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Politica e letteratura. E’ possibile una narrazione diversa della Calabria?

Politica e letteratura. E’ possibile una narrazione diversa della Calabria?
poesia E’ possibile una narrazione diversa della Calabria?

Si tratta di una domanda non facile che, però, l’attuale governo regionale guidato da Mario Oliverio sembra si stia ponendo con meritevole impegno. A partire da un approccio diretto con i maggiori scrittori calabresi. Si sono già svolti alla Cittadella regionale due interessanti incontri con Gioacchino Criaco, che ha presentato il suo recente libro “La Maligredi”, storia straordinaria ispirata alle lotte delle lavoratrici di gelso della piana, e con Mimmo Gangemi, che ha presentato “La signora di Ellis Island”, capolavoro epico, che narra la storia di una famiglia di contadini calabresi, che attraverso l’emigrazione in America, nei primi del Novecento, inizia la propria odissea verso il riscatto sociale.

Si tratta di due opere magistrali che rappresentano due Calabrie diverse davanti allo specchio, rappresentate con forte realismo, in tutti gli aspetti più caratterizzanti ed evocativi. Da una parte una Calabria segnata dalla miseria, dallo sfruttamento violento del lavoro sui campi, che sfocia nella lotta, il primo sciopero delle donne, le gelsominaie, che trovano il coraggio di incrociare le braccia dinanzi alle vessazioni del padrone; dall’altra la saga di una famiglia che lotta con il lavoro, il sacrificio, il dolore della lontananza dai propri affetti per tentare di modificare l’“immutabilità” sociale, culturale, economica della vicenda calabrese. Sono pagine indimenticabili che rimarranno per sempre nella grande letteratura mondiale.

Nel corso della recente Fiera del Libro di Torino, nello stand della Regione Calabria, l’assessore regionale alla cultura Maria Francesca Corigliano, ha promosso una serie di incontri proprio con gli scrittori calabresi, da Carmine Abate a Gioacchino Criaco a MImmo Gangemi, certamente con l’intento di avviare una riflessione corale sulla opportunità di stimolare un diverso modo di rappresentare la “questione calabrese”. Ovviamente nel rispetto delle diverse peculiari sensibilità degli autori, che mai come in questo momento stanno conoscendo un forte e meritato riconoscimento da parte di un pubblico sempre vasto e della critica, anche a livello internazionale.

Naturalmente la risposta degli scrittori non poteva che essere di grande disponibilità al dialogo, ma di gelosa salvaguardia delle proprie specificità artistiche. Lo ha detto chiaramente Mimmo Gangemi, anche nel corso della presentazione de “La signora di Ellis Island” alla cittadella regionale, rivendicando, in ogni caso, la libera espressione delle sue “intuizioni “, che nel momento in cui si manifestano non fanno i conti con i problemi “politici” della Calabria, anche se poi, allorquando le intuizioni diventano narrazione e romanzo, i personaggi sicuramente incidono nella realtà e nell’immaginario del lettore. Ci troviamo, evidentemente, davanti ad una grande questione politica e culturale, di cui forse per la prima volta si prende coscienza e viene alla ribalta e affrontata in una sede istituzionale.

Bene, allora, l’appello al mondo della cultura perché dia una mano nel difficile lavoro di ricostruzione di una immagine della regione, ribaltando quella stereotipata e a tutto tondo negativa, che viene irradiata dai media e percepita dall’opinione pubblica nazionale e internazionale. Va in questa direzione una felice intuizione del Vice presidente della giunta regionale Francesco Russo, che ha ben espresso, sempre in occasione della presentazione del libro di Gangemi, il rapporto dialettico e, forse preponderante, della sovrastruttura culturale rispetto alla struttura economica. Ed in questo senso il riscatto economico e sociale non può che essere guidato dalle grandi intuizioni ideali e culturali che, finalmente dovranno accadere anche in Calabria, attraverso, innanzitutto una rigenerazione della politica in tutte le sue espressioni.

E‘ chiaro che bisogna lottare contro lo scetticismo dei calabresi e il grande impatto negativo della realtà regionale.

Perché la narrazione sulla Calabria prima che i romanzi di grandi scrittori come Abate, Criaco, Gangemi e ancor prima Alvaro, Repaci, Strati, la fanno drammaticamente i dati ISTAT, le tabelle economiche europee, le cronache quotidiane di una politica incapace e spesso corrotta. Ma anche le grandi coraggiose inchieste sul campo e sulle pagine dei libri di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso. E le denunce del Presidente della Commissione Episcopale Calabrese Vincenzo Bertolone. Fino a quando continueremo a leggere che a Crotone lavora un giovane su dieci, sarà difficile, se non impossibile ritenere che possa sensibilmente modificarsi in meglio la narrazione della qualità della vita di questa sfortunata terra.

La stessa grande questione che riguarda la rappresentazione e l’incidenza della ndrangheta, come componente strutturale della questione calabrese, richiede sicuramente un salto di qualità dell’approccio e di cancellazione di tutte le possibili zone d’ombra da parte della politica e della migliore intellettualità, attraverso un univoco discorso di condanna senza se e senza ma. Pur dovendo stare attenti alla narrazione pandranghetista che si fa della Calabria, per non dover affermare amaramente, come sostengono intellettuali come Gioacchino Criaco, che, purtroppo, “se domani mattina la ndrangheta scomparisse, la Calabria sarebbe ugualmente sommersa dai guai” .