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REGGIO. Il declino di Gambarie e la scommessa del suo rilancio. MUSOLINO

REGGIO. Il declino di Gambarie e la scommessa del suo rilancio. MUSOLINO

gamb       di DARIO MUSOLINO* - L’ultimo Rapporto sul turismo della Regione Calabria contiene un capitolo sul turismo invernale. Si parla delle località sciistiche calabresi, tra cui Gambarie. Vengono analizzati e discussi parecchi dati, sulla consistenza dell’offerta, sul movimento turistico, sui biglietti venduti dagli impianti di risalita. Come era prevedibile, i dati per Gambarie non sono incoraggianti: va peggio delle altre località. Fa impressione per esempio il calo dei biglietti venduti dagli impianti di risalita nell’inverno 2012/2013, particolarmente favorevole dal punto di vista climatico.

Un altro dato tuttavia colpisce l’attenzione. Forse l’unico che può essere letto in chiave positiva. Nell’inverno 2012/2013 oltre il 50% delle presenze turistiche, e oltre il 60% degli arrivi a Gambarie, proviene dalla Sicilia. E’ la quote più alta di turismo siciliano in una località turistica invernale della Calabria.

Come interpretare questo dato? E quali implicazioni se ne possono trarre per Gambarie e tutta l’area?

Gambarie è un’eterna promessa del turismo Reggino. Una promessa rimasta tale, ormai da decenni. Anzi, di anno in anno, chi la frequenta, nota segni di declino. La località, dal 2004 in poi, registra annualmente meno di 20mila presenze annue, con picchi nei mesi di Luglio e Agosto, e in misura minore nei mesi invernali. Numeri molto modesti se confrontati con quelli di altre località montane. Roccaraso, per fare paragoni interni al Sud, conta circa 200mila presenze, Camigliatello intorno alle 50mila. Le strutture ricettive a Gambarie peraltro sono utilizzate poco (il tasso di utilizzazione lordo è ampiamente inferiore al 10%).

In passato, nei primi decenni del dopoguerra, nella fase di nascita e sviluppo, Gambarie era la montagna privilegiata da reggini e messinesi (ma giungevano anche da altre province siciliane). Si trattava di turismo di villeggiatura, che si serviva sia delle strutture turistiche, che di seconde case di proprietà. Fino agli anni ’90, si registravano quasi 50mila presenze annue. Poi, dal 2004 in poi, la località è andata giù, fino ai livelli attuali. Oggi vive molto anche sugli spostamenti in giornata dei reggini, e degli abitanti della provincia.

Sono diversi i problemi di Gambarie. Le carenze di strutture e servizi di base, già denunciate su questo giornale, i problemi di accessibilità, la manutenzione della rete viaria e dell’arredo urbano, la carenza di strategie di marketing e promozione, per citarne i più importanti, sono sotto gli occhi di chiunque frequenta la località.

Ora, il fatto che lo scorso inverno più della metà del movimento turistico sia stato di provenienza siciliana è la prova che quel ruolo che un tempo aveva, di località turistica privilegiata dagli abitanti dello Stretto, non si è del tutto esaurito. C’è quindi un bacino fatto di oltre mezzo milione di persone (aree urbane di Reggio, Messina, e comuni contigui), e di più di 1 milione e 200mila persone, se prendiamo le due province, che, nonostante tutto, non esclude in toto Gambarie dal novero delle destinazioni dei propri weekend, delle proprie vacanze di villeggiatura, delle proprie escursioni. Vuoi per una questione di prossimità geografica (per i messinesi è evidentemente la località della Calabria più vicina), o vuoi per un fatto di attrattività, che evidentemente non è cosi scarsa, almeno se messa a confronto con quella di altre aree vicine in competizione, come l’Etna e la Sila.

La consapevolezza della persistenza del legame con la Sicilia attribuisce ancora più importanza strategica a tutto ciò che si sta muovendo, in fatto di mobilità, intorno alla creazione dell’area integrata dello Stretto. E intorno ad opere come la Gallico-Gambarie, che evidentemente hanno il potenziale di inserire ancor meglio, in modo ancora più funzionale, Gambarie all’interno di quest’area integrata.

Ma l’osservazione di questo dato funge anche monito per chi ha responsabilità amministrativa. Gambarie non può rimanere in questo stato. Deve avviare al più presto un forte rilancio giocandosi al meglio le sue carte, che oggi non possono limitarsi più al turismo invernale, estivo e degli eventi, e alle infrastrutture e ai servizi che essi domandano. Ma che si estendono ormai ad altri mercati, nella logica della diversificazione settoriale, tema molto sentito oggi a livello europeo nell’ottica del rilancio e del ripopolamento delle aree montane.

In particolare, il turismo naturalistico legato all’esistenza del Parco è la carta più importante che oggi Gambarie si deve giocare. E’ un turismo in continua espansione in Italia, sia in termini di numeri di persone che muove, che della ricchezza che genera, che tra l’altro ha tra le sue peculiarità quella di essere molto destagionalizzato (la concentrazione del turismo in alcuni mesi, se non settimane, è uno dei punti critici del turismo a Gambarie).

Il destino, se non la sopravvivenza, di Gambarie da un lato si lega dunque alle scelte e alla realizzazioni che in futuro saranno fatte nel contesto della città metropolitana, e dell’area integrata dello Stretto. Ma dall’altro lato, essere coscienti dell’importanza di queste azioni le cui sorti sono nelle mani di decisori regionali e nazionali, non deve far abbassare il livello di guardia sullo sforzo che deve essere fatto, internamente, da chi amministra localmente il territorio, per migliorare la qualità dei servizi e delle strutture, e per definire una strategia di rilancio e promozione di ampio respiro.

*Ricercatore CERTeT-Bocconi