LE RECENSIONI da MARIA FRANCO. Il cammino degli eroi. Da Argo a Riace di Dan Faton (SE Alighieri)

LE RECENSIONI da MARIA FRANCO. Il cammino degli eroi. Da Argo a Riace di Dan Faton (SE Alighieri)
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«I calabrò le rivolte le sanno solo perdere, fin da quando cercarono di liberarsi dagli odiosi normanni, verso la fine dell’XI secolo, e poi tante altre volte, scoordinati, impulsivi, fino a quella del 1970, che il potere post sabaudo ha declassato a “insurrezione fascista”, per evitare di comprendere le ragioni di una popolazione bastonata dai suoi nuovi padroni, anche in questa finta democrazia. (…) Rivoltarsi per una bellezza rubata? Impossibile a una razza che, a furia di prendere bastonate, è diventata mandria e non popolo, pecora e non leone.»

Sebbene i suoi numerosi personaggi si muovano in tempi e luoghi molto differenti, Il cammino degli eroi. Da Argo e Riace del collettivo Dan Faton, ovvero Daniele Castrizio, Fabio Cuzzola e Tonino Perna, recentemente pubblicato da Società Editrice Dante Alighieri, è percorso tutto da un unitario sentimento risentito per quello che viene considerato un mancato rispetto alla giusta identità e alla vera storia dei Bronzi e, attraverso di loro, ad un intero territorio.

Più che una sola ipotesi sull’identità dei Bronzi e sul perché siano stati ritrovati nel mare di Riace, Il cammino degli eroi. Da Argo e Riace immette una serie di suggestioni che legano il professore reggino Ton, che «conosce tanti anni fa un giovane di belle speranze che si chiamava (e si chiama) Domenico Lucano», il professor Fa, amico di Jim, folle investigatore yankee, Dan, greco della Magna Grecia, amico di padre Nicodemo, il regista greco Mickailis, con il suo aiuto Andrea Lanuzza, James Perry del Dipartimento di Polizia di Seattle, ed altri ancora con ciò che è accaduto nella Colchide, ad Olimpia, a Polsi intorno al V secolo.

Qual è l’origine dei Bronzi? Quale legame c’è tra le statue degli eroi e la Grecia? I coloni le hanno rubate? E qual è il legame tra i Bronzi e i santi Cosma e Damiano le cui statue furono trovate «in fondo al mare. Apparvero a fine settembre in una giornata in cui lo Jonio era tornato piatto dopo una tempesta che sembrava un uragano?» Che cosa è successo a Polsi, dove «si riuniva il popolo della Magna Grecia, da tutte le parti venivano qui ogni anno per la festa di Demetra e per ascoltare l’oracolo, quando si è arrivati allo scontro tra un gruppo di greci che ancora adoravano i loro dei e i nuovi cristiani che con l’editto di Teodosio si sentivano investiti del potere-dovere di distruggere tutto ciò che era appartenuto al mondo dei miscredenti?» Perché in Calabria è stato rapito Paul Getty? A cosa corrispondeva il prezzo del riscatto? Che relazioni ci sono tra l’andrangheta, quel rapimento e la scomparsa di opere d’arte? Tutte le ipotesi che percorrono il libro aprono ad altre domande.

Con, alle spalle, una sorta di batticuore – «Chi è il Maestro dei Bronzi? Pitagora di Reggio, il più grande bronzista della storia dell’arte greca. Che coincidenza meravigliosa! Realizzati da un Reggino in Grecia, portati a Roma per secoli, e ora nella patria del loro Autore. Un miracolo!» – e dentro l’anima il dolore della Magna Grecia: «Il Male è maledizione a se stesso. Entri (negli scavi di Locri ndr), e ti chiedi se hai potuto vedere un briciolo della bellezza del teatro nella Calabria di oggi. Ti rispondi subito che non ne hai mai vista, che il denaro della corruzione e della violenza ha generato solo opere maledette da Dio, obbrobri da cancellare. Pensi all’andrangheta, che regna come un feudatario normanno, svevo, angioino o aragonese nella terra conquistata con la violenza: cosa ha costruito con i soldi sporchi di sangue? Solo orrori. Tutto lo sforzo criminale, tutta la violenza, per arrivare a godere di frutti maledetti: case e ville orribili, alberghi devastanti, abiti pacchiani e scomodi, auto di grossa cilindrata che deturpano luoghi e cuori.»

Dan Faton Il cammino degli eroi. Da Argo a Riace, Società Editrice Dante Alighieri, pp 131, euro 10