LA RECENSIONE. Il posto del vento, di Mario Alberti (Città del Sole)

LA RECENSIONE. Il posto del vento, di Mario Alberti (Città del Sole)

vento

Essere testimoni di un luogo cosi’ indefinito non è affare da poco. Una pagina dietro l’altra mi sono chiesta  come mai la voce che racconta  il  posto del vento  è tutta al femminile. Un femminile che abita dei luoghi che sanno d’assenza, di latenza. Un’assenza che non è sinonimo di vuoto, ma al contrario contiene  storie che aspettano d’essere raccontate, è traccia di una mancanza, è custode di affetti delicati o di passioni efferate. Seguendo il profumo di menta , che apre il primo racconto,  Mario Alberti ci guida con passo pacato attraverso mondi umili, silenziosi, sospesi in un tempo eterno.

Lungo il percorso, spingiamo l’uscio dell’intimità, poco a poco, porta dopo porta, ed incontriamo personaggi femminili dagli  affetti intensi. Siamo accompagnati, con garbo e rispetto, nello spazio segreto, quello più nascosto, quello di dentro. E’ uno spazio riservato, che non ha alcun bisogno di  mostrarsi sulla  pagina di un  reseau sociale. Esente da stagnanti vanità.

E’ un libro controcorrente quello di Mario Alberti, dove la focale è spostata verso l’ascolto paziente, quello della curiosità empatica, del delicato pudore, della dimensione interiore, dell’elogio della lentezza.  La realtà esterna è, nel racconto, prologo verso l’accesso alla   realtà interna dei personaggi.  Il vento sembra chiudere una latenza,  per cantare il suo logos. Perché poi il vento ? Di cosa è portatore ? Della storia trasmessa a chi verrà al di là dei muri o quella che ci racconterà l’altro? E’ traccia del desiderio che porta in sé la vita, quello che non ha confini di spazio o di tempo? E’ collera che articola  infine le sue parole ? E’ un canto libero che sussurra una verità prorompente ?

**Mario Alberti, Il posto del vento, Città del sole ed., 2019.

*psicanalista