LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. Malinverno, Domenico Dara (Feltrinelli)

LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. Malinverno, Domenico Dara (Feltrinelli)

dara2

«Quando venni al mondo avevo dodici anni, cinque mesi e centosessantaquattro ore. Perché non nasciamo il giorno in cui vediamo la luce, nell’attimo in cui braccia sconosciute ci trascinano nell’infinito e indecifrabile corso della storia, ma molto prima, quando il pensiero di noi si è insinuato nella mente ancora libera di uomini e donne, quando il nome d’un essere inesistente appare nell’orizzonte sfumato d’una vita possibile. Siamo fatti di pensieri più che di carne, e quei pensieri ci vengono distillati nel sangue dalle idee di chi ci ha voluti, così che noi ereditiamo non solo il colore dei capelli o l’arrendevolezza degli sguardi o la cedevolezza del cuore, ma anche le illusioni, le speranze, i rimpianti della nostra ascendenza.»

Se tutti i viventi sono “storie”, pensate prima del loro nascere e poi “fissate” nella memoria di chi sopravvive, gli abitanti dell’immaginario paese calabro di Timpamara sono quasi personificazioni o controfigure di personaggi letterari. Centro di una cartiera e di un maceratoio di libri e giornali, Timpamara è popolato da decine di «Marselprù, Volfango, Faustino, Verter, Marcaurelio, Fiammetta, Ortìs, i fratelli Gargantuà e Pantagruèl. I nomi variavano in base ai gusti, ma anche in base alla provenienza dei libri portati al macero. Quando arrivarono i camion di una fallita libreria specializzata in spartiti musicali, a Timpamara ci fu un fiorire di Valchiria, Brunilde, Armida, Otello, Desdemona, mentre la bancarotta e il conseguente macero di una casa editrice di atlanti geografici provocarono un’ondata di Adelaide, Ginevra, Gorizia, Loira, Galizia, Cracovia, Lisbona.»

Astolfo Malinverno, «nato da suggestioni balzachiane e nomato per approssimazioni ariostesche», è il bibliotecario di Timpamara ed è anche il guardiano del cimitero: due dimensioni che troveranno un’unità profonda quando viene irresistibilmente attratto da un’immagine su una tomba: «Sentii provenire da quell’immagine come un’aria di tristezza autunnale, di mondi che sfioriscono, la mestizia delle vite sciupate e dei sogni mancati. Uno scatto vecchio, di anni imprecisati, e tuttavia il volto era nitido, magnetico, e mi si fissò tanto nella mente che, quando ripresi la lettura, mi bastò immergermi nel grondante disincanto delle pagine per associare quasi naturalmente alle fattezze della sconosciuta quelle dell’eroina di Flaubert. Da quel momento, Madame Bovary ebbe per me il volto di quella foto, l’anima affine d’un essere umano nato per il cielo ma dannato alla terra, zoppa nell’animo come io nel corpo. Le diedi così per sempre il nome a me caro, Emma Rouault, sepolta nel cimitero di Timpamara.» Ne segue una vicenda in cui si intrecciano silenzi, passione, gelosia, ansia e tenerezza fino all’aurorale illusione che l’amore possa svilupparsi nella sua carnale concretezza. Resterà, dopo il dramma personale e l’alluvione che colpisce entrambi i luoghi del suo lavoro, la certezza che «se il destino dei libri è morire come esseri viventi, anche gli uomini, quando smettono di respirare, non diventano che storie.»

Con Malinverno, edito da Feltrinelli – terza prova narrativa dopo i pregevoli Breve trattato sulle coincidenze e Appunti di meccanica celeste, entrambi editi da Nutrimenti ed ambientati a Girifalco, altra faccia di Timpamara – Domenico Dara si conferma tra gli scrittori più interessanti del nostro paese. La padronanza dello stile fa sì che Dara non cada mai nell’horror, nel grottesco, nel comico che autori di minore talento rischierebbero, e resti come sospeso in una sorta di dimensione onirica e/o magica, percorsa tutta da un tono elegiaco, da una malinconia che, conscia della fragilità degli uomini destinati alla morte, fa un monumento delle loro storie. Perché non solo l’immaginario Astolfo di Ariosto, ma anche il così poco eroe Astolfo Malinverno, diventa eterno, diventando una storia.

*Domenico Dara, Malinverno, Feltrinelli, pp302, euro 17