I ragazzi osservano il mondo attorno a sé. Ascoltano, leggono, si pongono delle domande. E se i quesiti riguardano il terrorismo è necessario che il mondo degli adulti – che spesso considera gli adolescenti come disattenti ed indifferenti -, si sforzi per trovare le parole giuste e per restituire loro un fenomeno complesso e quanto mai attuale. Parole semplici per raccontare il jihad e sfatare la falsa credenza che la ragione di tutto sia da ricercare nel fondamentalismo religioso.
Ci ha pensato la giornalista Cecilia Tosi, esperta di politica internazionale, ad offrire, con un libro “Il terrorismo spiegato ai ragazzi” (Imprimatur editore), al contempo saggio e romanzo, strumenti per comprendere il fenomeno ed aiutare i ragazzi, ma anche gli adulti, ad orientarsi nella nuova stagione del terrore.
Il libro - pubblicato a maggio e già ristampato - è stato presentato a Reggio Calabria questa mattina, nel salone delle conferenze del palazzo della Provincia durante un'iniziativa fortemente voluta da Demetrio Delfino, presidente del consiglio comunale di Reggio, alla quale hanno partecipato oltre 100 studenti degli istituti superiori reggini. Un incontro con l'autrice, moderato dalla giornalista Katia Colica, al quale i giovani hanno partecipato con curiosità e attenzione, e con numerose domande, a riprova del fatto che i ragazzi sono attenti alla complessità del reale che attraversa i nostri tempi.
Un confronto tra Cecilia Tosi, che si è a lungo occupata di minoranze musulmane in Russia ed Europa e di conflitti etichettati come “religiosi”, e gli studenti reggini che – come sottolinea il presidente Delfino - «rappresenta un momento interessante per riflettere sulla storia recente, porsi domande ed offrire risposte».
Per sgombrare il campo dagli equivoci e rendere più semplice la comprensione del terrorismo islamico, Cecilia Tosi – ricalcando la struttura del libro e prima di entrare nell'analisi del fenomeno storico - si sofferma sul vocabolario del terrorismo e ne dà una definizione. Al Qaida, Califfato, Isis, Islam e Jihad. Termini di uso comune, quotidiano, ma tra i quali non sempre tutti riescono a dare una definizione precisa. «Voi giovani – esordisce l'autrice rivolgendosi ai ragazzi in sala – vi siete ritrovati in questo mondo di divisione tra occidente e mondo islamico, una divisione che sino agli anni '90 non esisteva». Il riferimento è alla contrapposizione tra Occidente ed Unione Sovietica ed al trasferimento di criticità da questo ad un altro scontro che ha portato oggi a modificare le nostre sicurezze. Non una questione religiosa - che come evidenzia Tosi sarebbe solo «una strumentalizzazione di gruppi di potere per mantenere il loro predominio in Medio Oriente» -, ma una questione politica che ha portato soggetti politici a strumentalizzare le organizzazioni criminali. «Ma gli Stati Uniti finanziano l'Isis?», chiede una ragazza dal pubblico, «secondo me non si tratta di azioni fatte in nome di Dio – commenta un altro -, ma per accaparrarsi risorse e potere». Alle tante domande degli studenti risponde l'autrice. «Secondo i complottisti l'Isis sarebbe stato creato dagli Stati Uniti, anche se la questione è più complessa. La creazione dello stato islamico è stata fomentata creando delle divisioni sulla base del divide et impera». Un modo per portare avanti i propri interessi e generare conflitti all’interno della comunità islamica. «Per riconoscerci in qualcosa – continua Tosi – noi usiamo il termine Occidente, ma i terroristi combattono contro gli infedeli. Questi sono spesso arabi o siriani». Una logica che alimenta la contrapposizione tra un noi ed un loro. Ma allora chi sono e cosa vogliono i terroristi che hanno colpito Parigi e Bruxelles? Come e quando hanno deciso di combattere? I combattenti sono in primo luogo esseri umani. E così qualcuno combatterà perché è l'unico modo per portare uno stipendio a casa, qualcuno perché pensa che la propria vita potrebbe cambiare, qualcun altro invece sarà tentato dall'idea religiosa di guadagnarsi, attraverso il sacrificio, il paradiso eterno. Altri ancora – dice - «cercano un ideale per cui combattere».
Nel suo libro Cecilia Tosi - che oltre ad essere una giornalista attenta a queste questioni è anche una madre di un bambino piccolo al quale tra qualche anno dovrà dare spiegazioni sul mondo in cui viviamo e rassicurazioni – cerca di dare delle risposte attraverso le storie di due personaggi inventati, che forniscono al fenomeno storico un punto di vista umano: Ahmed, reclutatore e addetto alla propaganda dello Stato islamico che vive a Raqqa e Omar, capo di una cellula di al Qaida, che organizza attentati dalla Libia. Seguendo le loro storie l'autrice si addentra nel fenomeno del terrorismo fondamentalista e nelle sue motivazioni geopolitiche, legate alle vicende che da trent’anni sconvolgono l’area che va dal Nordafrica fino all’Afghanistan. «Il terrorismo non lo si può sconfiggere con le armi», conclude l'autrice. «Ciò che è necessario – spiega – sarebbe una maggiore informazione su ciò che accade realmente nei territori in cui si combatte – e sui quali i terroristi attuano una mistificazione -, fare contropropaganda, e contribuire così a distruggere un ideale che non avrebbe più presa». I più giovani possano giocare un ruolo in questa partita? Da nativi digitali non avranno difficoltà a reperire informazioni. Nel mare magnum della rete avranno di certo letto dei recenti attentati di Parigi e Bruxelles, ne conosceranno i dettagli, li avranno sentiti più vicini di altri episodi simili per prossimità geografica, avranno pensato ai tanti giovani presenti al Bataclan, e si saranno interrogati sulle ragioni alla base del terrorismo islamico. Avranno anche sentito parlare, non avendone memoria diretta, dell'11 settembre, di Osama Bin Laden e di al Qaida. Ne avranno sentito parlare e ne avranno discusso - tra loro e con gli adulti -, ma siamo sicuri che ne abbiano compreso pienamente, data la complessità del fenomeno, origini e fisionomia del terrorismo islamico?
È proprio per questa ragione che un libro come quello scritto da Cecilia Tosi può porsi come un'utile bussola che aiuti ragazzi e adulti a orientarsi nella nuova stagione del terrore, uscendo dalla retorica dello scontro di civiltà.