Direttore: Aldo Varano    

CENSIS/1. La radice della fragilità dei giovani.

CENSIS/1. La radice della fragilità dei giovani.

gvn        Esiste un'accentuata diversificazione generazionale delle condizioni di vita e delle opportunità tra i cittadini che si riflette anche nella composizione dei bisogni sociali di tutela. Piu' in particolare, c’è un "dare e avere" rispetto al welfare che in questa fase storica penalizza pesantemente i giovani, fino a produrre una sorta di loro estraneità alla protezione sociale.

A sottolinearlo e' il 48° Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese. La radice della fragilità globale della condizione giovanile e' occupazionale: nel 2004 era occupato il 60,5% dei giovani, nel 2012 era occupato il 48%. In meno di dieci anni sono scomparsi oltre 2,6 milioni di occupati e il costo della perdita ammonta a oltre 142 miliardi di euro.

Alle difficoltà reddituali si affianca una fragilità delle condizioni patrimoniali, in particolare in relazione alle altre generazioni: nel 2012 la ricchezza familiare netta delle famiglie con capofamiglia giovane risulta pari a 106.766 euro (-25,8% rispetto al 1991), laddove le famiglie con capofamiglia un baby-boomer di eta' compresa tra 35 e 64 anni hanno visto un incremento del 40,5% e quelle con capofamiglia un anziano addirittura di quasi il 118%.

In questa fase, poi, sulla fragilita' patrimoniale e di reddito si abbatte una serie di spese impreviste che i giovani richiamano come una sorta di incubo (affitto, spese condominiali, spese per le bollette di luce, gas, telefono, ecc...). Esiti di questa situazione socio-economica dei giovani sono la necessità nel quotidiano di stringere la cinghia e, al contempo, una dipendenza strutturale dalle famiglie di provenienza: dei circa 4,7 milioni di giovani che vivono per conto proprio, oltre un milione non riesce ad arrivare a fine mese; si stimano infatti in 2,4 milioni i giovani che ricevono regolarmente o di tanto in tanto un aiuto economico dai propri genitori. L'aiuto regolare genera un flusso di risorse pari a oltre 5 miliardi di euro annui. In tale contesto, il rapporto dei giovani con il welfare sta diventando più problematico, poiché' il 40,2% dei giovani dichiara che negli ultimi dodici mesi ha verificato che ci sono prestazioni di welfare (sanitarie, per istruzione, di altro tipo) che prima aveva gratuitamente e per le quali ora deve pagare un contributo, il 57,5% registra prestazioni per le quali e' aumentato il contributo che già pagava e l'11,7% richiama prestazioni che prima aveva gratuitamente o con un contributo e che ora deve pagare per intero.

Non avere le spalle coperte e dipendere strutturalmente dai genitori genera un inevitabile deficit di progettazione nella vita.