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CALABRIA. Musei, quanto incidono le imprese culturali?

CALABRIA. Musei, quanto incidono le imprese culturali?

chiostro

Come si misura una buona performance di un museo? Il privato aiuta? E quanto pesano i contributi pubblici sul bilancio? Quando si valuta l’attività di un museo e del suo management la capacità di attirare il pubblico è il primo elemento considerato ma non rappresenta l’unico parametro di analisi. Altri indicatori fanno luce, infatti, sulla qualità dei servizi offerti e sulla loro sostenibilità economica.

Secondo il rapporto 2018 di Federculture, un’inchiesta che fa il punto sulle imprese culturali, il modello “commerciale” è vincente nei musei autonomi del Mibac che si reggono quasi esclusivamente sui ricavi. I dati del dossier rivelano che il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria ottiene 8 euro di ricavo da ogni visitatore pagante. Questa ipotesi non può essere impiegata all’infinità di musei civici presenti sul territorio nazionale che, al contrario, non godono di autonomia gestionale e finanziaria.

Leggendo i dati Istat, contenuti nel rapporto 2018 sul benessere equo e sostenibile, emerge che nel 2016 la spesa corrente dei Comuni calabresi investita per la tutela e la valorizzazione di beni e attività culturali è di 8,1 euro pro capite. Contro i 16,6 euro ad abitante dei comuni piemontesi o i 22 euro pro capite spesi dai municipi nel Lazio. Non va meglio se pensiamo alla partecipazione culturale nella nostra regione. Nel 2017, sempre secondo Istat, solo il 14% dei calabresi è andato al cinema e al teatro o ha visitato un museo. È il dato più basso d’Italia, con una media nazionale del 27% e nel mezzogiorno del 18,6%.

Tutto negativo per le imprese culturali? Non proprio: nel 2017 il valore annuale complessivo della spesa in cultura e ricreazione – da acquisto di giornali o spettacoli dal vivo a vacanze e hobbies – delle famiglie italiane è stato di 71,4 miliardi di euro, pari al 6,7% della spesa familiare complessiva, con una crescita del 2,6% sul 2016.

   In tema di investimenti privati e nuove fonti di risorse, secondo il rapporto di Federculture, l’Art bonus si «conferma uno strumento fondamentale di sostegno» al recupero e alla valorizzazione del patrimonio culturale da parte di cittadini ed imprese. In Calabria a luglio 2018 le erogazioni private alla cultura effettuate tramite Art bonus, partito nel 2016, hanno raggiunto la cifra di 18 milioni di euro. Il contributo dei privati al sostegno delle attività e dei beni culturali interessa il comparto culturale soprattutto per contenere la spesa pubblica. Poi si aggiungono le cifre sul turismo internazionale in Calabria, in aumento: nel 2017 la spesa dei turisti stranieri è quantificata da Banca d’Italia in 184 milioni di euro (nel Lazio in quasi 7 miliardi di euro). Tornando ai musei civici, si presenta una galassia di strutture che include castelli, palazzi storici e importanti collezioni ma anche casi non virtuosi per offerta didattica o uso delle nuove tecnologie e del digitale. A ciò aggiungiamo la carenza nei piccoli municipi di figure professionali competenti.

   «Nel 2018 abbiamo avuto più di 5.500 ingressi» dice l’archeologa Marilena Cerzoso, 51 anni, da 15 responsabile del Museo dei Bretti e degli Enotri di Cosenza che ospita reperti archeologici scoperti in città e provincia. Nelle presenze si registra un +20% rispetto al 2017. Cerzoso precisa: «a dicembre abbiamo anche riaperto il chiostro di San Agostino, ex convento seicentesco dove oggi c’è il museo, con la installazione Chiostro nel Tempo. E’ un motivo di grande soddisfazione, oggi è disponibile uno spazio utile per svolgere attività didattiche e iniziative collegate all’esposizione museale, l’amministrazione comunale intende inserirlo nel circuito culturale della città. Servizi digitali? Certo, abbiamo il sito, un totem multimediale e le classiche audioguide sono state sostituite da tablet e QR code».

    Il museo dei Brettii e degli Enotri, che contiene una collezione archeologica del tutto “indigena”, è di proprietà comunale. La gestione della biglietteria e della caffetteria invece dal 2015 è affidata, come in molti musei, ad una società, la Museion s.r.l., a cui dà consulenza Stefania Mancuso: «Siamo arrivati qui nel 2014 attraverso un bando regionale che destinava fondi comunitari ad imprese culturali, l’anno successivo il Comune ha affidato a Museion i servizi di valorizzazione e gestione del museo dei Brettii e degli Enotri per 5 anni. Paghiamo un fitto annuale e i proventi dei biglietti e della caffetteria li tratteniamo», racconta Mancuso. Quindi per il Comune nessun guadagno dalle attività del museo, a meno che la società non abbia attivi in bilancio.

«Cosa offriamo al visitatore? Visite guidate, laboratori didattici, biglietteria sempre aperta» racconta Mancuso, 51 anni, già docente di archeologia classica all’Università della Calabria. «È disponibile un percorso di visita dell’esposizione – anche per ipovedenti – attraverso i QR code, sui tablet inoltre ci sono due videogiochi: uno scavo archeologico virtuale e la costruzione della Metropoli dei Brettii. E il museo è accessibile ai non vedenti con il percorso di visita Toccare è Vedere», aggiunge.