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Niente pacchia, zero pensieri, gay inesistenti: il brutto clima che cresce in Italia

Niente pacchia, zero pensieri, gay inesistenti: il brutto clima che cresce in Italia
pace    All’indomani del giuramento sulla Costituzione taluni ministri della Repubblica Italiana sembrano aver smarrito le regole del bon ton. Forse non le hanno mai effettivamente praticate, o più probabilmente, sfiancati dalle trattative per la formazione del governo ed esaltati per l’agognato potere esecutivo raggiunto manifestano, con potente carica espressiva, opinioni dense di significati extra testuali, su rilevantissimi e nodali argomenti che hanno lungamente affascinato gli italiani durante l’intera campagna elettorale. Nel corso dell’agone è chiaro che i termini forti non vengono risparmiati dalle forze in contesa, e anche il cittadino comune li tollera, anzi spesso li rimarca nelle chiacchiere con gli amici o sui social.

Ma a campagna finita, a Governo insediato, a giuramento prestato sui sacri principi fondamentali, a festa della repubblica celebrata, quale significato possono avere le espressioni: - è finita la pacchia-; - zero pensieri-; embè sono il ministro della famiglia- le famiglie gay non esistono-. Sono espressioni prive di stile e vieppiù intollerabili se pronunciate da organi di vertice delle istituzioni. È dunque appropriato il richiamo ai toni garbati e misurati, i proclami non servono più perché il momento è quello dell’azione responsabile non della rabbia per conquistare i consensi delle folle.

Le espressioni cariche di toni allusivi sono poco consone a chi rappresenta, in questo momento, l’intera repubblica italiana. Peraltro, le espressioni usate da due neoministri oltre che prive di stile, sono altresì poco veritiere, cioè infondate dal punto di vista della realtà in cui sono state pronunciate. E difatti: - l’Italia, per i migranti economici, da tempo che non riveste i caratteri del paese di bengodi e difatti, smantellato da tempo, anche per congiunture economiche sfavorevoli, lo stato sociale, coloro che sfortunatamente cercano una dignitosa “cuccagna”, sfuggono al suolo italiano per dirigersi verso altre nazioni.

- Il pensiero equivalente al numero zero rivolto al sindaco di Riace, significa che il ministro dell’interno non intende rivolgere lo sguardo a chi, per aver creato un modello sociale di accoglienza universalmente riconosciuto, ha manifestato particolare attenzione a coloro che, rifugiati politici e richiedenti asilo, sono tutelati da principi costituzionali. Aggiungo che l’articolo della Costituzione che prevede il diritto d’asilo per lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche è l’art. 10, norma contenuta nel testo sul quale il ministro ha prestato giuramento il giorno due giugno scorso.

– L’esclamazione embè usata dal ministro della famiglia a voler sottolineare, certo la famiglia legittima, pur essa tutelata dalla Costituzione, è un’espressione gergale, lievemente ironica e direi soprattutto inappropriata allorquando si portano i minori al seguito e occorre dare il buon esempio.

- Infine l’ultima espressione, rivolta alle famiglie composte da genitori omosessuali, ha manifestato una coloritura di forte provincialismo da parte del membro dell’esecutivo in quanto, proprio alle porte dell’Italia, le cliniche che utilizzano uteri in affitto, ovodonazioni ed altre tecniche per la maternità surrogata fanno affari d’oro, e con un viaggio di poche ore, si può divenire genitori pur appartenendo allo stesso sesso. Affermare, che le famiglie gay non esistono significa negare i diritti fondamentali a dei bambini, sempre più numerosi, che vivono sul territorio della repubblica italiana, che sono figli di italiani e che gradirebbero vivere ed affermarsi crescere in uno Stato effettivamente democratico.