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PALMI. La scrittura, la chiarezza, il potere. Discutendo con Carofiglio

PALMI. La scrittura, la chiarezza, il potere. Discutendo con Carofiglio
carof Qualche giorno addietro, nella cornice del Parco dei Taureani a Palmi, a conclusione del 5° Festival della Letteratura e del Diritto, si è tenuto l’incontro con lo scrittore Gianrico Carofiglio su un tema molto caro a tutti coloro che, per lavoro o semplice diletto, si occupano di scrittura, e cioè la precisione del linguaggio.

La cornice suggestiva del parco archeologico, il meriggio, la distesa degli ulivi, la vicinanza della torre saracena e lo sguardo verso il mar mediterraneo hanno reso la conversazione quasi metafisica, al pari di una pièce teatrale recitata, in un duetto ironico e gradevolmente surreale, dall’ex magistrato barese oggi scrittore a tempo pieno e dall’ideatore della manifestazione, il magistrato campano Antonio Salvati. A riecheggiare, quale leitmotiv di sottofondo, i saggi dell’autore barese:

- “Con parole precise breviario di scrittura civile “(Ed. Laterza) - e “Con i piedi nel fango (Ed. Gruppo Abele) quest’ultimo frutto di una collaborazione di Carofiglio con il professore Jacopo Rosatelli. Si tratta di opere, l’una del 2015 e l’altra del 2018 che, ad avviso dell’autore, vanno lette in rapporto di ideale prosecuzione, in quanto la matrice ideale, guardando “al mondo da sinistra” (cit. Con i piedi nel fango”) è quella di fornire uno strumento di meditazione sul ruolo attivo che ciascuno deve assumersi nella democrazia.

Ad avviso dell’autore è la chiarezza che costituisce il fondamento etico di ogni opera espressiva laddove la comunicazione va manifestata senza sofismi, senza manipolazioni, senza autoreferenziali quanto sottese manifestazioni di potere. Non solo il linguaggio del narratore deve essere curato e definito, perché l’essenzialità costituisce un pregio, ma anche quello dell’uomo di potere. In altri termini, se sono in gioco la democrazia ed i valori costituzionali, nella scelta del linguaggio da adottare, va bandita l’oscurità non necessaria.

La scrittura incomprensibile, va aborrita in quanto immorale, e la sanzione, necessariamente metagiuridica, è rivolta sia al potere politico e sia a quella parte di magistratura, che adottando un linguaggio inutilmente sovrabbondante e poco incline alla chiarezza contravviene al “progetto di verità” che deve costituire il substrato argomentativo di ogni sentenza.

Manifestando acutezza di intenti, ed evidenziando l’importanza delle garanzie costituzionali dell’incolpato, l’ex magistrato ha anche succintamente richiamato l’esperienza svolta presso la Procura antimafia di Bari ed ha ribadito che il linguaggio con il quale viene espresso un capo d’imputazione deve rispettare un’imprescindibile esigenza di chiarezza, in quanto la finalità prioritaria dell’atto è quella di consentire al destinatario di svolgere le proprie difese.

Al tramonto, allorquando il sole calante ha reso l’atmosfera rarefatta, l’autore, cogliendo al volo la suggestione che la soprintendente ai beni archeologici, Annamaria Guiducci ha fornito nell’indirizzo di saluto nel definire il parco archeologico “un luogo dell’anima”, ha mostrato l’utilità di riscoprire espressioni di uso comune come “sporcarsi mani e piedi”, “indignazione” e “approssimazione” in senso etico, al fine di definire i valori veri della società, rifuggendo lo sdegno quale esplosione di rabbia micidiale imperante nelle piattaforme social allorquando, come nel momento attuale, si verificano tensioni sociali.