IL LIBRO. Esercizi di stile per un concedo, a cura di Maria Franco, Guida editore

IL LIBRO. Esercizi di stile per un concedo, a cura di Maria Franco, Guida editore

clat

Ho cominciato a insegnare a Nisida nell’ottobre del 1984. Nella primavera del 1985, ho raccolto testi in prosa e in poesia dei miei giovani allievi in una pubblicazione dal titolo Voci dal carcere minorile. Alla scrittura, in varie forme (prose sparse, poesie, testi teatrali, giornale d’Istituto, fotoromanzi, elaborazioni da libri letti, fino al complesso progetto Nisida come Parco letterario che ha prodotto otto libri di Racconti e un romanzo), ho dedicato gran parte dei miei trentacinque anni di lavoro nel carcere minorile. Sono convinta che la scrittura sia uno strumento privilegiato di autoconoscenza, sviluppo del pensiero, educazione alla riflessione, all’analisi, alla logica, alla critica. Scrivere è una possibilità, autonoma, personale, di ripartire da se stessi, liberando il proprio passato e orientando il proprio futuro e, insieme, un solido ponte verso il mondo Raccontarsi, per i ragazzi in carcere, vuol dire non essere passivi oggetti di una comunicazione (quella dei giornali, della tv, delle fiction) spesso stereotipata, ma soggetti che possono dirsi con autenticità.

Il Laboratorio Scrittura di questo mio ultimo anno a Nisida si è sviluppato lungo due linee parallele:

Un corso dedicato ad un piccolo gruppo di ragazze che, avendo già in precedenza partecipato al Laboratorio, avevano ripetutamente chiesto di poter realizzare, in classe, senza il supporto di professionisti della scrittura, alcuni racconti sul tema dell’amore. Da quest’attività sono derivati Sophia e Alessandro – Due voci per un amore di Valentina e i Blue rose e altri racconti di Sara.

  • Un corso di scrittura poetica, cui hanno partecipato venticinque allievi (dieci ragazze e quindici ragazzi). Partendo dalle Dieci lezioni sulla poesia, l’amore e la vita di Bernard Friot, abbiamo letto testi di alcuni autori soprattutto moderni e contemporanei, da Neruda a Salinas, da Hikmèt a Gibran a Franco Arminio, elaborando le poesie raccolte nella terza parte del libro, Chi scrive poesie è già libero un po’, nei capitoli Raccontarsi è imparare una lingua straniera, Questo è tutto ciò che so dell’amore, Io parlo in maniera non verbale. Al corso hanno dato un particolare contributo Angela Procaccini e Gianni Solla. La prima ha lavorato, con i ragazzi, soprattutto sulle emozioni che si possono trarre dai colori e dal mare confluite nel capitolo I colori delle parole e ha voluto dedicare a ciascuno di loro alcuni suoi versi (Oltre il buio vi aspetta la vita) Il secondo ha lavorato sul quartiere, la città, il paese di nascita dei nostri allievi e ha poi personalmente curato l’editing su quanto prodotto in classe, inserendo alcuni suoi versi tra quelli dei ragazzi nel capitolo A me piacciono più i criminali se no non sarei qua.

Il titolo del libro si riferisce apertamente al mio congedo da una lunga esperienza, umana ancor più che lavorativa, di cui sono infinitamente grata, ma vuole essere anche un auspicio per le ragazze e i ragazzi che nel corso degli anni, nel Laboratorio di Scrittura, mi hanno donato, con i loro entusiasmi e rabbie, ferite e dolcezze, silenzi e parole, qualche soffio della loro anima. Mi auguro che il loro congedo da quanto li ha portati a Nisida possa essere definitivo. E che, in questo processo, né facile né rapido né indolore, la scrittura sia (stata) come il sostegno d’un amico sincero.

*Esercizi di stile per un concedo, a cura di Maria Franco, Guida editori, 2019, 14 euro.

**Il disegno di copertina del volume, qui riproposto in foto è di Cecilia Latella.


P.S. A Nisida, negli anni, ho incontrato alcuni ragazzi e ragazze calabresi.

Questo è l’intervento che una ragazza calabrese, ospite di Nisida, mi ha dedicato alla presentazione ufficiale del libro

“Tieni questa, proviene dalla terra nostra.” Mi asciugo le lacrime e guardo la piccola conchiglia che questa strana maestra mi porge. La conosco da una settimana e ci ho già litigato più di tre volte, non capisco perché continua ad infastidirmi, non mi è mai interessato studiare, né tantomeno ho voglia di sentirla mentre spiega una qualsiasi, sono sicura che si arrenderà come fanno tutti. Forse mi sta dando questa conchiglia perché mi ha sentita piangere e le faccio pena, non vedo altri motivi. Allungo la mano per prenderla ed incrocio i suoi occhi con i miei, non vedo ombra di sorrisi falsi o pietosi, anzi, resta seria e riprende la lezione come se niente fosse, non mi parla, non mi guarda. Passa un’ora e, non appena le ragazze escono per fare pausa, mi chiama con voce ferma ma carica di calore. “Ho trovato questa conchiglia in riva al mare di Reggio, se ti sentirai lontana da casa, avvicinala all’orecchio e chiudi gli occhi, immagina di camminare lungo il Corso e di sdraiarti sulla spiaggia.” Lei mi guarda e mi sfiora la guancia, solo in un secondo momento capisco che voleva interrompere la discesa di un ricordo. “Non voglio rattristati chiedendoti del tuo dolore, non voglio diventare la tua confidente forzata, ti dico solo ci unisce una cosa molto grande, veniamo dalla stessa terra, proviamo ad andare d’accordo.”

Sono passati tre anni, andiamo d’accordo maè?

“Sara, non te lo ripeto più, o alzi la testa da quel maledetto tavolo o ti sbatto fuori dalla mia aula!” “’A maè, non lo potete fare sennò l’avreste già fatto.” La faccia della Franco si tinge di rosso, un’altra provocazione e lo farò davvero. Adoro litigare con lei, lo facciamo quasi ogni giorno, lei è l’unica che mi risponde a tono. Con il nervoso addosso, prende lo scialle se lo mette a mo’ di velo. “Uà maè, mi pariti propriu ‘a Maronna ‘ra muntagna.” Lei mi guarda e la rabbia le scivola via sentendomi parlare in calabrese: “Marò, figghia mia, si’ a prima chi non mi dici che paru befanedda.”