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KAULON. L’archeologo Cuteri sulla protezione dell’area dal mare

KAULON. L’archeologo Cuteri sulla protezione dell’area dal mare
Delfino Terme
«Si è trattato di un lavoro molto complesso. Stiamo parlando di un’area di intervento che è lunga 450 metri, la massicciata invece è larga circa 25 metri. Il lavoro è stato realizzato con mezzi meccanici ma l’ho seguito scrupolosamente su incarico della Soprintendenza con Alfredo Ruga. È andato avanti con grande riguardo, nonostante il collocamento di macigni pesanti per realizzare la protezione dell’area archeologica dal mare».

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Ai microfoni di Tekne, sulle frequenze di Radio Ciroma, parla di Kaulon l’archeologo Francesco Cuteri, 55 anni, che aggiunge: «durante lo scavo son venuti fuori dei ritrovamenti archeologici che in parte si inseriscono nella tradizione di quanto era stato rinvenuto nell’area sacra, ma ci troviamo anche in presenza di nuovi elementi che ci danno delle indicazioni in aggiunta a quanto già conoscevamo. Indicazioni anche di rilievo, come pezzi architettonici. Alcuni elementi della parte alta del tempio dorico, frammenti di colonne e un vero e proprio macigno all’interno del quale in età classica era stata scavata, accuratamente con uno scalpello, una vasca. Ciò, quindi, rimanda al ruolo importantissimo, da noi indagato, che l’artigianato del metallo ha ricoperto nell’antica Kaulonia».

Archeologia a mare, salvaguardia, speranze

I “nuovi” oggetti scoperti da Cuteri, il padre contemporaneo del mosaico dei draghi e dei delfini, arrivano dopo le operazioni di messa in sicurezza del parco archeologico Kaulon, a Monasterace Marina, nell’area metropolitana di Reggio Calabria.

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Promosse dalla Regione e vigilate dai tecnici della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio – il Polo museale è presente con Rossella Agostino – le operazioni interessano due sezioni: il collocamento di massi di granito sulla linea di costa e la protezione della massicciata adiacente all’area magnogreca. Zona gravemente colpita, lo ricorderete, nel gennaio e febbraio 2014, dalla furia del mar Jonio che aveva minacciato il basamento del tempo dorico. Archeologia e storia a mare. Ora salvaguardia. E speranze? «Gli elementi più importanti ritrovati con questa campagna di scavo, che in verità è una supervisione all’interno di un progetto più ampio per proteggere il sito, sono nel Museo nazionale di Monasterace poco distante l’area. In un ventennio ­– ricorda Cuteri, con un po’ di malinconia per i traguardi raggiunti in loco – l’antica Kaulonia ha rappresentato un laboratorio straordinario coordinato dalla Soprintendenza archeologica in cui più università si sono confrontate, dalla Normale di Pisa alla tedesca Johannes Gutenberg di Mainz. Scavi con risultati straordinari. Che hanno riscritto un po’ la storia della colonia. E accanto a queste attività si è accompagnata una intensa produzione scientifica. […] Mi piacerebbe riprendere i lavori di scavo nelle Terme ellenistiche – aggiunge l’archeologo – che hanno portato alla scoperta dei mosaici di fine IV secolo a.C. raffiguranti i draghi, i delfini e l’ippocampo… Attendendo gli sviluppi del Ministero. Un laboratorio da tenere aperto».

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E i turisti, invece, attendono un parco degno della Storia che conserva questa antica “città”: in ogni reperto esposto, leggenda narrata, persona che ama la propria terra. Dovrebbero corrispondere sentieri per diversamente abili, moderni pannelli (digitali), telecamere e fari a prova di tombarolo... Kaulon merita, dunque, l’attenzione massima, una cura permanente perché nel panorama dei siti archeologici calabresi è una perla ancora tutta da scoprire, ammirare, propagandare, in Italia e all’estero.