REGGIO-SNaP - L'altro blues di Antonio Calabrò

REGGIO-SNaP - L'altro blues di Antonio Calabrò

SNAP      di FRANCESCA RAPPOCCIO - Presso la sede dell’associazione culturale SNaP si è svolta la seconda presentazione ufficiale di “Reggio è un blues”, terza opera dello scrittore reggino Antonio Calabrò edito Disoblio Edizioni.

Ad accompagnare il nostro scrittore sul viale dei ricordi di una Reggio nostalgica erano presenti: Aldo Libri, Presidente dell’associazione SNaP, Fabio Cuzzola, professore e scrittore, la giornalista Letizia Cuzzola e l’editore di Disoblio Edizioni Salvatore Bellantone.

“Reggio è un blues” non è solo una raccolta di racconti, ma sono pezzi di storia di questa città vista con amorosi ricordi. È uno strumento che permette di conoscere storie e luoghi che sono diventati leggende per la memoria cittadina.

A iniziare questa “chiacchierata tra amici” come la definisce il nostro scrittore è l’editore Bellantone partendo da una riflessione: “Ma come siamo diventati?”. Con questa espressione dolorosa e per nulla retorica chiarisce la scelta di pubblicare libri che attestino la degenerazione morale e politica della città segnalando, come esempio ultimo, lo scempio e la devastazione compiuti a danno del Museo dello Strumento musicale. Il nostro dovere -aggiunge- è guardarci dentro ogni qualvolta non compiamo il nostro dovere, lì ha luogo il decadimento e il degrado. Però l’entusiasmo della speranza -continua- è uno degli elementi caratterizzanti la scrittura di Antonio Calabrò, quando racconta le vite intrecciate a dolori e speranze disattese nelle sue vesti di narratore-ferroviere.

Aldo Libri individua il tema dominante del libro, la nostalgia, facendo una carrellata di personaggi storici che hanno popolato le vie e le piazze di Reggio, come ad esempio il pescivendolo Peppinu nelle zona di Via Reggio Campi. Nella nostalgia -afferma- c’è l’istinto di ribellione, di ciò che poteva essere e non è stato. A ciò si ricollega l’intervento di Letizia Cuzzola, che si concentra sulla liquidità della memoria e con sincerità ammette che questa malinconica Reggio non appartiene alla sua memoria e di quelle generazioni arrivate dopo. Anzi, la Reggio di oggi è un affresco della memoria cancellata, in cui è più facile turarsi il naso e tapparsi gli occhi di fronte all’imbarbarimento della città. Poi valorizza nelle sue parole la capacità di Antonio Calabrò di essere blues per essere sempre un uomo che si mette in gioco e di inneggiare ai giovani non come gli accusatori e vecchi “Tromboni”, modelli di autoreferenzialismo. Non ci sono lamentele né giudizi o pregiudizi nei suoi scritti, giacché prevale lo strumento dell’ironia sulla lamentela.

Fabio Cuzzola interviene citando Camus “fedeltà alla bellezza e fedeltà agli ultimi”.

Il nostro scrittore, sostiene, è un romantico che ha sempre avuto il punto di vista degli ultimi, ne riconosce dolori e meraviglie. Certamente non in una visione marxiana, egli sceglie una parte e ne decide di raccontare la storia. Fabio Cuzzola esalta non solo le doti di scrittore, ma soprattutto quelle di grande lettore che si forma non solo studiando i libri ma vivendo per la strada.

In ultimo l’entusiasta Calabrò in un intervento stringato ma effettivo, ammette sinceramente la gioia nel sapere quanti leggano i suoi lavori. Indicando il titolo della sua precedente pubblicazione “Un libro ci salverà”, inneggia alla forza dirompente della lettura, alla capacità di formare coscienze; inoltre, evidenzia l’importanza del prolificare dei giornali on line che contribuiscono alla diffusione delle notizie e al dibattito delle idee.

Naturalmente per essere davvero una serata blues, l’incontro si è concluso con le note degli straordinari musicisti blues Domenico Canale e Walter Brancatisano che accompagnano i pensieri della Reggio blues, della Reggio del riscatto tanto agognata dal nostro scrittore e non solo.

Francesca Rappoccio