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Sindaco in Calabria. Don Luca tra cocaina e armi nel riposo eterno. di DOMENICO LUPPINO

Sindaco in Calabria. Don Luca tra cocaina e armi nel riposo eterno. di DOMENICO LUPPINO

mis          di DOMENICO LUPPINO* - Non ricordavo molto di don Luca e mai immaginavo che le nostre strade, io ancora vivo e vegeto e lui già da molto tempo nel mondo dei più, si sarebbero potute incrociare. Di lui, mi era rimasto qualche accenno di racconto, ascoltato da chi sa chi, che lo voleva di nobili origini. Quanto fosse vera questa storia, non mi è dato di sapere. Tuttavia, rammentando quello che doveva essere un vezzo più che una necessità di muoversi tenendo in mano un bastone di pregiato bambù, ed una qualche ricercatezza nel vestire anche se di abiti di antica fattura, poteva dirsi che era il reduce di una passata agiatezza economica e di status.

Nei miei ricordi di bambino ritrovavo un vecchio signore, di bassa statura e corporatura snella, dall’incedere svelto, quasi frenetico; come di uno che avesse mille incombenze da sbrigare e con un ghigno corrucciato perennemente stampato in viso.

Anni dopo la sua morte, seppi che egli era stato custode di alcuni importanti cimeli dei giorni in cui il generale Garibaldi passò da queste parti. Cimeli che, al trapasso di don Luca, morto praticamente solo e senza prole, non se ne seppe più nulla.

Ero stato nominato sindaco del mio paesello ed una mattina si presentò nel mio ufficio un signore molto distinto e dall’accento nordico. Dopo le presentazioni di rito, dalle quali venne fuori che il tizio era un discendente di don Luca, e lo scambio di un po’ di convenevoli che, in questi casi essendo io il sindaco, erano quasi sempre rivolti ad esaltare le presunte antiche vestigia del borgo; si venne al dunque della visita.

Il mio ospite, che più o meno aveva la mia stessa età, mosso da chi sa quale intima curiosità, era in giro per le nostre contrade alla ricerca, lui definitivamente uomo del nord, delle proprie origini. Quindi, aveva fatto tappa da noi. Non avendo altro luogo dove recarsi per cercare tracce del suo passato familiare, si era portato presso il cimitero comunale. Giunto al cospetto del loculo del suo antenato, però, si era accorto di un particolare assai strano. L’intonaco che ricopriva i mattoni che chiudevano la tomba non aveva i segni del lungo tempo passato. Anzi, pareva essere stato messo la da pochissimo tempo. Inoltre, gli pareva strano, sebbene lui non ne avesse certezza, che mancasse una foto del defunto ed anche il fatto che il nome e le date (di nascita e di morte ) del povero don Luca, erano state scritte a mano, con andare incerto, sulla malta ancora fresca.

Ammetto che il giallo, sin da subito, mi intrigò parecchio. Così che, dopo avere svolto tutte le noiosissime, ma necessarie, verifiche del caso per sgombrare il campo da ogni ipotesi che quella tomba fosse di qualche altro, si decise che bisognava vedere quello che ci stava dentro.

Devo dire, che la mia eccitazione da “Sherlock Holmes dei poveri”, non era stata pienamente condivisa dai più del circo equestre Istituzionale che in questi casi deve essere messo in moto, e la cosa un po’ mi infastidiva. Si aveva l’occasione di uscire da quel torpore paesano estivo, carico della sola solita tensione, ma anche in quella occasione mi sbagliavo. Come dice il detto popolare, “il cornuto, anche un po’ allocco in questo caso, è sempre l’ultimo a saperlo”. Quando si giunse al giorno in cui si ebbero le autorizzazioni per aprire la tomba, forse per il caldo della giornata o per compatimento verso la mia poca perspicacia, qualcuno per accelerare le operazione, a mezza voce, cerò di farmi comprendere.

Don Luca era nella sua casa eterna e riposava in pace. “Il rispetto per i morti, da noi, non si è ancora perso”, mi venne detto. Su questo punto, a dire il vero, ebbi modo di ricredermi qualche tempo dopo. “ Non è un grande peccato”, mi venne spiegato, se di tanto in tanto, qualcuno faceva diventare don Luca il muto e affidabile custode di qualche segreto inconfessabile carico di soldi cocaina o armi. Giusto per non rendergli la morte troppo monotona!

*già sindaco di Sinopoli