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Salvini in Calabria. Ulisse, Nausicaa e la cultura dell'ospitalità nel Mediterraneo

Salvini in Calabria. Ulisse, Nausicaa e la cultura dell'ospitalità nel Mediterraneo
salvi In occasione della visita del ministro dell’interno Matteo Salvini in Calabria mi chiedo se sia opportuno consegnargli omaggi gastronomici o floreali ovvero se sia più proficuo e adatto alla situazione attuale accogliere l’uomo e il personaggio pubblico con un canto mitico di benvenuto.

Proporrei il canto sesto dell’Odissea.

Si tratta dell’incontro tra Ulisse e Nausicaa su una spiaggia che secondo alcuni storici locali si identifica con la piana di Lamezia, - luogo ove probabilmente l’aereo presidenziale atterrerà - ed anche se non dovesse essere identificabile, il luogo del mito con una spiaggia italiana, la visita del ministro avrà luogo all'interno di un territorio per la gran parte magnogreco, intriso in altri termini di cultura ed abitudini che risalgono ad epoche lontane e che permangono nei tratti comportamentali di ognuno di noi.  

La storia è nota: Nausicaa, nei pressi di una spiaggia, intenta a giocare con le ancelle, scopre dietro ad un cespuglio un uomo nudo coperto di salsedine ed invece di sfuggire allo straniero, come fanno intimorite le ragazze che l’accompagnano, resta in attesa.

Ulisse invece si chiede: “Ahimè, alla terra di quali uomini nuovamente son giunto?
Saranno violenti, selvaggi e ingiusti, o amici degli stranieri e rispettosi degli dei?” (Odissea, l.VI, vv.119-121)

E facendosi coraggio si avvicina pronunciando parole di ossequio. “Mi inchino a te, signora: sei una dea o una donna mortale?”. “…Indicami la città, dammi un cencio da gettarmi addosso, [….].

Il motivo del richiamo a Omero ed al famoso canto dell’ospitalità, non è, come si potrebbe facilmente pensare, mirato a riproporre all’uomo politico le problematiche dell’immigrazione e dei respingimenti bensì ad una più profonda riflessione sulle dinamiche del linguaggio e dell’incontro tra gli esseri umani. In fondo l’incontro tra Ulisse e Nausicaa rappresenta simbolicamente il raggiungimento di un punto di approdo territoriale e morale oltre a rappresentare l’incontro misterioso tra un uomo e una giovane donna. Ebbene, l’autore dell’Odissea, né alla principessa Nausicaa, né al naufrago consente parole sconvenienti, violente, rabbiose come quelle che quotidianamente vengono attribuite al ministro Salvini nel corso delle “esternazioni” che compie su vari argomenti di attualità. E allora perché non ricominciare dal linguaggio per affrontare in modo rispettoso ogni inizio? Perché non riproporre dinamiche di comprensione reciproca, adottando un linguaggio corretto così come esprime l’autore dell’Odissea nel manifestare il pensiero dei due sconosciuti?

A te gli dei concedano tanti doni, quanti in cuore ne desideri,

un uomo, una casa e la concordia serena,

come compagna. (VI, vv.178-182).

Nausicaa in fondo non si getta tra le braccia del naufrago, rimane composta in attesa, soccorre e mantiene la propria integrità morale, Ulisse accetta l’ospitalità e prosegue il viaggio grato di essere stato soccorso. La civiltà si misura dalla cultura e dall’elevatezza del pensiero, i barbarismi, sia nelle parole, sia nei fatti, non appartengono di certo alla storia dei popoli che si affacciano, come l’Italia e la Grecia sul Mar Mediterraneo.