Caulonia, storia di una polis e il dolore della distanza

Caulonia, storia di una polis e il dolore della distanza
caulo C'era una volta un aedo. Di lui si dice che fosse cieco, addirittura che non sia mai esistito. Ma noi crediamo sia stato lui a raccontarci una guerra durata dieci anni ed il ritorno a casa di un eroe di quella guerra. E' nata così, la letteratura occidentale, con la nostalgia di casa, il dolore della distanza, il tema del ritorno. Back home: questo è il suo sostrato.

Ci sono popoli che hanno il nomadismo inciso nel DNA. Noi no. Viaggiatori involontari come Ulisse, sospiriamo di continuo il ritorno a casa perché - come ebbe a dire Aroldo Tieri - "La Calabria è un destino. Calabresi si nasce e lo si resta per tutta la vita."

Noi intrecciamo la nostra identità coi sentieri che ricamano i nostri colli, i monti, i letti asciutti delle fiumare; aderiamo alle polle d'acqua, ai tronchi degli alberi, ai vecchi muri come se fossimo alghe, muschi, licheni; coltiviamo da sempre la terra, resistendo nei secoli a frane, terremoti, alluvioni; il legame con la Natura, la comunità e la famiglia resta in cima alla scala dei nostri valori.   

Ma il mondo vortica intorno a noi, portando, col progresso ed il benessere materiale, anche novità d'altrove. In pochi decenni, abbiamo vissuto cambiamenti epocali, adottato più o meno acriticamente nuovi modelli di identificazione ed archiviato al contempo - come obsoleti - gli antichi costumi, i valori, le radici culturali e linguistiche.

Ci hanno venduto un kit di illusioni: il mito dell'eterna giovinezza, l'estrema importanza dell'aspetto esteriore, l'onnipotenza del denaro, l'inutilità della cultura; ed ora ci viene presentato il conto: ciò che un tempo si considerava valore, oggi ha solo un cartellino col prezzo! Molto salato, tra l'altro, perché pagato in termini di dignità umana.

Tra di noi serpeggia lo scontento, per cui ci mettiamo alla ricerca di soluzioni, di modelli alternativi che spesso si rivelano anch'essi fallimentari, lasciando spazio ad un profondo sconforto. Eppure bisogna insistere, restando fedeli a quello che molto tempo fa diede la valenza precipua della nostra vita, quando dal mare venne a noi il sogno di metter l'Uomo a misura di tutte le cose.

Di quel passato abbiamo molti resti, tanto preziosi  quanto trascurati; il compito di preservarli resta affidato spesso - troppo spesso! - a pochi volontari animati dalla generosità e dal coraggio tipici dei sognatori. Le testimonianze di fedeltà al nostro vero essere possono seguire vari percorsi. Claudio Panaia ha scelto quello di una tesi di laurea sull'antica colonia achea Καυλωνία. Un ritorno a casa anche questo. Un ritorno al passato per ricercarvi radici, legami, prospettive. Un invito a ritrovare la nostra autenticità, affinché essa ci doni il necessario equilibrio fra il nuovo che confonde ed il vecchio solo apparentemente inutile.

Noi abbiamo un estremo bisogno di combattere la spinta ad andar via - realmente o solo col pensiero - rinnegando come matrigna la nostra terra.  Abbiamo l'impellenza di declinare "sogno" e "speranza" come linfa vitale per progettare il futuro. Ma, soprattutto, abbiamo l'urgenza di "tornare a casa" dentro di noi, riscoprendo e potenziando il legame con la nostra storia, le tradizioni, gli antichi valori, onde resistere al richiamo ingannevole delle odierne sirene che sanno solo vendere merci, in cambio della nostra anima. 

Rafforzare la coscienza di quanto ci sta accadendo permetterà di imprimere al presente ed al futuro la dinamicità ed il vigore necessari per annullare l'attuale stasi. E solo allora potremo valutare appieno la portata di questa frase che Fernand Braudel scrisse nell'introduzione al suo libro sul Mediterraneo: "Essere stati è una condizione per essere."

*Claudio Panaia, Caulonia, storia di una polis, Città del sole edizioni, 12 euro.