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L’INTERVENTO. Saviano di Gomorra e quello di oggi

L’INTERVENTO. Saviano di Gomorra e quello di oggi
gomorra A distanza di più di dieci anni dall’esperimento narrativo di Gomorra ci ritroviamo ancora una volta a discutere di Saviano, del suo operato cinematografico e letterario, del suo essere personaggio, e con riferimento alla Calabria, dei suoi improvvidi interventi riguardo agli abitanti di San Luca e dell’intero comprensorio dell’Aspromonte. Mi soffermo brevemente sugli esordi dell’improvvisato giornalista in quanto è storia nota quella della piccola redazione del quotidiano “Il Manifesto” aperta a Napoli, in uno piccolissimo spazio del centro antico della città, al fine di documentare alla redazione nazionale la situazione reale dell’intera Campania. A quella data, quella di Saviano assieme ad altri amici, è stata certamente un’iniziativa spinta da un bisogno di verità comprensibile e lodevole, in un momento storico in cui sia le malefatte dei casalesi che le conseguenze dell’inquinamento del territorio nella “terra dei fuochi” erano pressoché sconosciute.

Prima di Gomorra quasi non si parlava di rifiuti, si disconosceva la problematica ambientale, dopo Gomorra e grazie a quell’esperimento a metà strada tra l’autobiografia, il documentario e il saggio si è verificata una imponente presa di coscienza riguardo al problema dell’inquinamento del territorio e della pervasiva nocività delle multinazionali che si occupavano di smaltimenti.  

Tuttavia, a distanza di anni, ed aumentata la consapevolezza del pubblico riguardo alle penetrazione della malavita nei gangli vitali dell’economia, dobbiamo constatare che il genio di Saviano è rimasto fermo, non si è evoluto dal punto di vista narrativo: le potenti descrizioni cariche di pathos del giovane che in scooter girava sulle scene del crimine napoletano, sono identiche a quelle che emergono dalle più recenti opere e soprattutto si manifestano come un diluvio di notizie francamente disturbanti e ripetitive, non solo, ma anche già acquisite dal pubblico di ogni età.

Quello stesso lettore che ieri si stupiva di “Gomorra” oggi si ritrova a leggere senza grande partecipazione emotiva, trame standard e figure che replicano tristi personaggi tratti dalle cronache giornalistiche nazionali.

Nulla dell’autore appare autentico e realisticamente sentito, nulla più sorprende. Del pari, prive di significato innovativo appaiono le prove cinematografiche ricalcata sulle serie televisive americane. Seriali ed aggiungo, dannose sotto il profilo educativo per via dell’eventuale meccanismo di identificazione, le estenuanti riprese di periferie urbane in cui scorrono: fiotti di sangue sui marciapiedi, sesso senza necessità descrittiva, violenza gratuita all’unico scopo di far inorridire lo spettatore non certo di suscitarne la coscienza critica o di stimolarne civili sentimenti di ripulsa.

Così tra vicende narrate e riprese video il mondo di Saviano è da anni quello delle vite miserabili dei soldati delle organizzazioni criminali in guerra perenne gli uni contro gli altri. La società civile sembra non esistere, le vere dinamiche del potere capitalistico vengono deliberatamente ignorate, i guasti sociali della crisi economica al Sud neppure sfiorati, le problematiche della costante emigrazione non colpiscono né l’uomo né l’intellettuale. Sembra proprio che il nostro autore sia fermo a quel primo fortunato e brillante esordio e debba ancora crescere, divenire maturo dal punto di vista dei contenuti etici della narrazione. L’intellettuale adulto non è certo il tuttologo delle risposte pronte, è piuttosto quello che si fa carico delle criticità del reale, cercando soluzioni, è quello che si interroga al fine di fornire percorsi di pensiero alternativi, non è un giramondo specializzato nel descrivere le cloache dell’Italia contemporanea.

L’auspicio che mi sento, da lettrice, di rivolgere al nostro autore, proprio in occasione delle riprese in Calabria, è dunque nel senso della obiettiva meditazione sul rapporto intellettuale/società al fine di una serena evoluzione del genio narrativo, un benevolo richiamo ad una musa ispiratrice più complessa di quella solitamente adottata affinché le parole e le immagini da divulgare in futuro abbiano carattere di novità e percorrano la giusta direzione dell’impegno civile e della soluzione dei problemi.