LA STORIA. La ricotta di Motta e l'imprevedibile virtù dell'ignoranza

LA STORIA. La ricotta di Motta e l'imprevedibile virtù dell'ignoranza

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Si dice che, molto tempo fa, quando ancora il territorio reggino era suddiviso in Motte, una di queste in particolare, quella di Sant'Agata, fu oggetto dell'attacco dei temibili Saraceni. Motta Sant'Agata possedeva solo un piccolo sbocco sul mare (corrispondente all'attuale spiaggia della "Sorgente", nei pressi della foce della fiumara del Sant'Agata), e per questo riuscì a tenere testa agli invasori per diverso tempo, arroccata nei suoi fortini montani abitati perlopiù da umili contadini e modesti allevatori di bestiame, con mogli e figli al seguito.

Ma i turchi, esperti di strategie di guerra, sapevano che, attendendo con pazienza al di fuori delle mura ed impegnando la cittadella in un'insperata quanto sfiancante difesa, gli abitanti si sarebbero arresi per sfinimento una volta terminate le loro provviste.

D'altro canto, dall'altra parte delle mura già in tempi felici si stentava a portare qualcosa in tavola a causa della terra inclemente, figurarsi nel corso di un attacco nemico, con tutti gli uomini impegnati a far fronte alle razzie dei Mori e con i campi e gli animali che, nella migliore delle ipotesi, erano stati abbandonati da tempo per la mancanza di forza lavoro.

Eppure sembrerebbe vero che tempi difficili forgiano uomini forti, poiché, quando tutto sembrava ormai perduto e la resa prossima, i santagatini si ingegnarono e misero in atto la soluzione più rischiosa e bizzarra, che, fortunatamente per loro (e probabilmente anche per voi che state leggendo questo articolo, dato che sono sicuro che trovereste almeno un abitante dell'antica Motta nel vostro albero genealogico), funzionò alla perfezione.

L'idea era molto semplice: anziché utilizzare i massi, decisero di caricare le catapulte con ... ricotte!

Tutto questo, per quanto strano potesse sembrare, aveva un senso: questa mossa sarebbe servita a far capire agli invasori di essere ancora così tanto ricchi da potersi permettere il lusso di "regalare" del cibo anche a loro. L'amara verità implicava che, per produrre i latticini, dovesse essere utilizzato anche e soprattutto il latte materno di ogni puerpera presente all'interno delle mura della motta: una piano davvero folle, che sortì inaspettatamente gli effetti desiderati.

I Saraceni, infatti, convinti di aver protratto troppo a lungo quell'infruttuosa battaglia (anche i loro rifornimenti iniziavano a scarseggiare), attendevano soltanto il segnale di resa da parte degli assediati: nel momento in cui, invece della bandiera bianca, si videro recapitare dei "caci volanti", l'iniziale sorpresa fu presto sostituita dallo sconforto e dalla consapevolezza di aver affrontato una cittadella tanto florida da potersi concedere di sprecare le proprie scorte di cibo per allontanare un nemico.

Ai Saraceni, dunque, non rimase che consolarsi con il siero nostrano, e così, sbeffeggiati, ritornarono a vagabondare per il Mediterraneo con la coda tra le gambe.

Mentre a Motta Sant'Agata non era rimasto neanche un bicchiere di latte per festeggiare la vittoria..