erano inappellabili e immediatamente esecutive. N. d. A.
3) E’ un forte di Roma costruito tra il 1877 e il 1883 nel quartiere Gianicolense. Negli anni successivi a Forte Bravetta saranno fucilati due partigiani reggini. Fortunato Caccamo (carabiniere di San Gregorio, al quale è intitolata la Caserma del Comando provinciale di Reggio Calabria dei Carabinieri) e Giovanni Lupis, Guardia di PS. N. d. A.


BIBLIOGRAFIA
1) Mimmo Franzinelli Guerra di Spie. I servizi segreti fascisti, nazisti e alleati 1929-1943 Mondadori.
2) Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato. Decisioni emesse nel 1942. Ministero della Difesa. Stato Maggiore dell’Esercito. Ufficio Storico.
3) Forte Bravetta 1932-1945 Storia, memoria, territorio di Augusto Pompeo Comune di Roma Municipio XVI.

 

* articolo pubblicato dalla rivista Calabria Sconosciuta n. 122 Aprile/Giugno 2009