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REGGIO. Una lettera delle Sentinelle in piedi, la risposta di zoomsud

REGGIO. Una lettera delle Sentinelle in piedi, la risposta di zoomsud

1779146 1419197654992151 766467749 ndi LUIGI IACOPINO – Portavoce Sentinelle in Piedi Reggio Calabria (riceviamo e pubblichiamo) - Dobbiamo leggere. È proprio questo l’invito che le Sentinelle in Piedi rivolgono a tutti per essere liberi da quella prospettiva totalitaria che immaginava decenni fa Orwell nel suo magnifico 1984, e che oggi appare una realtà così evidente.

Il pensiero unico è il pensiero di chi giudica facilmente senza curarsi di conoscere l’oggetto, le persone, il pensiero altrui e senza avere alcuna volontà (e forse anche capacità) di sapersi davvero confrontare. E da quale pulpito poi? Quello della verità assoluta autoproclamata, tanto da permettersi di ridicolizzare e di insultare chiunque non è allineato al pensiero dominante. Questo atteggiamento di arroganza è lo stesso di Antonio Calabrò nel suo articolo dove descrive, a modo suo, lo stile, l’azione ed il pensiero delle Sentinelle in Piedi.

Un’azione ed un pensiero, di questi ultimi, che certamente non ricalca quello di chi in altre piazze d’Italia ha manifestato il suo dissenso verso le Sentinelle aggredendole e mandandole all’ospedale. In tutto ciò c’è qualcosa che stride con quel percorso di inclusione auspicato da Calabrò nel suo articolo, oppure dobbiamo pensare che gli “anticorpi che rendano tolleranti gli intolleranti” la democrazia li produce attraverso l’insulto, la violenza e l’aggressione a chi manifesta in silenzio con un libro in mano? Ci meraviglia anche come la redazione di ZoomSud, che fino ad ora si è mostrata completamente disinteressata alle veglie delle Sentinelle in Piedi, improvvisamente dedichi ampio spazio ad un commento che volutamente trascura i contenuti espressi dalle Sentinelle, ed i cui toni sono esclusivamente quelli dello scherno e dell’insulto tipici di chi è fermo ad una visione tutt’altro che moderna ma ancora ideologizzata e superata dalla storia. Ci appelliamo pertanto al diritto di replica per spiegare ai lettori di ZoomSud cosa sono esattamente le Sentinelle.

Le Sentinelle in Piedi nascono a Brescia nell’agosto del 2013 sull’esempio dei “Veilleurs Debout” francesi, a loro volta nati all’interno de “La Manif Pour Tous”, un’associazione che domenica 5 ottobre ha portato in piazza a Parigi oltre 500mila francesi. Nella loro prima veglia a Brescia erano solamente 54 persone ed in poco più di un anno, solo grazie al passaparola, migliaia di persone hanno vegliato in oltre 150 città e domenica 5 ottobre in ben 100 piazze diverse si sono riunite oltre 10mila Sentinelle.

Le Sentinelle in Piedi non sono un’associazione né un movimento, sono semplicemente una rete di cittadini che si riunisce in una piazza per animare la cosiddetta veglia, una manifestazione ricca di significato simbolico: per un’ora tutti stanno dritti in piedi, ordinati, hanno un lumino ai piedi, leggono un libro e restano in assoluto silenzio. Tutto questo per dire che la legge Scalfarotto (meglio conosciuta come legge anti omofobia), così per come è concepita, nulla ha a che vedere con il contrasto alle discriminazioni ma, non oggettivando il reato di omofobia come richiede d’altronde tutto l’impianto del nostro codice penale, si presenta come un pericoloso bavaglio per la libertà di espressione.

Ed i fatti di domenica, in cui le nostre veglie sono state assalite, confermano che se oggi si viene accusati di omofobia ed addirittura si viene aggrediti solo per il fatto di stare in silenzio in una piazza cosa potrà accadere domani se la legge dovesse entrare in vigore? Gran parte di coloro che ci contesta non riesce a capire che non esiste una contrapposizione fra eterosessuali ed omosessuali. Non esiste un “noi” ed un “voi” che si combattono, almeno non per le Sentinelle in Piedi che si rifiutano di classificare le persone in base all’orientamento sessuale poiché non è questo aspetto a costituire l’integrità della persona. Di fatto molte Sentinelle presenti nelle piazze italiane a vegliare, ed anche a Reggio Calabria, sono persone omosessuali. Non solo. Con lo stesso approccio le Sentinelle in Piedi vengono goffamente etichettate come “catto-reazionari”, “estremisti di destra”, bigotti ma la verità è invece che le Sentinelle in Piedi sono una realtà apartitica ed aconfessionale.

In piazza vegliano donne, uomini, operai e avvocati, insegnanti e genitori, bambini e anziani, cattolici, musulmani, non credenti ed anche persone che si sono apertamente presentate come gay. Questo perché la libertà di espressione non conosce colore politico, bandiera associativa o religione e non conosce nemmeno inclinazione sessuale. La libertà ci riguarda e ci interpella tutti. Ma alle accuse di bigottismo e di omofobia noi rispondiamo anche citando la nostra Carta Costituzionale, ed in particolare la sentenza nr 138/2010 della Corte Costituzionale in cui si ribadisce “che la norma [art. 29 Cost., nda] non prese in considerazione le unioni omosessuali, bensì intese riferirsi al matrimonio nel significato tradizionale di detto istituto. Non è casuale, del resto, che la Carta costituzionale, dopo aver trattato del matrimonio, abbia ritenuto necessario occuparsi dei figli (art.30), assicurando parità di trattamento anche a quelli nati fuori dal matrimonio, sia pur compatibilmente con i membri della famiglia legittima. La giusta e doverosa tutela, garantita ai figli naturali, nulla toglie al rilievo costituzionale attribuito alla famiglia legittima ed alla (potenziale) finalità procreativa del matrimonio che vale a differenziarlo dall’unione omosessuale. In questo quadro, con riferimento all’arti. 3 Cost., la censurata normativa del Codice Civile che, per quanto sopra detto, contempla esclusivamente il matrimonio tra uomo e donna, non può considerarsi illegittima sul piano costituzionale. Ciò sia perché essa trova fondamento nel citato art. 29 Cost., sia perché la normativa medesima non dà luogo ad una irragionevole discriminazione, in quanto le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio.”

È la Costituzione stessa, quindi, che sostiene il nostro pensiero, ovvero che il matrimonio non è il riconoscimento di un sentimento, ma lo Stato, attraverso il matrimonio, riconosce la famiglia come progetto di vita per il suo ruolo sociale determinato dalla sua (potenziale) capacità di generare la vita. Per questo motivo riteniamo che la famiglia sia la cellula primaria di ogni società e deve essere tutelata per la sua funzione sociale. Questo non vieta o nega a nessun altro di potersi amare, anzi anche le Sentinelle in Piedi sostengono la necessità di riconoscere tutte le convivenze, quindi anche quelle delle coppie omosessuali, in uno statuto però differente da quello del matrimonio. A questo punto due sono le cose: o la Costituzione italiana è omofoba oppure molti devono rivedere il proprio pregiudizio verso le Sentinelle in Piedi. A tal proposito invitiamo Antonino Calabrò ad un confronto pubblico sui contenuti e sulle tematiche che ci vengono contestate.

Un ultima cosa ci preme chiarire. Le Sentinelle in Piedi ribadiscono la centralità della famiglia naturale, così come indica la Costituzione, e vegliano per difendere la libertà di espressione, così come indica sempre la Costituzione oggi minacciata dalla legge Scalfarotto, ma le Sentinelle in Piedi difendono anche la dignità della donna dagli attacchi culturali alla quale è sottoposta continuamente. Attacchi che la vorrebbero ridurre ad oggetto di mercato. È il rischio che si corre se anche in Italia venisse legalizzata la pratica dell’utero in affitto, dove già il nome dice tutto e ci fa rabbrividire. Anche questo è un tema centrale e assolutamente da approfondire perché le Sentinelle in Piedi si fanno portatrici di una visione nobile della donna in quanto tale e della posizione delle donne all’interno della comunità sociale. In un mondo in cui, infatti, una piccola parte della società odierna – in conformità alle concezioni post-umane e all’ideologia gender – spinge affinché si radicalizzi la visione della maternità e della gravidanza come una forma di schiavitù e di peso, noi non ci stancheremo mai di proporre una soluzione diversa secondo la quale maternità e gravidanza sono concepite come due compiti o, più specificatamente, due missioni che non devono essere portate a compimento solo dalla donna, quanto piuttosto condivise da marito e moglie, sia nei termini dei sacrifici e delle rinunce che in quelli della gioia e dell’appagamento di coppia.

Questa è la vera futura rivoluzione per la famiglia e per le donne che, nella loro bellezza ed importanza, danno quel valore in più avendo un "compito" nobilissimo che nulla deve togliere alla loro piena realizzazione personale anche in altri ambiti. Compito dello Stato, infatti, deve essere quello di aiutare le famiglie, fornendo alle donne, in particolare, le modalità e gli strumenti necessari non solo a mettere al mondo figli e crescerli, assieme al proprio uomo, ma anche alla loro personale realizzazione in ambito professionale coniugando il tutto in una armoniosa sintesi sociale all'avanguardia.
 
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Prima precisazione. Zoomsud non deve alle Sentinelle in piedi alcun diritto di replica perché Antonio Calabrò, firma tra le più autorevoli del nostro giornale, non ha insultato nè offeso la dignità di nessuno. Sarebbe anzi lui a dover rivendicare un diritto di replica alle Sentinelle che lo trattano da supponente e arrogante. Ma il nostro giornale, sempre interessato al dibattito, sceglie autonomamente di pubblicare la voce diretta delle Sentinelle attraverso la lettera del loro portavoce, signor Luigi Iacopino, perché i nostri lettori abbiamo un elemento in più di valutazione.

Secondo. Calabrò ha svolto un'analisi del movimento indicandone gli obiettivi che di fatto sono stati percepiti dalla stampa di tutto il paese e che quindi connotano e caratterizzano nell'opinione pubblica le Sentinelle. Di più, ha preventivamente condannato qualsiasi gesto di intolleranza o di violenza nei loro confronti. Iacopino non può non sapere, del resto, che i movimenti non vengono mai giudicati dalla loro (presunta) coscienza, ma dal modo in cui vengono percepiti perché è quel modo che mette in movimento azioni e comportamenti reali che talvolta possono creare pericolose involuzioni e guasti culturali e sociali. Argomenti formali non possono nascondere il fatto che in un paese e in una città in cui i diritti dei cittadini sono già striminziti le Sentinelle, a cui nessuno impedisce di valutare come meglio credono i ruoli e le funzioni del matrimonio, della sessualità e della donna - si mobilitano per ridurre ancor di più i diritti degli altri o comunque per impedirne la loro espansione. Sulle radici di queste scelte culturali è aperta una discussione sulla quale Calabrò è intervenuto con la sua riconosciuta correttezza e sensibilità.

Terzo. Stupisce lo strabismo delle Sentinelle e del signor Iacopino che non si sono accorti che a poche ore dalla pubblicazione dell'articolo di Calabrò - come si dice oggi: in tempo reale - ne è apparso un altro di un'altra delle firme più autorevoli e prestigiose del nostro giornale, Maria Franco, che con quell'articolo ha polemizzato sostenendo tesi opposte senza però mai fare alcun riferimento a guerre ideologiche. Una discussione, quindi, libera e franca che ha fatto crescere amicizia e reciproca stima tra i suoi protagonisti. Per chiudere la discussione: ci pare di avere fin qui scritto tutto quello che era necessario. Per il resto, non siamo disponibili a polemiche pretestuose in cerca di visibilità. (alva)