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LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. Cécile Kyenge, intevista di Francesca Tuccio, Leonida ed

LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. Cécile Kyenge, intevista di Francesca Tuccio, Leonida ed

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Chi, il 28 aprile del 2013, ha visto in tv l’insediamento del governo Letta, probabilmente ricorda un piccolo episodio: l’istante di difficoltà su cui inciampò il funzionario del Quirinale, che via via speditamente annunciava i ministri che stavano per prestare giuramento, nel pronunciare il suo nome. Cécile Kyenge rappresentava, infatti, un’assoluta novità: prima donna afro-italiana, orgogliosamente nera, ad assumere la carica di ministro (nello specifico Ministra per l’Integrazione).

Di Cècile Kyenge, Leonida Edizioni ha recentemente pubblicato, nella collana Vite straordinarie, un libro-intervista a cura di Francesca Tuccio in cui la parlamentare europea racconta alcune tappe fondamentali della sua vita.

La venuta in Italia accompagnata dall’esortazione della madre: «Non tornare finché non trovi ciò che stai cercando. Devi essere forte, perché il tuo lavoro potrà un giorno salvare tante vite… (…) Vai avanti e non voltarti indietro.»

Il lavoro di medico – oculista che ha accentuato il suo interesse nei confronti dello “sguardo”, insegnandole a non abbassare gli occhi, come nella tradizione africana si fa per rispetto all’interlocutore, bensì a tenere la testa alta, in atteggiamento «fiducioso e fiero»: «Non più uno sguardo personale, ma collettivo, alimentato da quell’impegno politico e sociale che insegna a guardare verso un nuovo orizzonte di diritti.»: «A un certo punto della mia vita, mi sono sentita interpellata soprattutto dagli occhi dei migranti e dei “senza diritti” e così ho deciso d’impegnarmi in politica per inseguire i sogni collettivi di chi si batte per il riconoscimento della dignità umana e dei diritti di ogni persona.»

L’esperienza come amministratrice e la lotta, come ministra, per «il riconoscimento del diritto di cittadinanza con la proposta di nuova legge sullo Ius Soli, approvata alla Camera nel 2015 e naufragata al Senato nel 2017, a chiusura del Governo Gentiloni, per mancanza di coraggio politico e timori elettorali. Quella fu un’occasione persa per l’Italia: approvare quella legge avrebbe segnato una svolta di civiltà per il destino di quasi un milione di minori che ancora attendono di essere riconosciuti e avrebbe significato battere concretamente quelle barriere di discriminazione che dividono la popolazione in cittadini di serie a e cittadini di serie b, e che le forze populiste usano per alimentare campagne divisive basate sull’odio.»

I violenti attacchi sessisti e razzisti che la costringono a vivere tuttora sotto scorta e l’impegno come parlamentare europea: «Deve ancora maturare (…) la consapevolezza che le migrazioni siano un fenomeno inarrestabile dovuto al fatto che gli individui si spostano alla ricerca di benessere, un fenomeno che deve però materializzarsi senza che siano concesse deroghe alla promozione dei diritti fondamentali, mettendo al centro la persona, la sua dignità, la sua sicurezza e la sua protezione all’interno dell’Unione Europea con politiche di tutela nel breve e lungo periodo, non solo con misure emergenziali, ma coordinando la politica estera con quella internazionale, stabilendo strategie condivise con le organizzazioni internazionali tutelando in primis il diritto alla mobilità e il diritto di asilo. Questo è stato il fulcro della mia azione in Europa. Ogni tema mi è stato ispirato dalle esigenze emerse parlando con le persone, dall’attivismo nell’associazionismo di cui mi faccio garante per trasformare concretamente un progetto della società civile in un progetto politico.»

Cécile Kyenge, intevista a cura di Francesca Tuccio, Leonida editore, euro 10