ASPROMONTE LA TERRA DEGLI ULTIMI. Da Calopresti un film manifesto per la Calabria di oggi

ASPROMONTE LA TERRA DEGLI ULTIMI. Da Calopresti un film manifesto per la Calabria di oggi

calopresti

Questa non è una critica ad un film, una cronaca, ma una presa d’atto e un invito a ritrovare una comunità.

Giovedì prossimo nella sale italiane, preceduta a Reggio Calabria dall’anteprima nazionale, arriva sugli schermi l’ultimo film di Mimmo Calopresti “Aspromonte-La terra degli ultimi” girato in Calabria e che affronta temi oggi glocali.

Io di questo film sono stato testimone partecipe. Eravamo saliti ad Africo vecchio nell’estate del 2018 rispondendo alla chiamata del presidente della regione Mario Oliverio,  che con l’iniziativa “Gente in Aspromonte” appellava a raccolta scrittori, giornalisti e registi calabri per narrare la nuova Calabria. Tre giorni intensi densi di confronto e di riperimetrazione di un luogo maledetto ma fondante. Il libro di Stajano, le storie di Rocco Palamara tornate ai nostri pensieri grazie al romanzo di Gioacchino Criaco, la celebre foto della scuola di Tino Petrelli che nel 1948 mostra i ragazzini di Africo a piedi nudi e erano il nostro contesto da cui riavvolgere il nastro della discussione e del nostro nuovo racconto,

Mi sono occupato di aiutare gli organizzatori per far giungere in quella sperduta ma simbolica contrada la gente di cinema adeguata alla discussione e alla convivenza. La new wave cinematografica calabrese offre molto grazie alla rifondata film commission. Ma sapevo che Mimmo, regista della generazione precedente, quella della diaspora migratoria, sarebbe certamente venuto.

Mimmo di Polistena, figlio di sarto del Sud e metalmeccanico del Nord, autore cinematografico all’esordio ha combinato la sua estetica tra Torino (la città più calabrese d’Italia) la Roma del cinema, la Francia molto ben frequentata e le radici  calabresi che sono una costante della sua poetica anche quando non preferisce il rumore del mare o di concedersi una grande abbuffata di Calabria. E questa volta l’autore si è messo di lato favorendo il quadro d’assieme.

Mimmo ha preso la parola ad Africo Vecchio. Ma è andato anche molto in giro per i sentieri, le strade, le case abbandonate. Ha immortalato una statuta di roccia che sembrava il volto di Et. Ha scoperto un libro di un altro Criaco, Pietro, che gli dava in mano una storia da plasmare alla sua sensibilità con “Via dall’Aspromonte”

Mimmo il regista ha proposto il progetto ad un altro calabrese. Fulvio Lucisano è uno dei grandi produttori che ha reso magnifico il cinema italiano. Ho avuto la fortuna di collaborarci e ne conosco le grandi capacità. La calabresità positiva è per lui una stella polare. Sua nonna era di Santo Stefano dìAspromonte. Ha dato piena fiducia a Mimmo contro tutto e tutti. Ed ha accettato anche di interpretare un ruolo  chiave della storia.

Mimmo Calopresti l’8 ottobre del 2018 scrive nella chat di “Gente in Aspromonte”: “Io vi ho preso in parola per cui dal 22 ottobre comincio un film in Aspromonte. Senza ‘ndrangheta solo insieme al popolo calabrese”. Con la sceneggiatrice Monica Zappelli , quella de “I cento passi” hanno scritto bene e trattato ancora meglio.

Sono andato sul set tra Ferruzzano e Africo e quando sono arrivato e ho visto decine di lazzari lacerati che costruivano una strada in mezzo alla campagna ho detto al regista: “Mimmo ma stai facendo il “Novecento” dei calabresi”.

Un entusiasmo cinefilo il mio. Aspromonte di Calopresti non è solo epica ma una favola western. Marcello Fonte clown poeta stralunato con il senso dell’istruzione ha festeggiato i suoi primi 40 anni sul set in una festa spontanea e meravigliosa. La maestra che viene da lontano è Valeria Bruni Tedeschi, che nelle sue fantasie da bambina sognava questo ruolo. Valeria che è nata attrice con Mimmo. E l’emergente Francesco Colella ha avuto il ruolo del protagonista, insieme a Marco Leonardi, Sergio Rubini e tutto il popolo di queste parti venuto a far quadrato a questa storia di ultimi.

Popolo dei margini, senza medici e istruzione, senza strade e che le strada se la costruiscono da soli in mezzo all’Aspromonte attirando l’attenzione dei media degli anni Cinquanta. Ma anche di uno Stato patrigno che ha sempre mostrato il ghigno duro come quello degli ufficiali stranieri e dei prefetti senza cuore in combutta con i don e gli “gnuri”.

Gli ultimi di Calopresti siamo noi. Non gli sfigati, la razza maledetta. Ma quelli che vogliono essere parlati ed essere narrati. L’evoluzione di una specie composita che ha dovuto scendere montagne ed abbandonare campagne per trovare un senso nel sapere stare al mondo. Io credo ci sia una strada da costruire nell’identità calabrese che assomma Calabrie e luoghi comuni e questo film io credo che ci indichi un movimento a saperla costruire separando il grano dal loglio.

Mimmo ha detto: “Gli ultimi sono coloro che non sono consapevoli della loro condizione esistenziale, perché disconnessi dal presente: è il cinema l’unico mezzo capace di donare loro la consapevolezza e la possibilità di riprendere il controllo sul reale, trasformando la realtà in verità.”

In questo troviamo utili domande al mistero di noi calabresi. Spesso ultimi come regione, spesso primi quando andiamo altrove. Andare a vedere questo film ci potrà dare delle risposte. Una strada da costruire. Quella di noi calabresi del XXI secolo senza più cappello in mano, schiena piegata e voglia di piangerci addosso.

*direttore Fondazione Lucana film commission