«Tutta questa storia è una scusa per colpirmi». Francesco Pagano, sindaco di Nicotera, sta pensando alle dimissioni. Lo ammette dopo aver saputo della richiesta di scioglimento per infiltrazioni mafiose avanzata dalla prefettura di Vibo Valentia e dopo il caos scatenato dal volo in elicottero degli sposi. Le due cose, però, non sono legate. Al Comune, già interessato dallo scioglimento due volte in dieci anni, la commissione antimafia spedita dal prefetto era arrivata il primo febbraio scorso. Tre mesi dopo aveva chiesto una proroga e ai primi d'agosto, conclusa la propria attività avva fatto partire la relazione che sta alla base della richiesta di scioglimento. Il matrimonio con atterraggio dell’elicottero nel centro storico interdetto al traffico, invece,è stato celebrato pochi giorni fa. Sulla vicenda, attenzionata anche dalla Dda, ora indaga la procura di Vibo Valentia, che ha iscritto cinque persone sul registro degli indagati per capire se c’è stata qualche violazione amministrativa o abuso d’ufficio. Il sindaco, però, si difende e difende i propri uffici. «Nessuno ha autorizzato alcunché, è un atto sconsiderato e criminale», dice.La vicenda - La polemica, però, infiamma. In primis perché il nome dello sposo, Antonino Gallone, operaio 30enne di Nicotera, viene avvicinato al clan Mancuso, che in zona detta legge. Le prime notizie lo definiscono «nipote del boss». Poi la sua figura si sgonfia: il giovane sarebbe parente di affiliati ai Mancuso. «Non ha nessun rapporto di parentela con i Mancuso – conferma Pagano -. Tutta la vicenda è stata gonfiata mediaticamente per colpire la mia amministrazione». Ma si tratta di un sorvegliato speciale, beccato, qualche tempo fa, a coltivare 600 piante di canapa e in affidamento in prova ai servizi sociali.
«Non riconoscevo allo sposo tutta questa pericolosità sociale, questo spessore criminale, che non risulta dalle mie verifiche in atti giudiziari, da sentenze o altro – spiega il sindaco -. È in regime di sorveglianza speciale e, in quanto tale, per uscire dal Comune di residenza deve chiedere l’autorizzazione preventiva. Se questo soggetto era così pericoloso, perché non è stato monitorato?».
Al matrimonio c’era anche lui, il sindaco. «Invitato della sposa», precisa. Ma avrebbe raggiunto gli altri invitati soltanto al ristorante, fuori Nicotera. «Quando sono arrivato non sapevo ancora nulla dell’accaduto. L’ho saputo dopo ma non in tutta la sua gravità, che io non sminuisco – precisa -. C’erano circa 500 persone e c’erano non solo il sindaco ma anche rappresentanze di diverse istituzioni. Non era un covo di delinquenti, non era un summit di mafia, era un matrimonio che vedeva presente una stragande maggioranza di persone per bene. C’era di tutto».
La procura parla anche di gente poco raccomandabile, nel giro della malavita. Tutti elementi ora al vaglio degli inquirenti. Così come lo sono gli atti amministrativi sfornati dagli uffici per evadere quella richiesta, che prevedeva l’atterraggio di un elicottero nel campo sportivo, recintato e attualmente non utilizzato da alcuna associazione sportiva. A sovrintedere l'atterraggio è stato Enrico Abagnale, ormai famoso come "l'elicotterista dei Casamonica", che coordinò il volo sopra la chiesa di don Bosco durante i funerali di Vittorio Casamonica e sospeso dall'Enac per 33 mesi. E l’elicottero appartiene alla Rototech Srl, l’azienda coinvolta in quel caso. Pagano però discolpa la sua amministrazione. «Non abbiamo rilasciato nessuna autorizzazione per l’atterraggio nel centro storico né per l’interdizione al traffico della zona interessata – ha chiarito -. La problematica è stata trattata dagli uffici nella loro piena ed esclusiva autonomia gestionale». Il sindaco non vuole sminuire il fatto ma la responsabilità dei dipendenti del Comune sì. «Se un folle vuole porre in essere una condotta, un comportamento illecito o criminale, quel soggetto o quei soggetti responsabili sono responsabili esclusivi di quella condotta. Non mi si può contestare nemmeno la culpa in vigilando – incalza -. Io non entro né dalla porta né dalla finestra in questa vicenda, così gli uffici».
Tra le notizie della prima ora, quella relativa alle transenne comunali a porre una cesura tra la scena incriminata e il resto del paese, mandando in tilt il traffico. Ma Pagano smentisce ancora. Nessuna transenna del Comune, ma una zona «chiusa motu proprio non so da chi». Un’arteria di 300 metri che, spiega, non pregiudicherebbe in alcun modo la normale viabilità della città. «Quella zona in estate viene trasformta in isola pedonale – afferma -. Non sono presenti abitazioni private: si tratta di una terrazza sul mare dove ci sono due bar che occupano parte della carreggiata attraverso una concessione annuale. In ogni caso sarebbe stata chiusa». Pagano non è preoccupato da indagini sul suo conto. Ciò che lo preoccupa è «l’immagine del paese», che già nei mesi scorsi era finito sulle cronache nazionali per la storia della giovane sparata alle gambe dal fratello per una gonna troppo corta. Tutto, secondo Pagano, sarebbe stato gonfiato ad arte. «Se la famiglia del soggetto è attenionata dalle forze dell’ordine per presunti legami o affiliazioni – azzarda poi -, la prefettura mi deve spiegare perché uno zio di queste persone, che ha una ditta edile, è iscritto nella white list».
Ora il Coisp e il Pd chiedono le dimissioni di Pagano, dopo la frase pronunciata al Tg3, quando ha affermato che «i Mancuso hanno altro a cui pensare». Ma non ha intenzione di farsi influenzare. «Delle mie decisioni ne parlerò con la maggioranza. Tuttavia non è il Pd a potermi chiedere le dimissioni, perché non sono stato eletto con i suoi voti. Non riconosco a quel partito nessuna caratura morale né politica, perché dovrebbe attardarsi a riflettere sui propri rappresentanti all’interno degli organi istituzionali elettivi e sull’operato di questi». Potrebbe dunque anche non interessargli la decisione del Consiglio dei ministri sulla proposta di scioglimento, proposta che non lo lascia sorpreso ma solo amareggiato. «Era prevedibile – conclude -. Questa proposta rammarica un po’ tutta l’amministrazione, perché ritengo si sia mossa sempre nel rispetto della legge e nell’interesse esclusivo della città».