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La Reggio dei cani

La Reggio dei cani

 lcn  di STEFANIA VALENTE -

Nonostante le signore sulle spiagge della costa Jonica o della costa Viola si indignino quando il vostro cagnolino si avvicina ai loro asciugamani e sul Corso Garibaldi molte persone cambiano marciapiede se vi incrociano con il vostro amico rottweiler di 50 Kg, credetemi, Reggio è una città sensibile alla sorte dei nostri atavici e fedeli amici più di quanto pensiate.

Il mio caro Boss, labrador nero lucido meraviglioso è andato a vivere al paradiso dei cani il 27 settembre. Io sono rimasta sola e triste. Così, un paio di giorni dopo la sua forzata partenza, mentre annegavo nelle mie lacrime, mi telefona una signora gentile dicendomi di essere la responsabile di una ditta che si occupa delle salme degli animali domestici. In località San Gregorio ha allestito un crematorio per cani, gatti e altri amici di famiglia, dove si può scegliere la cremazione separata con la possibilità di portarsi a casa in un delizioso vasetto da scegliere secondo i gusti, le ceneri dei nostri amati cari animaletti.

In Giappone lo fanno abitualmente anche per gli esseri umani, non hanno cimiteri, ma solo crematori, che a volte sono veri e propri capolavori di architettura moderna. Ottima espressione dell’evoluzione umana. Noi a Reggio lo adottiamo per gli animali, visto che almeno per loro non valgono i tabù culturali o religiosi. Siamo avanti, da un certo punto di vista. Così io, convinta che l’anima sia più libera di muoversi e di andare dove le pare quanto più presto scompare il corpo, ovviamente decido di far cremare il mio amato.

Ma la dipartita di Boss mi porta ad un’altra bella scoperta. Spinta dalla mia amica Elvira decido di fare una visita al canile di Mortara di Pellaro, e una bella domenica (un po’ piovosa, a dire il vero) io ed Elvira, munita di inseparabile macchina fotografica, ci troviamo davanti al cancello del canile, investite festosamente da un folto comitato di accoglienza. Cani di grossa e piccola taglia, maschi e femmine, non aggressivi. Qualche segno sulla pelle di battaglie combattute, lievi o profonde ferite che cercano di rimarginarsi, ricordi dolorosi che sperano di spegnersi in un abbraccio umano. Girando fra i box incontriamo code esageratamente affettuose dietro occhi mai stanchi di chiedere. I cani del canile di Mortara sono belli, sono tenuti bene, sono protetti. Sono in eterna attesa. Sono soli.

“Avvocato” ha un’età indefinita, è sopravvissuto ad incidenti, percosse, leshmania, rogna, scabbia, bruciature, deperimento organico. E’ il grande vecchio del canile. Forse non aspetta più. Accompagna i visitatori della domenica lungo i vialetti, presentando la comunità canina.

“Luciano” invece di 4 zampe ne ha 2, quelle anteriori. Dotato di carrello, corre su e giù sfrecciando davanti ai box con aria spavalda, terrorizzando i cuccioli. “Pierre” mi guarda con aria triste dal box e si prende tutte le mie carezze. Ha gli occhi dolci di abbandono e l’aria birichina della speranza.

Elvira e io andiamo via che è quasi buio, dimentiche per un pomeriggio dei nostri malanni, con le foto in tasca e gli sguardi dei cani da qualche parte dentro di noi. In Cina legano gli orsi per decenni per prelevare la loro bile, mangiano i cani a colazione per davvero. Francesi fanatici tramutano splendidi leoni esemplari unici in trofei. A Copenaghen smembrano leonesse per strada per insegnare l’anatomia ai bambini.

“La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”, esprimeva in un sorriso il Mahatma.

La domenica successiva mi sono portata a casa Pierre, grazie ad Elvira e al mio grande amico Boss, che scorazza felice chissà dove, sorridendo al pensiero del vasetto color crema con un grande fiocco appollaiato sul mio comò.