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L’ANALISI. Gratteri, lo scontro con la Chiesa e papa Francesco. ACQUARO

L’ANALISI. Gratteri, lo scontro con la Chiesa e papa Francesco. ACQUARO

GeM         di MASSIMO ACQUARO - La polemica tra il procuratore Gratteri e la chiesa calabrese ha radici lontane. Il magistrato, a torto o a ragione, ha sempre avuto parole severe nei confronti dei vescovi di Calabria e di quelli di Locri-Gerace, in particolare. Non dimentichiamoci che la Locride è il luogo in cui ha sede il santuario di Polsi che, per la quasi totalità dell’antimafia in Italia, è una sorta di covo di ndranghetisti perennemente all’opera a far riunioni e a somministrare riti di affiliazione all’ombra di un paganesimo selvaggio e feroce.

Crediamo di non sbagliare se affermiamo che nella sua lunga esistenza professionale e umana spesa interamente in quel fazzoletto di terra - e di lì in giro per il mondo per seguire le rotte delle ndrine - il Gratteri abbia visto uomini di chiesa troppe volte contigui ai boss, troppe volte ignari dei precetti evangelici, troppe volte muti e sordi di fronte al sangue versato nelle faide. A questa sua visione dei rapporti tra chiesa e ndrangheta Gratteri è rimasto fedele negli anni sino a pubblicare un libro e a rilasciare parecchie interviste che hanno dato luogo, come era inevitabile, ad un nugolo di polemiche e non solo in Calabria.

Tentiamo di mettere un po’ di ordine. Sin dai tempi di monsignor Bregantini e poi di monsignor Morosini la toga reggina non ha mancato di lanciare strali e accuse, tornando sul tema della contiguità e dell'infedeltà evangelica del sacerdozio calabrese. Poi l’elezione al soglio di Pietro di papa Francesco sembra averlo indotto ad aggiustare il tiro delle sue obiezioni ed ha più volte affermato che il pontefice rischierebbe la vita e che la mafia alla prima occasione potrebbe attentare alla sua incolumità per il coraggio delle sue posizioni.

L’obiettivo di questa sortita è chiaro: evitare che i vescovi calabresi si facessero scudo della “novità” di Francesco per affermare che non vi era alcuna ambiguità nella posizione della chiesa universale su questi temi. Gratteri ha fiutato quella che lui avvertiva come una furbizia clericale ed ha tirato fuori, in modo un po’ spericolato a dire della stessa sicurezza vaticana, che il papa fosse in pericolo per questo nuovo corso antimafia. L’esito mediatico era scontato come se avesse detto chiaro e tondo: “Io ho sempre tenuto questa posizione ed è il papa che converge sulle mie tesi, quindi voi parroci collusi non fate i furbi”.

Poi c’è stato il memorabile discorso di Cassano, la damnatio di papa Francesco verso tutti i mafiosi ed il viaggio a Campobasso nella sede di monsignor Bregantini, due gesti programmati ed eseguiti in così rapida successione da rendere evidente il messaggio: la posizione della Chiesa è una sola che a parlare sia il papa, Morosini o Bregantini o monsignor Galantino, segretario generale della Cei. Una risposta di compattezza di fronte al tentativo di chi voleva distinguere tra una chiesa “buona” ed una “cattiva”.

Qualcuno in Calabria dirà: ma figuriamoci se il Vaticano decide queste cose pensando alle posizioni di un magistrato. Ma chi lo fa sbaglia, e di molto.

Il peso del procuratore Gratteri agli occhi dell’opinione pubblica nazionale e non solo è davvero grande. E’ probabilmente nel book dei calabresi influenti in cima alla lista o nelle primissime posizioni, per un pelo non è stato ministro della giustizia e non è detto che il semestre europeo di Renzi non preveda per lui un prestigioso incarico internazionale. Non v’è settimana che non riceva premi, rilasci interviste, partecipi a convegni. L’ultima sua fatica, Male Lingue, ha appena ricevuto un’importante segnalazione su un quotidiano nazionale di rilievo. E’ chiaro, quindi, che la Chiesa calabrese abbia preso molto sul serio le sue parole, molto più di quanto egli stesso forse percepisca. Ed è altrettanto chiaro che, dopo la scomunica di papa Francesco ed il grave episodio dell’inchino di Oppido, sia arrivato il momento di una tregua e di una pacificazione, posto che nessuno ha interesse ad una polemica che rischia solo di avvantaggiare il comune nemico da battere, cioè il cancro mafioso.

Ora il prossimo 20 luglio, monsignor Francesco Oliva, vescovo eletto di Locri-Gerace, riceverà l'ordinazione episcopale nella cattedrale di Gerace con l'imposizione delle mani da parte del segretario generale della Cei, monsignor Galantino. Una cerimonia religiosa accanto l’abitazione di Gratteri che in quella splendida città vive da sempre. Ecco sarebbe straordinario vederlo lì, tra i fedeli, tra gli ultimi banchi come vuole il Vangelo ad assistere a quella funzione e, se vuole, a pregare per il pastore delle anime della Locride che hanno un disperato bisogno di pace e di speranza.