IL RICORDO. Quando il prof Enrico Costa mi scelse come suo amico

IL RICORDO. Quando il prof Enrico Costa mi scelse come suo amico

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Ho accettato, forse con presunzione, di parlare del professor Enrico Costa in occasione del Pellaro Libri estate 2019. Andando alla ricerca di documenti e ricordi ho scoperto quasi subito quanto per me fosse difficile, per diversi motivi.

Difficile e ripeto, presuntuoso, parlare di lui ad altri.  Cosa avrei potuto raccontare di nuovo, che già non si sapesse?

Sarebbe stato banale riepilogare il suo curriculum, i riconoscimenti che ha ottenuto, descrivere il suo pensiero lungimirante, le sue opinioni sempre meditate e fortemente sostenute con chiunque e contro chiunque.

Per cui alla fine ho deciso di raccontare come lo conobbi. Mi chiese l’amicizia su un social in occasione di un serrato scontro virtuale sviluppatosi sotto a un piccolo testo da me postato su un social ai tempi del modello Reggio. Perché era vicino alla mia posizione, mi disse, ma soprattutto perché gli era piaciuto il mio modo di gestire la discussione, fermo ma non fazioso (parole sue).

In realtà in quell’occasione il professore, tra l’altro ancora inesperto dell’ambiente social, era entrato a gamba tesa come (ne ebbi conferma in seguito) solo lui sapeva fare, azzerando gli sforzi che avevo fatto fino a quel momento per mantenere su un binario corretto la discussione che, messi da parte i toni accesi, aveva comunque una sua dignità, sia per l’argomento che per i partecipanti.

Io avevo rimproverato un po’ tutti, compreso lui che per me in quel momento era semplicemente un signore che voleva dire la sua. Non avevo capito chi fosse e meno male, perché se lo avessi capito probabilmente non mi sarei permesso e mi sarebbe rimasta per sempre un’opinione sbagliata su di lui.

Dopo un periodo di amicizia virtuale (una volta si sarebbe detto epistolare, benedetti social) me lo ritrovai, a sorpresa, alla presentazione di un mio romanzo, seduto in prima fila con il libro in mano; ricordo ancora il brivido che provai quando lo vidi avanzare verso i primi posti della piccola platea!

Per quell’occasione postò poi, sempre sul famoso social, una foto che lo ritraeva all’evento con la didascalia: “in prima fila a sostenere l’amico Pasqualino Placanica.”

Ecco, fu in quell’occasione che divenni ufficialmente suo amico, che gli strinsi la mano, che sentii la sua voce dal vivo. E, forse non ci crederete, ma più di uno vedendolo là o leggendo quel post ne rimase meravigliato: “come, tu conosci il professore Costa?”

Forse avendo più tempo a disposizione essendo in pensione, aveva rivolto le sue energie fisiche e mentali alle belle arti, non più da insegnante, ma da appassionato cultore e artista vero e proprio, con i risultati che abbiamo visto nei suoi libri e nelle sue meravigliose poesie.

Ci incontravamo spesso a eventi letterari, sederci vicini era ormai una consuetudine.

Una sera, al termine di una presentazione mi chiese: “Senti un po’, hai la macchina?”

“Certamente professore, vuole un passaggio? Con grande piacere.”

“Sì, vorrei un passaggio, a una condizione però: mi devi dare del tu, sennò sulla tua macchina non salgo!”

Non guidava, non ne conosco il motivo; a Pellaro Libri sia in estate che in inverno, credo di averlo accompagnato sempre io esclusa forse la volta in cui sono stato ospite anziché spettatore.

Mi mancano le lunghe chiacchierate che facevamo, in cui lui parlava e io quasi sempre ascoltavo e basta, non perché egli fosse un prevaricatore, bensì perché così mi veniva, naturalmente.

“Mentiti ch’i megghiu ‘i tia e fanci ‘a spisa” recita un antico proverbio; ecco, mi rendo conto di averlo applicato, anche se non volutamente, alla perfezione con il professore, traendone grande vantaggio.

Condivido i suoi stessi principi sacri e assoluti di dignità, onestà, accoglienza, tolleranza, umanità.

Ci ha lasciati un uomo per bene, un galantuomo, intellettuale raffinato che, seppur non reggino di origine, ha scelto di rimanere a Reggio anche dopo la messa in quiescenza, nella città in cui ha lavorato per decenni, continuando ad essere protagonista indiscusso degli ambienti intellettuali locali. Il professore Enrico Costa merita senza alcun dubbio di essere annoverato nel glorioso elenco di personalità di rango che hanno dato lustro al nome della nostra città.