LA RECENSIONE. Il vocabolario Bagaladese, Francesco A. Romeo, Città del Sole

LA RECENSIONE. Il vocabolario Bagaladese, Francesco A. Romeo, Città del Sole

bagaladi

Nel corso dei secoli l’uomo ha sempre cercato di comunicare, soprattutto creando un linguaggio e dando un nome a tutte le cose concrete ed astratte, visibili e invisibili. La lingua è vita, è umanità, è pensiero. La lingua è a fondamento della civile convivenza. L’uomo nella sua aspirazione a migliorare è riuscito a risolvere un problema enorme. È stato capace di trasmettere il suo parlato non solo ai suoi simili con cui veniva a contatto diretto. Ha proiettato il suo pensiero nello spazio e nel tempo. Ha inventato il linguaggio dei segni. Ha collegato un suono ad un segno. Ha inventato l’alfabeto. Ha formato la parola, glocalmente “a palora”. Dall’universale al particolare.

Il linguaggio bagaladese ha le sue specificità, pur condividendo molto con i territori circostanti. Spicca il legame con San Lorenzo, si da creare quasi un binomio inscindibile. Questo chiarisce la prefazione di un laurentino. I due borghi limitrofi hanno condiviso i destini per tempo immemorabile. Sono solcati dal torrente Tuccio, che assiso in mezzo dispensa la sua linfa vitale ad ambedue. Donde la fertilità del suolo, che si esalta soprattutto nella insuperabile produzione dell’olio di oliva, veramente extravergine.

Perché un vocabolario? Si forma come esigenza di comunicare con la maggiore chiarezza possibile e in maniera inequivocabile il proprio pensiero. Ci sono vocabolari di ogni specie. Il vocabolario bagaladese si propone di evidenziare la specificità della parlata del bel borgo vallivo. Elencare tutti i vocaboli non è stato né semplice, né agevole. Il lavoro compiuto da Francesco A. Romeo è stato un lavoro difficile, tanto più meritorio in quanto si è dovuto lambiccare il cervello per trovare i lemmi che sono offerti a noi su un piatto d’argento. Interroga prima te stesso, poi gli amici, poi vai dai conoscenti, poi confrontati, poi discuti, ecc. Ha creato finanche un gruppo su Facebook per la raccolta dei dati e per precisare grafia e significato delle varie voci.

Tutto questo in assenza del supporto di una vasta produzione letteraria. Non ci sono libri scritti in bagaladese. Si trova soltanto qualche piccolo componimento. Poca cosa. Si è affidato alla memoria e alla tradizione orale. In assenza di scrittura la parola ha acquistato una posizione dominante e principale, Si è parlato di logocentrismo, cioè la parola (gr. Logos - parola) al centro. Per comunicare non usiamo, però, parole staccate. Si richiede di collegare due o più parole per fare una frase che abbia senso compiuto e logico. Si rammenta lo studio impegnativo dell’analisi logica. Abbiamo formato una proposizione. Se riusciamo ad analizzarla, abbiamo fatto un enorme progresso.

Dal vocabolario siamo quasi inconsapevolmente passati alla sintassi. Di questo in seguito. La pubblicazione è stata una manifestazione di affetto, mai venuto meno, verso il suo paese di origine, anche se costretto a vivere lontano, precisamente a Pisa, per motivi di lavoro. La volontà dichiarata è stata quella di salvare una lingua in via di estinzione. Il lavoro, quasi sicuramente non è esaustivo. Ci si augura che qualcuno raccolga il testimone e continui sulla strada tracciata. Per Bagaladi la riconoscenza e la gratitudine di questo dono prezioso si dovrebbe concretizzare come continuazione di percorsi culturali. L’autore talvolta sogna di leggere un libro di poesie o un romanzo o la storia locale nella propria lingua materna. Glielo auguriamo di tutto cuore.