Papa Francesco : ““La Legge …. non è stata fatta per farci schiavi, ma per farci liberi.” In Calabria di certo non è così!Giuseppe Barbaro, era stato condannato per ndrangheta a tre anni di carcere. Lo Stato avrebbe dovuto applicare una sanzione stabilita dai giudici, impegnandosi però a tutelare la sua vita, anche perché nessun tribunale lo aveva condannato alla pena di morte. Invece, sebbene morente, lo si è fatto crepare in carcere senza pietà! Il fatto che fosse stato un mafioso è un aggravante per le autorità preposte a tutelare la sua vita. Uno Stato democratico ha il dovere di dimostrare in ogni momento la propria indiscutibile superiorità morale anche e soprattutto rispetto alle organizzazioni malavitose.
La “giustizia” primordiale è simmetrica alla violenza mafiosa. Il cupo silenzio intorno alla morte di questo uomo è il vero, unico scandalo! Invece, con un triplo salto mortale in aria, lo scandalo diventa una messa in suffragio del defunto. Raccontava Gianni Rodari che “nel paese della bugia la verità è una malattia”!
Il “branco” dei corifei dell’antimafia s’è avventato contro don Giuseppe Svenera, colpevole di aver celebrato una messa in suffragio del defunto. (Immagino che la loro prossima mossa sarà l’incriminazione dei cappellani delle carceri rei di confessare e dir messa per i carcerati). Contemporaneamente Il partito del pensiero unico dominante, inorridito da cotanto ardire ha alzato l’eterno “crucifiggi” contro il parroco- reo dell’atroce misfatto invocando la pubblica gogna per l’autore.
Che dire? Questo sacerdote incarna la Calabria migliore che, nonostante tutto, resiste con fierezza. Quella che non piega la testa e che non si fa intimidire dai malviventi ed ancor meno ai professionisti dell’antimafia. Un prete, proveniente da Brescia, che ha trovato il coraggio di dire ciò che avrebbero avuto il dovere di dire le Istituzioni, i fantomatici partiti politici, quel che resta dei sindacati, una gran fetta della stampa se fosse stata libera dalla sostanziale subalternità alle procure.
Invece silenzio! Ed in questo lago di viltà la Calabria muore!
Siamo arrivati all’ultimo atto del film drammatico che si gira nella nostra Regione dove la martellante campagna di criminalizzazione del nostro popolo produce una straordinaria stagione di frutti avvelenati. Ogni giorno c’è un episodio in questo senso e ne abbiamo avuto la prova in questi giorni col rifiuto di Oliverio Toscani di concedere un semplice selfie ad uno studente perché calabrese e quindi potenzialmente mafioso. Ancora peggio a Corsico dove è stata proibita la sagra dello stocco perché organizzata da calabresi con “parentele sospette”.
Piuttosto che indignarsi dinanzi a tutto ciò che avviene sulla nostra pelle, un famoso Pm calabrese ha dichiarato: “..Tutte queste manifestazioni, così come le processioni o le partite di calcio, sono forme del potere mafioso. Strumenti per fare sfoggio della propria potenza. ..!”
Se avessi la possibilità direi a costoro: riflettete su quanto avete fatto in questi decenni! Platì è un piccolo laboratorio che dimostra il vostro completo fallimento.
Fino a qualche decennio fa in questo piccolo paese c’era la mafia ma molto più forte era la resistenza di quanti mafiosi non erano. Resistenza così forte che a volte ha richiesto il sacrificio della vita e tanti sono stati i cittadini che si sono fatti ammazzare piuttosto che chinare la testa dinanzi alla ndrangheta. Poi sono arrivate le retate selvagge. L’operazione “Marine” ha portato in carcere centinaia di innocenti in una sola notte. Il giorno dopo tutte la persone del Paese erano in Chiesa con il loro vescovo perché avvertivano la profonda ingiustizia di quanto era avvenuto. Comprendevano che non era stata colpita la ndrangheta ma l’intera comunità. Una violenza di Stato che ha scardinato il fronte dell’antimafia autentica di chi combatte senza scorte e senza privilegi. A chi rivolgersi se non a “Dio”?
Nei mandati di cattura si accusava il sindaco (messo in catene) e gli amministratori comunali di esser stati così ribaldi e sfrontati da aver prodotto una delibera finanziando la ristrutturazione di una zona indicandola come “zona latitanti”. La notizia ha fatto il giro del mondo. Ma era assolutamente falsa, priva di qualsiasi fondamento.
Poi sono arrivati gli scioglimenti del consiglio comunale, la sospensione della democrazia. Quindi, la criminalizzazione del paese. Oggi dopo i consigli i comunali qualcuno si sognerebbe di scogliere le parrocchie e di poter accusare di “concorso esterno” i parroci che si rifiutano di cantare nel “loro” coro. Il risultato? Sono riusciti nell’ardua impresa di unire il Paese in un sentimento di diffusa ostilità verso lo “Stato”! La ndrangheta ringrazia. Eppure i responsabili non perdono la loro presuntuosa sicumera e la loro aitante baldanza.
Dinanzi a tutto ciò è quasi da disperati rivolgersi alla “Sinistra” ormai espressione di un legalitarismo che non produce giustizia. Ammetto la mia appartenenza ad una vecchia scuola e la mia adesione ad un antico Pensiero che i più ritengono superato ma per me rimane assurdo far morire in carcere e negare i funerali ad un uomo condannato a tre anni di carcere e, contemporaneamente, accodarsi ai privilegi (in vita ed in morte) di tanti banchieri che succhiano il sangue alla gente, di una casta politico-burocratica che ne è complice, di generali e magistrati pidduisti( e non solo) che nell’ombra hanno tramato contro la nostra liberà.
Che fare?
Personalmente sarò a Roma il 6 dicembre alla marcia per l’amnistia e l’indulto, di più non posso fare. Cia andrò perché ritengo sia questa l’unica strada dignitosa da percorrere finché le leggi non saranno in armonia con la Costituzione.