Il Rinascimento, la Toscana e la Calabria di Barlaam e Leonzio Pilato

Il Rinascimento, la Toscana e la Calabria di Barlaam e Leonzio Pilato

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Che Firenze sia stata la culla del Rinascimento è qualcosa di sostanzialmente e universalmente riconosciuto da tutti e, cosa non secondaria, anche risaputo da tutti, indipendentemente dal grado di istruzione.

Buona parte del merito di questa diffusa cognizione deriva dal fatto che i toscani, e i fiorentini in particolare, non perdano occasione di ricordarlo a chiunque. Sia a livello personale che a livello istituzionale. Ed hanno ragione a farlo, è una cosa che inorgoglirebbe qualsiasi popolo. Il Rinascimento ha cambiato la storia del mondo, non è una questione italiana o europea, è stato un moto di rivoluzione culturale che ha permesso all’uomo di pensare a se stesso in modo diverso e successivamente di ragionare, comportarsi, in sostanza di vivere, in modo diverso. Grazie al Rinascimento l’umanità si è elevata, e non è retorica eccessiva. Rispetto a questo tutti dobbiamo essere grati alla Toscana e a ciò che ha rappresentato nella Storia.

Naturalmente il Rinascimento è stato un fenomeno che si è determinato grazie a molteplici cause e che ha avuto un periodo di “incubazione” naturale. Del resto è ovvio, nessun fenomeno di una tal portata sorge come un fungo in una notte.

Una delle condizioni che resero possibile la fioritura rinascimentale fu lo sviluppo del cosiddetto movimento culturale dell’Umanesimo, ovvero quel sentimento di riscoperta della tradizione letteraria prima, ma culturale più in generale, dei cosiddetti classici, ovvero i testi latini e greci. E anche questo aspetto non è difficile da ritrovare, per esempio, nei testi scolastici e nella coscienza collettiva. Dunque senza l’Umanesimo, se Rinascimento fosse stato, sarebbe sicuramente stato qualcosa di assolutamente diverso da quello che noi tutti conosciamo e di cui, come italiani, dobbiamo andare fieri, perché probabilmente mai nella storia dell’umanità la Penisola ha influenzato il mondo come durante il Rinascimento.

Ma il sentir comune spesso si ferma qui. Per molti il ragionamento potrebbe finire così. Ed invece c’è un aspetto che, per quanto storicamente accreditato, non permea le coscienze collettive. Ed invece dovrebbe. Soprattutto quelle dei calabresi. Sì, perché se è vero che l’Umanesimo si è sviluppato anch’esso in Firenze, luogo da sempre e per sempre fertilissimo per il seme della cultura e del sapere, è altrettanto vero che all’epoca di Petrarca e Boccaccio (due delle personalità più influenti e determinanti per l’avvio del movimento umanista) a Firenze e dintorni nessuno conosce più la lingua greca. Iliade, Odissea, tanto per dirne due, ma molti altri pezzi fondamentali della scoperta classica non sarebbero stati fruibili da nessuno in “occidente”, perché nessuno avrebbe potuto tradurli disconoscendo il greco antico. E allora ecco il ruolo della Calabria. I maestri dei Maestri erano due monaci calabresi di Seminara. E non è un caso che lo fossero. Non si tratta del solito schema per cui i calabresi fuori dalla loro terra riescono ad eccellere. Questo nella storia (e nel presente) della Calabria è più regola che eccezione. In questo caso è invece proprio la Calabria ad essere determinante. Perché le vicende successive alla divisione tra Impero romano d’Occidente e d’Oriente, la divisione della Penisola conquistata da popoli diversi, la Calabria  bizantina, il legame tra le diocesi calabresi e il patriarcato di Costantinopoli, la guerra iconoclasta che infuriò nel mondo bizantino con relative persecuzioni, le avanzate dei mussulmani in Oriente, crearono varie andate di monaci che, tutti, trovarono nella terra di Calabria il luogo ideale per ricevere riparo e ricominciare una vita. Questa storica funzione della Calabria creò le condizioni per cui Barlaam il monaco e il suo discepolo Leonzio Pilato, entrambi di Seminara in provincia di Reggio Calabria, avessero gli strumenti culturali per dischiudere al resto della Penisola le porte della cultura greca e della sua lingua. E, senza il recupero della cultura greca, da affiancare a quella romana, lo stesso concetto di classicismo non avrebbe potuto essere uguale. In sostanza la Calabria ha avuto nella storia un ruolo determinante grazie alla sua, evidentemente atavica, vocazione a terra di approdo e conforto.

Per concludere, se è vero che Firenze fu la culla del Rinascimento, è altrettanto vero che la legna utilizzata per costruire quella culla veniva dalle ricche montagne calabresi, dove la vita monacale (e il suo indiscusso ruolo di protezione e trasmissione della cultura) furono custodite per anni fino al momento in cui si crearono le condizioni per dare vita ad una nuova fase per il mondo: il Rinascimento. Non furono le qualità del singolo ad essere determinanti. E’ stata invece la storia comune di un popolo. Di questo i calabresi dovrebbero andare fieri.