Direttore: Aldo Varano    

A sud i sogni si ammazzano

A sud i sogni si ammazzano
sudca Sarà la legge del contrappasso, paghiamo oggi, noi, il vanto di un passato che su ogni sponda del Mediterraneo ha realizzato ogni tipo di sogno: artistico, ingegneristico, economico. C’è stato il tempo in cui tutto ciò che si sognava a sud, aveva una efficace materializzazione. Poi i sogni hanno messo le braccia da nuotatore e le gambe da maratoneta, hanno risalito il mondo in anticipo su ogni migrazione e al sud nemmeno il sogno più modesto è sopravvissuto all’alba. Una società fallisce quando per ritrovare un pregio deve risalire negli anni, nei secoli. Il passato diventa nostalgia, una sabbia mobile che si mangia il futuro.

E la Calabria è una piccola porzione di sud che ha addirittura perso il ricordo di grandi cose, i suoi sogni sono quelli che si dimenticano da svegli. Se dobbiamo pensare a qualcosa di clamoroso gli anni li dobbiamo contare in millenni e non ci resta che rifugiarci nello splendore del mare e dei monti, per dirci, con colpa che nonostante loro non riusciamo a mangiare. I calabresi per mangiare salgono in groppa ai sogni di altrove, vanno via, pochi si producono il grano per sfamarsi e fra quelli che restano, i più, si mangiano il pane che ci tirano da su.

Che siano complotti nordici o vizi sudici, la nostra è una condizione di subalternità, in ogni settore. Siamo a pochi metri dalla riva ma ci ostiniamo a non imparare a nuotare. Affogheremo, lentamente lo facciamo da anni. Perché la verità è che non sappiamo più lottare. E che non l’abbiamo mai fatto è un falso. Ci stiamo arrendendo. Fingiamo di non capire chi sia il nemico o ci lasciamo abbindolare da spauracchi che non sono la causa ma gli strumenti o gli effetti di un’inimicizia vera. Per fare il gioco del tempo noi stiamo ancora al medioevo con un ristretto gruppo di padroni e una miriade di loro servitori che governano i nostri bisogni.

Il sogno vero sarebbe quello di una terra giusta, che forse è irrealizzabile a ogni latitudine. Potremmo accontentarci di una terra normale, di quelle che a nord concedono una vivibilità accettabile, non perfetta. Ma quella terra non la raggiungeremo mai se non abbattiamo il nemico. E il nemico in Calabria ha nome e faccia, è un grumo di potere che conosciamo benissimo, sappiamo chi sta al vertice e chi ne è alla base. Una classe politica e imprenditoriale predatoria che è anche mafia. Un tutt’uno criminale. Un sistema di potere locale violento, pervasivo, che sta nelle istituzioni, nell’economia. Un nemico forte che nella disgregazione del popolo ha il suo metodo.

Il sogno di una società migliore non si realizza con i sogni, si materializza con le rivoluzioni. E noi per guadagnare la riva e mandare in acqua il nemico, è la rivoluzione che dobbiamo fare.

Che il sud sia stato grande è solo un sogno. Le élite hanno realizzato i loro sogni col sangue del popolo. Ma un popolo, perché sia tale, non può smettere di lottare.