23 aprile, giornata mondiale del libro. Ma in Calabria grande fuga dai libri

23 aprile, giornata mondiale del libro. Ma in Calabria grande fuga dai libri

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Quando ci interroghiamo su cosa possa fare originare lo scatto d’orgoglio che manca al nostro Paese, immaginiamo le risposte più disparate, tranne una, la più distante dal pensiero dominante: studiare e leggere. Studiare tutti e leggere tutti. Dal più anziano al più giovane. Dal Nord al Sud.

E’ quanto si auspica, ogni anno, dal 1996, per la Giornata mondiale Unesco del Libro e del diritto d’autore finalizzata a celebrare i molteplici ruoli del libro nella vita della società umana e per proporre una riflessione seria sulle politiche culturali, dove centrale resta l’educazione alla lettura e l’importanza delle biblioteche intese non solo come luogo di conservazione e di accumulazione, ma come centri vivi di rielaborazione e di produzione di cultura.

Per tradizione l’Italia è un paese dove si legge poco e finiamo in fondo alla classifica.  (…)

Secondo i dati dell’AIE (Associazione Italiana Editori) la Svezia è lo stato europeo con più lettori, il 90% della popolazione ha letto almeno un libro nell’ultimo anno. In Danimarca la percentuale è l’82%. Insomma, leggendo i dati europei l’Italia è agli ultimi posti nella classifica dei lettori: soltanto Cipro, Romania, Grecia e Portogallo dopo di noi.

Il principale ostacolo all’allargamento del mercato dei libri e dei quotidiani deriva dalle scadenti competenze alfabetiche degli italiani, ovvero di quell’ insieme di strumenti che consentono capacità autonome di lettura, comprensione e interpretazione di un testo. Inoltre, il valore più alto di conoscenze lo si riscontra tra i 16/25enni appena usciti dalle scuole superiori o dalle università (52%), mentre il 66% della popolazione adulta e addirittura l’88% degli anziani ha uno scarso bagaglio culturale. I bassi livelli di lettura sono dovuti anche ad un analfabetismo di ritorno

Il libro, dunque, oggetto silenzioso, insostituibile strumento di cultura, in Italia muore di freddo. Ma quanti sono gli italiani che leggono? Secondo le ultime rilevazioni ISTAT, pubblicate a dicembre scorso, i lettori italiani sono ancora in calo, passati dal 44,1% della popolazione di 6 anni e più del 2006 al 41% nel 2017.

Il divario tra uomini e donne si è consolidato progressivamente a partire dal 1988, anno in cui la differenza in favore delle donne era di 5,6 punti percentuali mentre nel 2017 è di 12,6 punti, valore stabile dal 2010.

Le età della lettura
Le quote più alte di lettrici si riscontano tra le ragazze di 11-19 anni: 65,1% tra 11-14 anni, 68,8% tra 15 e 17 anni e 62,7% tra 18 e 19 anni. Si scende sotto il 50% dopo i 60 anni. Per gli uomini le percentuali sono più basse in tutte le classi di età (dal 48,0% tra gli 11 e i 14 anni al 28% degli ultrasessantenni).

I “lettori forti”, ossia coloro che dichiarano di leggere in media un libro al mese, si riscontrano tra le donne (14,2%) e tra le persone tra i 65 e i 74 anni (17,4%). (…) I residenti nelle regioni del Nord-est e del Nord-ovest mantengono il primato in termini di abitudine alla lettura (49,0% e 48,0%). Il Centro si posiziona come spartiacque tra le ripartizioni con un 44,5% di lettori, quota che scende al 28,3% al Sud (valore minimo) mentre nelle Isole la realtà è molto differenziata, come nel 2016: si passa dal 25,8% della Sicilia al 44,5% della Sardegna.

Anche l’offerta di servizi (librerie e biblioteche) e iniziative collegate influenzano la propensione alla lettura. La tipologia comunale è un ulteriore elemento discriminante rispetto all’abitudine alla lettura che risulta molto più diffusa nei comuni centro dell’area metropolitana (49,1% di lettori) che in quelli con meno di 2mila abitanti (37,0%). (…) La propensione alla lettura di bambini e ragazzi è certamente favorita dai genitori che hanno l’abitudine di leggere libri. Ad esempio, tra i ragazzi di 11-14 anni legge l’80% di chi ha madre e padre lettori e solo il 39,8% di coloro che hanno entrambi i genitori non lettori.

Quale la situazione in Calabria? 
Penultima nella classifica delle regioni (dopo di noi la Sicilia) la Calabria col 26,1% di lettori che ha letto in un anno almeno un libro, con una media italiana del 41%. Sale al 57,7 la percentuale di chi ne ha letti almeno tre in un anno, mentre scende all’8,1 la percentuale di chi ne ha letti più di dodici. (…) nel 2015 la percentuale fu del 28,8, nel 2014 del 29,9 e nel 2013 del 34,5%.

I dati Istat indicano come dall’inizio di questo decennio ci sia stato un calo dei bambini che leggono, comune – anche se in misura diversa – alle varie fasce d’età. La fascia di età dagli 11 ai 14 anni è scesa dal 63,6% del 2006 al 55,9% del 2017, così quella dai 15 ai 17 anni dal 63,6% al 50,3%. Siamo ancora al di sotto dei livelli di qualche anno fa. Non va trascurato che questo calo è in parte sovrapponibile agli anni della crisi economica e dell'aumento della percentuale di famiglie in povertà assoluta.

Secondo Openpolis la percentuale dei minori che non ha letto un libro nel 2017 è stata del 66%. In tre grandi regioni del mezzogiorno, la già citata Sicilia, la Campania e la Calabria, più di 2 bambini e adolescenti su 3 non hanno letto libri nell'ultimo anno.

I dati mostrano che nel tempo è aumentata la quota di famiglie che possiedono libri: nel 2017 erano l'89,4%, ma dal 2009 in poi il 10% di famiglie ha dichiarato di non avere libri in casa. La Calabria è prima regione italiana ad avere la percentuale più bassa di famiglie che non ha libri in casa, il 17% ne possiede da uno a dieci, il 15% da undici a venticinque, il 4,5% più di quattrocento. Anche questo dato è praticamente costante da quasi un ventennio. Di fronte a questa evidenza, si pone il tema di garantire un'offerta pubblica adeguata, in questo caso a partire dalle biblioteche.

*già Dirigente tecnico USR Calabria