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LA CALABRIA DEL CINEMA

LA CALABRIA DEL CINEMA

porto oercchio

Questo è un momento d’oro per il cinema calabrese. Niente illusioni, non siamo diventati improvvisamente la Hollywood d’Italia o la nuova Cinecittà. Semplicemente è sorta una generazione di ottimi cineasti che hanno preso il volo entrando nei circuiti dove si producono film di qualità.

Nella serie TV “Il Miracolo” ha svolto un ruolo importante (decisivo per la storia) Alessio Praticò, attore reggino, con una interpretazione di grandissima qualità; la drammaticità intensa e l’espressività del suo viso hanno impressionato il pubblico.

A Cannes la vittoria dell’altro reggino Marcello Fonte ha fatto di lui una celebrità, fama tutta meritata per l’eccezionalità della sua interpretazione in Dogman, il film di Garrone che sta facendo incetta di premi. Un attore straordinario, che adesso riceve richiesta d’ingaggi da tutto il mondo.

E poi il regista Fabio Mollo, ormai consolidato narratore di emozioni, autore di film acclamati dalla critica e ben accolti al botteghino, che potete tranquillamente trovare tra le scelte della pay-tv sotto la voce “Cult”. Un cult, appunto.

Nomino loro tre ma ce ne sono tanti altri, attori e registi e operatori di ogni tipo, animati da autentica passione cinematografica.

Importante anche il riscontro dei film tratti da romanzi di autori nostrani: I libri di Criaco e di Gangemi, tradotti in film di grande successo, e gli altri ancora che verranno.

Questa è la Calabria autentica. Il vero cinema della vera Calabria.

Poi c’è quello parziale, a volte persino falso.

La Calabria viene rappresentata come un luogo tetro, ricco di ceffi, di miserabili, di aguzzini. Montagne inaccessibili, capra, tarantella, pugnali, pistole e fucili, cibo, tanto cibo, e vino, tanto vino.

Una realtà che senza dubbio esiste, ancora di più ad esempio nel 1973, anno in cui è ambientata la serie TV “Trust” trasmessa di recente (produzione americana, un cast di grande spessore internazionale, con Donald Sutherland, recente Oscar alla carriera, gli italiani Luca Marinelli, e Battiston e ancora il reggino Alessio Praticò), ma che è soltanto parziale, didascalica, iconografica della nostra terra.

Per non parlare delle facezie, paragonabili alle stupidaggini dei nostri spaghetti-western, della sceneggiatura che punta sull’effetto spettacolo più che al racconto di una pure abbozzata verità: così il porto di Gioia Tauro, nella puntata conclusiva, viene costruito a forma di orecchio perché realizzato con i soldi del sequestro di Paul Getty III a cui, come è noto, era stato amputato proprio l’orecchio.

Una fantasmagorica conclusione, talmente comica da debellare la portata tragica del racconto, che invece è intensa. Mostrano anche la foto del porto, ruotandola per dimostrare che somiglia (vagamente) ad un orecchio e giustificare così la trovata. Io ho riso per cinque minuti, magari c’è chi ci crede. 

Il film sullo stesso episodio (il sequestro Getty), uscito un paio di mesi fa, s’intitola “Tutti i Soldi del Mondo” è firmato da Ridley Scott, e ho detto tutto; ma anche il grande regista, sicuramente meglio di quanto visto in Trust ma con la stessa chiave fumettistica, racconta una Calabria agro-pastorale feroce, povera e malridotta.

Curiosità: nel film di Scott c’è anche Marco Leonardi, tra gli interpreti di Anime Nere, il film di Munzi sull’opera prima di Criaco: in quel caso però il suo personaggio era fornito di quei chiaroscuri che rendono reali le storie, come tutto il film, che continua ad essere tra i pochi ad aver rappresentato in maniera equilibrata alcune situazioni della nostra terra.