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STORIA. Il pittore Andrea Cefaly e l'emissario segreto di Mazzini in Calabria

STORIA. Il pittore Andrea Cefaly e l'emissario segreto di Mazzini in Calabria

Giuseppe Mazzini e Andrea Cefalydi MARIO F. DE PASQUALE - Agire in fretta, e senza destare alcun sospetto.


Questo il pensiero fisso nella mente di chi, tra l'autunno del 1862 e il gennaio seguente, sigla quelle missive scritte con minuscola calligrafia, piegate e ripiegate fino a farne coriandoli e nascoste in un anonimo dischetto di latta. Sono lettere che hanno lo scopo di preparare il terreno, di accompagnare il messaggio di un altro mittente mai nominato se non col vago «l’Amico».

Chi le scrive, il mazziniano Agostino Custelli, conosce di persona il destinatario: è il calabrese Andrea Cefaly, pittore e patriota garibaldino. E' stato suo ospite presso l'antica casa di Cortale, nell'entroterra calabro, dove tempo addietro, in gran segreto, ha incontrato i repubblicani di Catanzaro e Nicastro.

«L’Amico», che sa di poter contare ancora su Don Andrea - un bell'esempio di calabrese generoso e testardo, tutto ideali e tavolozza, presso cui gli ardori del Sessanta sembrano non essersi sopiti -, chiede al fidato Custelli di contattarlo. Una volta ancora.

Perché rivolgersi al Cefaly? Perché di questo calabrese, i due mittenti, conoscono bene i trascorsi politici e le tradizioni familiari: un nonno, anche lui Andrea, aveva partecipato nel 1799 alla Repubblica Partenopea. E poi perché il Risorgimento, nei timori dei protagonisti di questa storia, rischiava di prendere una piega salottiera, spogliandosi definitivamente del suo spirito originario.

A poco più di un anno dalla proclamazione del Regno d'Italia, infatti, c’era già chi lamentava insofferenza verso un processo di unificazione ancora ben lontano dal perfezionarsi. Imperfetto non soltanto da un punto di vista meramente geografico: mancavano ancora all’appello Roma e il Veneto, ma prima ancora pareva che a venir meno fossero alcuni tratti salienti degli albori di quell’agognato rinnovamento politico. Prendeva piede l’idea, almeno in alcune frange dell’intellettualità italiana, che fosse necessario tenere vivi i vecchi sentimenti. La parte “nobile”, insomma. E poco importava, a chi certe idee le propugnava e metteva su carta, che queste potessero far saltare sudati equilibri e contorte trame politiche.

Giuseppe Mazzini - lui «l’Amico» mai nominato - è il primo ad accorgersi di questa necessità.

Il metodo scelto è quello di sempre: affratellarsi, rinfocolare gli animi, anche se distanti e dall’altra parte dello Stivale. Calabria compresa, perché in quell’autunno del 1862, la nostra regione, anche agli occhi degli osservatori meno attenti, non poteva più apparire come una terra troppo lontana dalle beghe politiche che in quei giorni animavano i circoli torinesi. Erano questi, infatti, i mesi che seguivano i “Fatti d’Aspromonte”, di Garibaldi fu ferito ad una gamba, dell'altezzoso colonnello Pallavicini di gattopardiana memoria, di italiani che combattono altri italiani e delle pressioni del governo perché si quietassero bollori patriottici alimentati da veterani garibaldini e mazziniani.

E fu proprio in questo contesto che al Cefaly giunsero queste lettere. Una tra queste, preziosissima, a firma dello stesso Mazzini, era accompagnata da una piccola fotografia del Genovese, che sarà poi custodita a mo’ di reliquia.

E Don Andrea, c'è da crederlo, non dovette tradire le aspettative in lui riposte dal Mazzini, se degli ideali repubblicani si fece assertore come deputato in Parlamento nella I e III legislatura, sempre spendendosi nell'opera di sensibilizzazione intorno alle condizioni della Calabria di allora.

Di questo pittore e patriota calabrese, che fu pregevole interprete della pittura napoletana dell’Ottocento e, soprattutto, animatore e padrone di casa di quella che passò alla storia dell’arte calabrese come la Scuola di Cortale, fucina di bei sentimenti tutti votati alla causa nazionale, si conservano alcune magnifiche tele di soggetto storico anche presso il Marca di Catanzaro ed una - mozzafiato, agli occhi inesperti di chi scrive - nella collezione della Pinacoteca Civica reggina. E sarà dunque anche a Cortale, presso la casa-studio dell’artista, che si formerà una generazione di intellettuali, capace negli anni tra Otto e Novecento di dare nuovo impulso alla scena culturale non solo catanzarese.