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Il dibattito su Maligredi di Criaco e i nodi irrisolti della Calabria

Il dibattito su Maligredi di Criaco e i nodi irrisolti della Calabria
mali  La Regione Calabria ricomincia dai libri. A sorpresa considerato che non esiste l’assessorato alla cultura. Ma, ha detto il presidente Mario Oliverio intervenendo alla presentazione del nuovo libro di Gioacchino Criaco “La maligredi” - «da qui dobbiamo ripartire se vogliamo ristabilire un modo più giusto di definire la Calabria: dalla narrazione. Non ci potrà essere un riscatto vero della nostra regione se non si passa da questa operazione culturale che tende a scardinare una visione distorta della realtà. Non dobbiamo nascondere la polvere sotto il tappeto ma bisogna cambiare un'impostazione tesa ad alimentare sempre lo stesso stereotipo negativo che ci accompagna nel dibattito nazionale. Ancora oggi si altera la verità. Senza un recupero culturale, di consapevolezza e di identità, non possiamo costruire nessun riscatto. E dobbiamo liberarci talvolta delle nostre timidezze, che spesso diventano immobilismo, attraverso la cultura del fare, su una tastiera più ampia e con una impostazione giusta».

Il senso di questa iniziativa l’ha spiegato il giornalista Filippo Veltri che ha aperto un ciclo di presentazioni, stanziali e itineranti, di libri e di autori. La prima tappa è stata la Locride forse in omaggio agli scrittori di quel lembo di terra dove sono nati Corrado Alvaro, Francesco Perri, Saverio Montalto, Saverio Strati, Mario La Cava, Pasquino Crupi e con i soggiorni di Cesare Pavese, Umberto Zanotti Bianco, Paolo Orsi. Il moderatore ha fatto vedere un breve documentario di Rai Teche sulle gelsominaie di Brancaleone. Che non hanno avuto la fortuna di essere celebrate come le mondine cantate da Giovanna Marini, «Sciur padrun da li béli braghi bianchi, / fora li palanchi, / fora li palanchi, / sciur padrun da li béli braghi bianchi, / fora li palanchi ch’anduma a cà».

Quelle lotte che segnarono il fallimento della riforma agraria che assunse contorni cruenti si pensa al dirigente comunista Luigi Silipo che fu misteriosamente assassinato alla vigilia di una vertenza sindacale a sostegno delle gelsominaie e delle raccoglitrici del bergamotto della provincia di Reggio Calabria.

Veltri ha interrogato gli ospiti, Paride Leporace e Aldo Varano, che hanno letto e interpretato la nuova opera di Criaco, che, dopo “Anime Nere”, si è affermato scrittore nazionale. Questa è l’opera della sua maturità letteraria raccontando la sua Africo come non potette fare Corrado Stajano nell’omonimo libro “Africo” (Einaudi, 1979).

L’autore africese ha spiegato: «Con Anime Nere ho spiegato cosa era diventata la Calabria. Con “La maligredi” racconto perché tutto è questo è successo. Sono partito, quando ho iniziato a scriverlo, con la storia di un amore straordinario tra un figlio e sua mamma, ma poi ha preso forte in me il desiderio, o meglio una certa rabbia, di svelare il vero volto della Calabria. Attraverso Africo, metafora di un Sud e del Mediterraneo, ho voluto contraddire lo stereotipo di una Calabria “irredimibile” di fronte alla 'ndrangheta, mettendo in risalto un popolo che invece ha lottato contro i criminali e i vessatori e che non è stata difesa a sufficienza da uno Stato “patrigno”, perdendo dignità e diritti”».

Una terra profumata dai fiori di zagara e gelsomino, dove a Capo Spartivento si possono ancora vedere nelle notti d’estate le lucciole e sulla riva si possono accudire le tartarughine Caretta Caretta. Una zona che tentò anche la via dell’industria pesante con la Liquilchimica biosintesi di Saline Joniche, costruita e mai aperta, ridotta una montagna di ruggine e per gli attracchi dei malandrini.