Direttore: Aldo Varano    

LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. I fatti di Casignana di Mario La Cava

LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. I fatti di Casignana di Mario La Cava
«E quel giorno, ch’era un bellissimo giorno della fine di novembre – era l’anno 1919 e i viveri aumentavano giorno per giorno paurosamente – essi diedero il primo colpo di accetta ai tronchi degli arbusti, per liberare la terra. Su quella terra avrebbero piantato il grano e le patate e i pomodori e i peperoni. Il ben di Dio avrebbero fatto contro la fame. Ed avrebbero guidato la capretta, senza timore che i guardiani di don Luigi gliela ammazzassero, se l’avessero trovata che pascolava nei campi padronali. Con quelle legna, tante legna, si sarebbero riscaldati durante l’inverno; e se ci fosse stata la fame, non l’avrebbero sentita perché dice il proverbio che l’uomo col pane morì, ma col fuoco sopravvisse.»

L’occupazione delle terre di Caraffa era già fallita, ma i contadini di Casignana erano convinti che avrebbero vinto: «non avevano fatto la guerra per morire di fame una volta tornati a casa», «c’era stata la legge Visocchi che concedeva le terre incolte ai contadini delle cooperative» e «i casignanesi avevano alleati capaci».

Per essere certi di vincere, «Casignana non si mosse finché non venne l’autorizzazione del prefetto di occupare legalmente la foresta Callistro, dando pure istruzioni perché fosse equamente distribuita tra i membri della cooperativa. Sembrava che ogni pericolo per essi fosse stato escluso. Tutto sarebbe stato facile e bello nell’avvenire.»

Ma le manovre, più sottili, della proprietaria, la principessa di Roccella, e quelle, più grezze, di don Luigi Nicota, spalleggiato dai quattro figli maschi avuti con una serva e appena riconosciuti, riescono ad avere la meglio sul debole movimento socialista, rappresentato dal dottor Staltari, dal fratello don Micuccio, presidente della cooperativa “Giuseppe Garibaldi”, dal falegname Antonio Romeo e, soprattutto dal cognato di Staltari, Filippo Zanco, medico infaticabile nel curare i poveri colpiti dalla spagnola e capace di una visione politica più alta: «Non era solo questione d’impossessarsi di un po’ di terra per lavorarla; erano altri i principi che venivano affermati, della fraternità e della dedizione.»

Con la complicità di uni Stato classista, che già si compromette con l’incipiente fascismo (qui incarnato dal medico Carrieri), e di un clero, difensore degli interessi dei più ricchi, quello che avrebbe potuto essere l’inizio di un piccolo benessere per decine di contadini si trasforma in una carneficina: «In tutte le battaglie ci sono morti e feriti dei quali i superstiti non sanno che farsene. Questa volta i carabinieri si caricarono di tre morti e di sei feriti da portare a spalla; non ricercarono i feriti leggeri, non li videro negli anfratti del terreno; erano poco meno di cento, quasi un esercito folle senza armi con le quali combattere.»

La sconfitta dei contadini segna un arretramento storico: «Così che quando il ministro Bottai arrivò a Casignana da Roma, con i suoi aiutanti, a studiare gli effetti della pacificazione realizzata dagli squadristi, dopo il doloroso episodio delle Croci, in cui l’ordine pubblico era stato turbato dai contadini, che avevano pagato caro il loro ardire, egli trovò che tutto era ritornato normale in paese. (…) Il paese era ricco, egli lo aveva potuto constatare al pranzo di gala, offerto con magnificenza signorile dal proprietario don Luigi Nicota, in riconoscimento del potere che gli era stato restituito dai fascisti. Ne avrebbe parlato al Duce per qualche onorificenza.»

I fatti di Casignana di Mario La Cava racconta, con asciutta sobrietà, la sconfitta di una speranza di giustizia sociale: un possibile rinnovamento bloccato nel sangue con la conseguente immobilizzazione della società calabrese ancora per decenni.

La prima edizione, Einaudi 1974, costava 3000 lire. Oggi, fuori catalogo, si trova, su Amazon, per i collezionisti, a 69, 97 euro.

Andrebbe riedito. Perché è un gran bel libro. E perché ha molto da dire anche sull’oggi.