SCENARI. E il Covid spinge la scuola dentro il terzo millennio

SCENARI. E il Covid spinge la scuola dentro il terzo millennio

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Il Covid ha lasciato una montagna di questioni economiche nel nostro Paese. Per contrastare le drastiche cadute, nel PIL e nell’occupazione, si sono messe in moto politiche straordinarie a livello europeo e nazionale: MES, Recovery fund, ed altro. Il Covid è stato uno dei più gravi momenti nazionali, segnato da una scia di morte che i camion militari hanno scolpito in modo indelebile nella memoria collettiva. Questa drammatica situazione ha costretto interi pezzi del Paese a rimettersi in discussione.

Uno dei pezzi più importanti è il mondo della Scuola. Circa 900.000 insegnanti sono impegnati nei vari ordini e gradi. Il Covid ha fatto fare a questo mondo un formidabile salto di qualità. Non ci sono corsi di formazione che tengono: la modificazione culturale, l’incremento di conoscenza, il salto nelle competenze sono stati impressionanti.

L’utilizzo delle piattaforme, dalle più semplici alle più performanti, è diventato pane quotidiano. La preparazione di lezioni multimediali è stato un must ineludibile. La partecipazione a webinar è diventata routine. Insomma un salto spaventoso in tempo zero, e a costo zero per lo Stato. Salto che nessun Ministro, nessuna norma, nessun incremento salariale avrebbero potuto imprimere. Il mondo della scuola ha di colpo iniziato a parlare la lingua del terzo millennio. Certo c’erano già insegnanti attenti, scuole attente, ma erano comunque sperimentazioni, il Covid ha imposto un gigantesco passo in avanti a tutti.

Gli alunni si sono ritrovati a credere negli insegnanti, a vederli come riferimenti qualificati, come educatori che possano accompagnarli nella crescita. Il Covid ha permesso di abbattere barriere mentali che vedevano nei telefonini, nei tablet oggetti di gioco, da tenere al bando, nelle migliori ipotesi. Telefonini, tablet, PC sono diventati oggetti di lavoro, hanno mutato il loro ruolo nella scuola.

La California, Seattle, San Francisco e la Silicon Valley, Los Angeles con UCLA e Berkeley, sono ad un passo. I 900.000 insegnanti hanno spinto gli 8 milioni di studenti nel terzo millennio. La telematica, i social sono diventati centrali per lo sviluppo culturale. Bambine e bambini, ragazze e ragazzi hanno imparato in poche ore dell’esistenza di un Nuovo Mondo. Le telecomunicazioni, il web, i molteplici device hanno assunto una nuova veste, non più solo videogioco e social, ma Scuola e Lavoro.

Adesso dobbiamo chiederci se gli apparati italiani saranno in grado di gestire questa rivoluzione culturale, o scateneranno una controrivoluzione. Gli apparati vanno dal Governo, al Ministero dell’Istruzione, dai sindacati ai dirigenti scolastici, dai giornali agli editori. Un sistema di apparati, di cappe che bloccano il Paese. Certo in questi apparati ci sono persone attente, sindacalisti, dirigenti, giornalisti, ma il sistema apparati crea la cappa. Il Covid ha obbligato a squarciare questa coltre, ha fatto passare quei raggi di luce che hanno illuminato l’Italia che l’hanno spinta a vedere, quasi a toccare il Nuovo Mondo. Adesso gli apparati si sono rimessi in moto. Le gerarchie –saltate con il Covid- si sono ricompattate. Le retoriche una volta gentiliane e crociane, adesso delle sinistre al cachemire e delle nuove destre, si sono rimesse in moto. Ma sarà difficile bloccare questo fiume di energie che ha irrigato il nostro sistema scolastico.

Si torna a scuola e del Covid gli apparati provano a mantenere gli aspetti burocratici. Non si riesce a coltivare questo nuovo rapporto che si è creato tra studenti, insegnanti e famiglie. Cito un problema che sarebbe stato facile affrontare e risolvere continuando in questo sforzo di modernizzazione del Paese cui siamo stati obbligati. Si torna a scuola e si ripropone il consueto problema degli zaini pesanti. Dalla prima elementare all’ultimo anno di superiore gli zaini affardellati definiscono i trasferimenti casa scuola e viceversa. Poteva essere l’anno del salto di qualità: abolizione dei libri di testo e sostituzione con gli ebook. Scelta che andrebbe incontro a tutte le migliori prassi di sostenibilità: risparmio di carta, risparmio di peso, disponibilità sia a scuola che a casa di tutti i testi, possibilità di inserire contenuti multimediali.

Per le fasce di istruzione obbligatoria è lo Stato che finanzia i libri di testo. Quindi è semplice effettuare la modifica e passare dagli oggetti fisici agli ebook. Perché non si fa questo passaggio? Anche dal punto di vista del lavoro l’Italia ci guadagnerebbe. Sarebbero necessari designer, creativi, film maker, montatori, sceneggiatori, musicisti, tante nuove professionalità per i nuovi libri di testo. Tanti giovani avrebbero possibilità di affermazione nei nuovi libri.

Stessi vantaggi se non decisamente superiori si avrebbero negli istituti superiori. Sarebbe subito eliminato il mercato storico dei libri usati. Il costo degli ebook sarebbe decisamente ridotto rispetto all’oggetto fisico. Si potrebbe pensare a libri prodotti dalle scuole. A programmi coordinati in cui parte del libro è quello acquistato e parte è quello costruito da ragazzi ed insegnanti. Gli istituti potrebbero creare biblioteche virtuali delle loro produzioni facilmente accessibili a tutti. Le bambine e i bambini, le ragazze ed i ragazzi avrebbero strumenti a disposizione adeguati al loro essere nativi digitali. Lungo questa strada troverebbero di nuovo i loro docenti, riconoscendoli subito non dalla gerarchia ma dalla loro modernità, non dall’autoritarismo ma dalla autorevolezza.

Abbiamo letto grandi firme nei giornaloni nazionali che propongono di non portare a scuola gli smartphone. Si mettano il cuore in pace tutti gli apparati vecchi e nuovi, l’Italia è il Paese che ha votato il divorzio senza dissolversi come tanti profeti predicevano. L’Italia è più avanti dei suoi apparati.

In questo quadro si dovrebbe necessariamente rivedere la politica salariale degli insegnanti. Senza scendere nel dettaglio, in media l’insegnante italiano guadagna la metà del suo omologo tedesco o olandese e circa il 20% meno dei francesi e degli spagnoli. Gli apparati non desiderano una visibilità degli insegnanti che metterebbe a repentaglio la coltre stesa sul Paese.

E qui le domande finali: una scuola che formi al terzo millennio, che proietti il Paese nella migliore competizione internazionale con insegnanti preparati e pagati, serve agli apparati? certamente no. Serve agli italiani? certamente sì. L’UE ci chiede pochi programmi chiari e precisi su cui convogliare le grandi risorse che si stanno ponendo in campo.
Perché non iniziamo dalla Scuola?
*Unimediterranea