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LUCA DESIATO. Uno scrittore si racconta a Reggio

LUCA DESIATO. Uno scrittore si racconta a Reggio
desiato Un incontro interessante quello dei giorni scorsi al Circolo del Tennis Polimeni, aperto a tutti e organizzato da Antonio Squillace con l’Associazione Biesse per presentare lo scrittore Luca Desiato. Uno scrittore di quelli veri, di quelli che  non fanno della propria vita argomento unico di scrittura, ma che è capace di raccontare storie incastrate nella Storia. Parla, in particolare, di cinque dei suoi titoli all’attivo, permettendoci di scoprire le radici del suo lavoro di scrittore nella sua adolescenza.

Dodicenne, negli assolati pomeriggi delle estati romane, andava per il paese  con il suo calepino e una matita a raccogliere le storie degli anziani, a segnare i proverbi, le leggende, le storie piccole della comunità infarcite di sopranomi e invenzioni a buon mercato;  al suo arrivo i vecchi si facevano avanti volontariamente chiamandolo “giornalista-scrittore” mentre lui cullava questo sogno bambino.

Si racconta diciottenne, alle prese col suo primo romanzo stretto in una cartella sempre con sé, affinché il padre contrario alle sue aspirazioni non ne facesse scempio, finendo per farne lui stesso un falò nel momento dell’ultima revisione, quando si accorge che si tratta “di una schifezza”.

E poi la svolta con l’esperienza dello studio universitario a Buenos Aires, e la scelta di tornare a casa per scrivere sul serio e scrivere in lingua italiana, e  di confrontarsi con la tradizione alla quale appartiene. Sarà in un nuovo romanzo, che metterà il nòcciolo di quel primo lavoro ormai lontano, i suoi studi teologici, i racconti uditi da ragazzo, la scoperta dell’amore travagliato e Mondadori (in cerca di nuovi talenti) ci scommetterà sopra pubblicandolo, segnando la sua carriera.

I titoli che vengono messi sotto la lente d’ingrandimento nell’incontro sono: Il Marchese del Grillo (Mondadori 1981), Galileo mio Padre (Mondadori, 1983), La notte dell'angelo (Mondadori 1994, premio Oplonti e premio Penne), Giuliano L'Apostata (Mondadori 1997), Minotauro (Mondadori 2008) e in questo raccontare, pone all’osservazione tutto il lavoro di ricerca che sottende alla scrittura.

Scrivere perciò, non è soltanto un raccontare, ma è la fatica della ricerca, la curiosità che si spinge ai limiti dell’ossessione, è far vivere dentro di sé un personaggio che non ha nessuna voglia di tacere, come ci racconta nel caso di Madre Colomba nel suo romanzo su Caravaggio La notte dell'angelo.

I suoi romanzi così mostrano la Storia attraverso racconti trasversali,  personaggi illustri che vengono reinventati dall’autore ma c’è qualcosa altro e di oltre. Vengono indagate  la Grazia, la Virtù, le radici del Male, la Giustizia: temi che da sempre lo hanno interessato e ne sono fonte di esplorazione e ispirazione. Ma non basta, ci ammonisce, occorre ancora leggere e leggere, perché non possono esistere gli scrittori senza i lettori, entrambi legati indissolubilmente dall’amore per la parola che si fa vita. Sottolinea inoltre, come la passività dello sguardo incida sulla nostra vita in modo quasi inconsapevole, attraverso gli schermi che ci circondano, immagini che scivolano sul fondo della retina e non modificano la nostra coscienza, mentre grazie alla lettura, ci si pone in modo critico, attivo.

Leggere, leggere ed essere curiosi,  e solo allora, provare a scrivere: questo è l’atto che apre al mondo, nella consapevolezza di aver qualcosa da dire.

Ironico, intelligente, spigliato e curioso così si racconta Luca Desiato, che ci lascia con la promessa di tornare, per raccontare la sua esperienza nelle scuole ed incoraggiare i ragazzi all’avventura della lettura, per cominciare. E poi chissà.