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LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. L’opera degli Ulivi di Santo Gioffrè

LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. L’opera degli Ulivi di Santo Gioffrè
santog   «Bello e appassionato», Enzo «era uno studente molto conosciuto nella facoltà di Medicina e Chirurgia: iscritto ormai da cinque anni, era l’anima pulsante delle lotte studentesche.» Come il suo amico Gesualdo, «era cresciuto tra gli olivi e le arance, in Calabria. E anche lui pensava che le curve dell’Aspromonte potessero essere un veicolo sentimentale e che nessuna ombra potesse ingombrare la luce della liberazione. Erano compagni in una lotta in cui il dolore non esisteva, perché sentivano nei loro cuori giovani farsi finale la forza per la giustizia collettiva. Enzo era la voce della nuova legge.» Noto quale «esponente della sinistra extraparlamentare. Vicino alle cellule più militanti di Autonomia Operaia.», con una pistola sempre a disposizione e sempre pronto allo scontro fisico e violento, era un leader in quell’Università di Messina che «ribolliva per le lotte politiche; ma, anche per una violenza di matrice ‘ndranghetista che ormai da anni in commistione con l’eversione di estrema destra controllava tutte le attività legate al mondo universitario. Dalla vendita delle materie di esami, al prezzo di 500.000 lire a materia, al controllo e alla gestione della Casa dello Studente e della mensa universitaria. Epicentro l’Ateneo, a Messina convergevano ben quattro aree di provenienza del più pericoloso neo-fascismo europeo: Messina, Barcellona Pozzo di Gotto, Reggio Calabria e gli Studenti fascisti greci, protetti dal Regime dei Colonnelli prima e poi, dopo la loro caduta, dalla ‘ndrangheta, dalla Mafia barcellonese e dal FUAN , l’organizzazione degli studenti fascisti a Messina, una miscela esplosiva di forze eversive che esaltavano con attentati e aggressioni le proprie capacità militari, rafforzate e protette da una rete di relazioni politiche-economiche istituzionali che le legittimavano come elementi del blocco sociale dominante. In quegli anni L’Università di Messina era divenuta luogo di socializzazione criminale per gli estremisti di destra e di socializzazione eversiva per gli studenti ‘ndranghetisti.»

Enzo Capoferro è il protagonista di L’opera degli ulivi di Santo Gioffrè, che Castelvecchi manda in questi giorni in libreria, un romanzo a forte carica ideologica, giustificatorio, se non esaltativo, in contrapposizione all’estremismo di destra, delle violenze rivoluzionarie della sinistra estrema nel 68 universitario messinese, ma non solo (l’azione anti Luciano Lama, alla Sapienza, viene raccontata come la necessaria opposizione alla «feroce provocazione organizzata dal PCI.»)

La voglia rivoluzionaria di Enzo e la nascita di un sentimento condiviso con la studentessa Giulia devono fare i conti con le vicende della sua famiglia, legata alla ‘ndrangheta, con l’uccisione del padre, la spinta alla vendetta della madre e la faida, con decine di morti, che si sviluppa tra famiglie rivali: «Pensavo che le mie convinzioni politiche bastassero a saziare, colmare e dare risposte a qualsiasi dubbio che potesse sorgere sulle cose che accadono. Pensavo che le mie convinzioni non ammettessero alcun cedimento. La mia ideologia era in grado di dare risposte esaustive a tutto, comprese le forme di violenza che potevano colpire la mia stessa famiglia, all’interno di un contesto di guasti sociali paurosi. Guasti determinati da un processo per l’accumulazione di ricchezze, che ha causato disparità economiche, diversi livelli di crescita socio-culturale, emigrazione di massa, povertà e altri fenomeni. L’uccisione di mio padre e quella di mio zio hanno messo crisi in tutti i miei convincimenti. La complicità e l’avversione dello Stato verso ogni forma di proposta di cambiamento votata a giustizia, ha abusato della mia ragione. L’unica arma che mi rimane è la vendetta e la strategia della violenza. È l’unica, per sopravvivere alla logica dell’annientamento.»

Santo Gioffré L’opera degli ulivi, Castelvecchi