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Marcello Fonte non è uno sfigato

Marcello Fonte non è uno sfigato
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Ha vinto perché è bravo. A Cannes è stato il migliore. Se non è così dovrebbe rispedire sulla Croisette la palma d'oro. Il cinema, la vita non sono la partita a carte col bambino, la vittoria non è una concessione benevola dei nonni.

Marcello non è un poveretto di Arghilla a cui si è dato un risarcimento perché è cresciuto in una casa di lamiera. I poveri nel mondo rappresentano la maggioranza. Si danno da fare per trovare una propria via. È naturale. Ma non sono fenomeni da baraccone. Lo sono invece i retori che allo scatto di Chi, secondo loro, rappresenta la categoria del disagio, devono stigmatizzarne la sfiga per esaltare la bontà del sistema, che magnanimo concede vie agli sfigati.

Si rassegnino questi figliocci di De Amicis. Sfigati loro e tutta la loro insopportabile bontà. Marcello le lamiere le ha menzionate per l’emozione non per esaltare la bontà della concessione. Forse per denunciare l’arroganza dei pochi verso noi tutti che a ogni nostro scatto ci tengono a precisare che sia una loro concessione.

Il mondo davvero è un circo. I fenomeni da baraccone sono i donatori e non gli animali che si vogliono ammaestrate. Marcello a questo giro di giostra è stato l’acrobata dei poveri. Il trapezista di noi calabresi che molti vorrebbero trattare come fenomeni da baraccone. E che a volte sono semplicemente migliori anche se qualcuno li ha infilati nelle case di lamiera.