Direttore: Aldo Varano    

E’ una generazione “saltata” quella dei quarantenni rimasti in Calabria?

E’ una generazione “saltata” quella dei quarantenni rimasti in Calabria?

gperduta

New adult, generazione perduta, bamboccioni, falliti. Coraggiosi, intraprendenti, forti. Si sprecano le etichette e gli aggettivi per parlare dei quarantenni e di quanti, nonostante studi e master, ancora non hanno realizzato tutto nella vita senza, tuttavia, gettare la spugna. Anzi, spesso neanche la metà di quel che avevano progettato riescono a tenere stretto nelle proprie mani, diventando dei funamboli di giorno e di notte. Sarà che nella vita non andrebbe definito nulla, ma solo tentare di viverla appieno. Sarà che quando pensi ai tuoi anni dell’Università, a quelle ore sui libri, a quei sentimenti contrastanti del vivere lontano da casa pensando di mettercela tutta per non deludere te stesso e i tuoi genitori, guardi con tenerezza a quella persona, all’altra te, quasi a volerla consolare e a dire che non è l’unica. E non molli. Reagisci con i fatti quando ti dicono che la “situazione è questa”, che “non la vivi solo tu”. Reagisci con i fatti quando ti dicono “come fai a far tutto?”, “quanti lavori hai detto?”, quando pensi che anche se di giornalismo non si vive, quelle dita sulla tastiera diventano essenziali per parlare con gli altri, e dare balsamo alla tua anima. Quando continui a cercare, a inventarti ogni giorno, a studiare, perché sei anima e mente, sei di quelle che non si vuol far gettare a terra.

Ridi. Respira. Vivi.

Sì, perché se in questo Sud non ti inventi qualcosa di concreto, di autentico non riesci neanche a sopravvivere. E spuntano mille lavoretti tanto da farti ritenere fortunata se sbatti la testa ovunque, se porti il tuo corpo assonnato e stanco in giro per non mollare, se quella forza che ti spinge a non darla vinta al caso, a non sentirti né a farti sentire una fallita, ti pulsa in ogni piccola cellula, alimentando poi le sinapsi. Sei viva, puoi dire che sei ancora viva

Sei viva quando la rabbia ti riempie le vene. Quando vedi la meritocrazia farsi benedire, chiedendoti se il cambiamento, a cui tutti aspirano, tanto decantato, davvero lo vogliono. Le poltrone rimangono quelle, ma noi ci accampiamo anche fuori, oltre i confini, per non perderci, per non farci schiacciare. Lavorando. Sperimentando.

Discorsi sulla resilienza, sulla ricrescita (non quella dei capelli!), sulla valorizzazione del Sud, di questi territori che, da anni, ripetiamo di non saper comprender appieno né investirci a dovere, ne abbiamo sentiti troppi. Si sprecano le relazioni degli studiosi, si firmano convenzioni, si stringono legami, si intrecciano reti: qualcosa sta cambiando, ma non per tutti. Certo, mica al banchetto possono partecipare tutti i commensali! Ma mi chiedo se chi è a capotavola sa della fame, della dignità, della laboriosità di chi ascolta spezzare il pane, guarda le briciole cadere sul tavolo e poi gettarle per terra, sente l’odore del vino e il veloce gozzovigliare. Respira. Respira.

“Hai deciso di restare qui. Lo sapevi che non era facile”: ah! quante volte ce l’hanno ripetuto. Magari con l’accento ormai modificato, magari guardandoti come un’eroina, come una persona forte e attaccata alla terra. Se si tratta di intelligenza o di vigliaccheria non saprei. So che in questa Calabria io ci sono voluta tornare, di questa generazione di quarantenni di cui i governanti (forse non tutti) si sono dimenticati. Se non con scrollatine di spalle e parole di circostanza. Ebbene, a chi ha il compito di poter instaurare un ponte, effettivamente, concretamente, “fattivamente” (tanto per riprendere un avverbio che nei convegni rimbalza tra le promesse) ascoltare e indicare una strada percorribile insieme, dico di pensare alle storie che si nascondo dietro i volti sorridenti di una generazione saltata, che fa le giravolte per non essere dimenticata. Una generazione che vive con una stampella, mica assegnata per gloria, ma inventata da ognuno di noi per non cadere. E andiamo avanti.

Il Sud? Ce la potrà fare. Ha le sue bellezze, questa nostra terra; ha la sua natura, le sue risorse sconfinate. Ha le sue donne e i suoi uomini; i bambini che crescono; i nonni che vogliono lasciare in eredità affetti, sogni e riti; gli stranieri che danno sapore a giornate assolate e uggiose. Cultura. Accoglienza. Futuro. Ha le sue piaghe e i suoi amori, la Calabria. Ha la forza di reagire, di spingersi oltre le parole. Ha la caparbietà di sbatterti la porta in faccia, di infangare un sogno, di indurre a fuggire. Di spingere molti a rinnegarla per poi rimpiangerla da lontano. Ha le sue contraddizioni. Possiede tutto e tutto (il niente per noi non esiste). Ma ha bisogno di ognuno di noi per poter imboccare la via principale e non far sentire più nessuno tra gli ultimi, bensì sempre tra i primi di una regione che crede nelle persone e nelle loro storie.

Perché ognuno è parte di un tutto.

Perché ognuno è parte di una terra.