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La Misericordia del Papa: peccatori sì, corrotti no. Sui gay: Dio ama tutti

La Misericordia del Papa: peccatori sì, corrotti no. Sui gay: Dio ama tutti

francesco   NOSTRO SERVIZIO

- "Giubileo della Misericordia, istruzioni per l'uso": è il senso del libro intervista di Papa Francesco al vaticanista Andrea Tornielli, intitolato "Il nome di Dio è Misericordia", il primo firmato da Papa Francesco, coedito da Piemme e dalla Libreria Editrice Vaticana.

Bergoglio vi affronta il tema della Misericordia contro le "dogane pastorali" che impediscono alle persone, in particolare alle più piccole e deboli, di ottenere la grazia dei sacramenti della quale la Chiesa è custode e non certo padrona”.

Sull’accoglienza degli omosessuali il Papa confida: "Io preferisco che le persone omosessuali vengano a confessarsi, che restino vicine al Signore, che si possa pregare insieme. Puoi consigliare loro la preghiera, la buona volontà, indicare la strada, accompagnarle". "Avevo detto: se una persona è gay, cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?".

Francesco ricorda quanto disse sui gay nel 2013 rientrando da Rio de Janeiro, e chiarisce: "Avevo parafrasato a memoria il Catechismo della Chiesa Cattolica, dove si spiega che queste persone vanno trattate con delicatezza e non si devono emarginare". "Innanzitutto - aggiunge - mi piace che si parli di 'persone omosessuali': prima c’è la persona, nella sua interezza e dignità. E la persona non è definita soltanto dalla sua tendenza sessuale: non dimentichiamoci che siamo tutti creature amate da Dio, destinatarie del suo infinito amore".

Secondo Bergoglio, "il modello che deve seguire ogni sacerdote nel confessionale è quello del Padre nella parabola del Figliol prodigo”. Il Papa ricorda in proposito l'incontro di qualche anno fa con una ragazza all'ingresso di un santuario. "Mi ha detto: 'Sono contenta, padre, vengo a ringraziare la Madonna per una grazia ricevuta'. Era la più grande dei suoi fratelli, non aveva il papà e per aiutare a mantenere la famiglia si prostituiva: 'Non c'era altro lavoro nel mio villaggio...'. Mi ha raccontato che un giorno nel postribolo è arrivato un uomo. Si trovava lì per lavoro, veniva da una grande città. Si sono piaciuti e alla fine lui le ha proposto di seguirlo. Per tanto tempo lei si era rivolta alla Madonna chiedendole di darle un lavoro che le permettesse di cambiare vita. Era tutta felice di poter smettere di fare ciò che faceva".

Poi i colpi di clava contro i corrotti: "C'è chi va a messa ogni domenica, ma non si fa alcun problema nello sfruttare la sua posizione di potere pretendendo il pagamento di tangenti".

"La corruzione - osserva il Pontefice - fa perdere il pudore che custodisce la verità, la bontà, la bellezza. Il corrotto spesso non si accorge del suo stato, proprio come chi ha l'alito pesante e non se ne rende conto. E non è facile per il corrotto uscire da questa condizione per un rimorso interiore".

Per Bergoglio "il corrotto è quello che s'indigna perché' gli rubano il portafoglio e si lamenta per la scarsità di sicurezza che c’è nelle strade, ma poi truffa lo Stato evadendo le tasse, e magari licenzia i suoi impiegati ogni tre mesi per evitare di assumerli a tempo indeterminato oppure sfrutta il lavoro in nero. E poi si vanta pure con gli amici per queste sue furbizie. Il Signore lo salva attraverso le grandi prove della vita, situazioni che non può evitare e che spaccano il guscio costruito poco a poco permettendo così alla grazia di Dio di entrare. Dobbiamo ripeterlo: peccatori sì, corrotti no!".

Per Francesco, quindi, la corruzione "non è un atto, ma una condizione, uno stato personale sociale, nel quale uno si abitua a vivere. Il corrotto è così chiuso e appagato nella soddisfazione della sua autosufficienza che non si lascia mettere in discussione da niente e da nessuno. Ha costruito un'autostima che si fonda su atteggiamenti fraudolenti: passa la vita in mezzo alle scorciatoie dell'opportunismo, a prezzo della sua stessa dignità e di quella degli altri. Il corrotto ha sempre la faccia di chi dice: 'Non sono stato io!'. Quella - dice il Papa - che mia nonna chiamava: 'faccia da santarellino'".