La Passione secondo Padre Giancarlo

La Passione secondo Padre Giancarlo

bregantinidi VITO BARRESI - La Passione secondo Padre Giancarlo. Riflessioni, sentimenti, emozioni, fede e speranza, praticamente immagine e sintesi spirituale del primo scorcio di storia del pontificato del papa argentino tutto racchiuso nelle meditazioni scritte da monsignor Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Boiano, l’autore dei testi delle per la Via crucis di Papa Francesco al Colosseo la sera del Venerdì santo.

Il 'chi dite che io sia' di mons. Bregantini sono in molti a conoscerlo, ad apprezzarlo, ad attenderlo. Non una semplice biografia, una summa di incarichi ma la storia di vita di un giovane trentino che lascia la sua terra per raggiungere quella degli ultimi, la Calabria dei fragorosi anni settanta. Dalle Dolomiti all'Aspromonte, quasi volgendo già lo sguardo alle montagne molisane, in questo percorso l'operaio del dopo sessantotto diventa prete sull'altare della Madonna di Crotone con davanti il cesto di mele delle sua gente, il profumo della sua nostalgia infantile. E poi vescovo nella diocesi di Locri-Gerace, dove a Pasqua i ragazzi dei borghi agricoli venivano addestrati a scannare il capretto, svellere l'agnello col doppio e ambiguo significato che a queste cose la 'ndrangheta profana, sempre fuori dal santuario sacro al gotha secolare della malavita, riusciva a dare al culto mariano e popolare della Madonna di Polsi.

Seguendo il classico e tradizionale canovaccio delle XIV stazioni, mentre il mondo contemporaneo, il noi globale e mediatico ha smarrito il senso del chiedere perdono, proprio nella Via Crucis capitolina, risuona fitto e appassionato il dialogo diretto tra il papa Francesco di Roma e il suo fratello stimmatino Giancarlo, già avviato con le riflessioni postfatte da quest'ultimo al libro dell'allora prelato di Buenos Aires “Dio non si stanca di perdonarci”. Tutti i giorni ripete Mons. Bregantini “sentiamno le lacrime e asciughiamo molti cuori. Davanti alla Quaresima c’è un segno finale che apre alla Pasqua, che è appunto il lavare i piedi. E come diceva con un pennello un pittore molto espressivo: in quel catino di acqua sporca vedi realmente il volto di Gesù. Dio non si rispecchia solo nella bellezza delle montagne o dei fiori. Lì la Chiesa oggi risulta e si rispecchia, lì è la Quaresima e la Pasqua insieme”.