LA RECENSIONE. Al teatro Metropolitano Italia-Germania 4 a 3 (la partita del secolo)

LA RECENSIONE. Al teatro Metropolitano Italia-Germania 4 a 3 (la partita del secolo)

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“Sono venuta perché voglio capire come si possa coniugare la dinamicità di una partita di calcio con il palcoscenico di un teatro, per giunta piccolo come il dopolavoro ferroviario. E per sentire come si possa accostare una partita con la musica dal vivo di una band della quale ho sentito parlare. Pare sia capitanata da un certo Sebastian Trunfio, che chiamano Vessicchio, e la cui cantante, certa Ally, sia nata con i capelli rosa. Infine, mi incuriosisce il binomio calcio-poesia. Una partita, pur essendo la partita del secolo, può paragonarsi all’arte, all’interpretazione, alla musica, alla poesia? mah, vedremo.

Alle 18.15 inizia lo spettacolo. In ritardo, cominciamo bene. Sono seduta in quarta fila, centrale, ho comprato il biglietto in prevendita e così ho potuto scegliere un posto comodo.
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All’inizio, non capisco bene l’impostazione. Vedo Antonio Calabrò e Nino Cervettini alternarsi sul palco in staffetta, quali Mazzola e Rivera, e dare vita ad un racconto che mi riporta indietro nel tempo, anche se a quel tempo ero ancora una bambina. Poi, la commedia. Tre famiglie di emigrati in Germania, a Düsseldorf, che si riuniscono davanti ad uno schermo che gracchia la partita con la voce di Nando Martellini e danno vita ad uno spettacolo esilarante, intervallato da incursioni filosofiche e/o riflessive a cura degli stessi componenti delle famiglie.
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Bolliti, Cunzati, Kartoffen, i cognomi delle tre famiglie, le prime italiane e la terza tedesca, come si evince facilmente. I Bolliti sono Cesare Sant’Ambrogio, Rita Nocera, Daniela Mazzeo e Valerio Stancati, i Cunzati sono Umberto Aguglia, Anna Rita Fadda, Federico Pugliese e Giovanni, il piccolo di casa L’Amaca, giovane virgulto appena entrato in compagnia e già capace di monologhi di certo rispetto. I Kartoffen sono Mariella Romeo e Giorgio, anch’egli appena sbarcato al Metropolitano.
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A questo punto, sono completamente assorbita dalla narrazione, mi sembra persino di sentire l’odore della frittata di cipolle della sig.ra Mela Bolliti, che pare sia paradisiaca; mi concentro per immedesimarmi ancora meglio nello spirito patriottico di chi, lontano dal suo paese da anni, grida a gran voce la sua italianità con un ‘goaaaaallll’ o con un’esternazione variopinta.
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Le odi a Gigi Riva cantate da Anna Rita sono vera poesia. Lui e gli altri campioni di quel tempo danzano sul palco insieme agli interpreti, sulle note dell’Amaca Band. Insomma, mi sono fatta rapire dall’entusiasmo, ho smesso di farmi domande e mi sono ritrovata a cantare “la leva calcistica della classe ‘68” insieme a Nino Cervettini, che stasera rivela anche le sue doti canore.
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Beh, devo dire che mi è piaciuta ‘sta commistione calcio-musica-interpretazione-poesia, forse dovrei smettere di farmi tante domande e sedere semplicemente a godermi lo spettacolo.
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Farò così il 17 novembre, quando verrò a vedere l’omaggio a Pino Daniele, che poi sarebbe domenica prossima, e non mi farò commuovere da una canzone, quella volta sarò spietata e cinica nel mio commento.

Ed è così che dovrei fare, anche nella vita.

Sedermi e godermi lo spettacolo, senza troppe domande. Tanto poi le risposte arrivano, a ben osservare, durante, o alla fine della storia.”
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Tratto da un’intervista alla prof.ssa Valentina Criticante, che, come è noto, da quando è in pensione gira i teatri della provincia a caccia di qualcosa da criticare.
Foto di DocGian Luca